Rugby, Italia-Australia 7-26 azzurri ko contro aussie confusionari

La sconfitta di Padova arriva nonostante gli avversari abbiamo giocato male e siano stati per buona parte del secondo tempo chiusi in difesa.

Rugby, Italia-Australia 7-26 azzurri ko contro aussie confusionari

L’Italia perde contro l’Australia 7 a 26 nel terzo Cattolica Test Match di questo novembre. L’unica cosa da salvare, paradossalmente, è il punteggio. Si pensava, alla vigilia, ad un divario maggiore. Invece i ragazzi di O’Shea lasciano il campo con solo 19 punti di distacco, che sarebbero stati anche di meno se non gli fosse stata annullata una meta per fuorigioco, ma assolutamente regolare. Si era allora 0-0. Il vantaggio avrebbe cambiato il corso della partita? Dubitiamo.

Altra piccola nota positiva, l’aggressività espressa nella seconda frazione di gioco. Pensavamo che nell’ultima mezz’ora l’Italia sarebbe crollata, invece ha mantenuto il controllo del campo, anche se non è riuscita ad accorciare il divario. Bene Bellini.

Queste le note positive. Ma quelle negative sono ancora troppe e soprattutto sempre le solite. Non ci siamo decisamente in tutte le fasi di gioco. Quando sei nei 5 metri avversari non puoi lasciarti sfuggire dei punti, che sia la posta piena o solo un calcio. Invece non siamo mai stati in grado di concretizzare, neanche con un uomo in più. La meta di Bellini nasce da un infortunio dell’Australia, troppo sicura di se. Senza, avremmo chiuso senza punti.

Scelte discutibili quelle del capitano, almeno per quanto riguarda le punizioni a favore, nella seconda parte di gara. Abbiamo contato 4 penalty facili. Sarebbero stati 12 punti.. fate voi. Da dimenticare la giornata di capitan Ghiraldini anche nelle touche: perse tutte quelle che contavano e forse anche qualcosa in più.

Non bene anche nei punti di incontro. Tebaldi fa il suo, ma la palla esce sempre troppo lenta. Quando ci sarebbe da accelerare invece si perde tempo, lasciando schierare la difesa avversaria. Da qui una prevedibilità che a questi livelli fa la differenza.

“La sfida era giocare il secondo tempo con la stessa decisione messa nel primo – ha detto O’Shea -, ma con maggiore precisione in fase di possesso. Il match di oggi è un passo avanti per la squadra sotto molto punti di vista, soprattutto attitudinale, ma sono arrabbiato perché nel primo tempo abbiamo avuto 3-4 chance fondamentali, quella di Tebaldi in particolare era indubbiamente meta e questo avrebbe cambiato gli equilibri del match perché l’Australia aveva in quel momento molto pressione addosso. Dobbiamo certamente focalizzare il lavoro sui nostri errori, ma la strada è quella giusta”.

Riguardo rimessa laterale e punti d’incontro, al netto dei nostri errori concordo con Eddie Jones sul richiamo fatto alla necessità di trovare un unico metro interpretativo su certe situazione di gioco. Dobbiamo comunque guardare con lucidità a tutto quello che rientra nella nostra possibilità di controllo: le nostre decisioni di gioco, la disciplina, l’esecuzione, quelle sono le aree dove dobbiamo e possiamo migliorare, in vista degli All Blacks e del prossimo Sei Nazioni”.

Appare evidente che stiamo pagando un periodo di mancanza di talenti. Non abbiamo i giocatori di personalità in grado di lasciare l’impronta. Parisse, Castrogiovanni, per citarne due e non andare ancora più indietro ai Troncon e Dominguez. L’Italia al momento è questa, anche contro un’Australia confusionaria e sotto le attese. Inutile sperare sabato prossimo in qualcosa di diverso contro gli All Blacks. Mettiamoci l’elmetto e prepariamoci al peggio.

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