Il progetto R360 — una nuova competizione internazionale privata che punta a rivoluzionare il rugby mondiale — continua a far discutere. Ideato da un gruppo di investitori con l’obiettivo dichiarato di creare un torneo globale d’élite, con franchigie itineranti e stipendi elevati, R360 mira a raccogliere alcuni dei migliori giocatori e giocatrici del pianeta in un circuito indipendente dai campionati nazionali e dai calendari ufficiali di World Rugby.
L’iniziativa, presentata come una “lega spettacolo” capace di attrarre nuovi sponsor e pubblico televisivo, prevede inizialmente otto squadre maschili e quattro femminili, con partite disputate in grandi città del mondo e un sistema di reclutamento tramite player draft. Il format si ispira a modelli già sperimentati in altri sport statunitensi, con contratti centralizzati e forte impronta commerciale.
Tuttavia, il progetto non ha ancora ricevuto alcuna approvazione formale da parte degli organismi internazionali. E proprio la mancanza di dialogo con le istituzioni ufficiali del rugby ha spinto otto federazioni nazionali, tra cui la Federazione Italiana Rugby, a diffondere, nella giornata di ieri, martedì 7 ottobre, un comunicato congiunto che invita alla cautela chiunque stia valutando di aderire al nuovo circuito.
““In quanto gruppo di federazioni rugbistiche nazionali, invitiamo alla massima cautela i giocatori e i membri degli staff tecnici che stanno valutando la possibilità di unirsi alla competizione proposta da R360. Accogliamo con favore nuovi investimenti e innovazioni nel rugby, e sosteniamo le idee che possono aiutare il gioco a evolversi e a raggiungere nuovi pubblici; tuttavia, qualsiasi nuova competizione deve rafforzare lo sport nel suo insieme, non frammentarlo o indebolirlo.” – si legge nella nota firmata dalle federazioni di Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, Irlanda, Inghilterra, Scozia, Francia e Italia (delle prime dieci potenze mondiale mancano solo Argentina e Fiji).
Le federazioni contestano soprattutto la mancanza di garanzie riguardo alla tutela dei giocatori, alla compatibilità con i calendari internazionali e alla possibilità per gli atleti di continuare a rappresentare la propria nazionale.
“R360 non ci ha fornito alcuna indicazione su come intenda conciliare il proprio calendario con quello delle competizioni ufficiali, né su come gli atleti possano perseguire il sogno di vestire la maglia del proprio Paese”, prosegue il comunicato.
La dichiarazione congiunta evidenzia inoltre il rischio che un circuito chiuso e orientato al profitto “svuoti gli investimenti” destinati allo sviluppo del rugby di base e alla formazione dei giovani. Per questo, le federazioni annunciano che chi parteciperà a R360 sarà dichiarato ineleggibile per la nazionale.
Un segnale forte, che di fatto segna una linea di demarcazione netta tra il rugby istituzionale e l’iniziativa privata. Mentre i promotori del progetto assicurano che R360 sarà “complementare” e non in concorrenza con le competizioni esistenti, le federazioni ribadiscono che ogni evoluzione del gioco deve avvenire “in modo collaborativo e nel rispetto dell’ecosistema globale del rugby”.
