Chi guida un’azienda abituata a far scorrere il mondo o quantomeno parti di mondo … sa che il movimento non è solo una funzione tecnica, ma una cultura. È da questa consapevolezza che prende forma il racconto di Rulmeca nel podcast di SportJam dedicato alla BGY Airport Granfondo 2026. Protagonista è Marco Ghisalberti (nella foto sotto), presidente del gruppo, che restituisce con misura e lucidità il senso di un percorso industriale costruito nel tempo, dove le radici ciclistiche non sono un ricordo ma una grammatica ancora viva.
Ghisalberti ci parla dalla sede del gruppo industriale bergamasco, presente in 18 Paesi, leader nei sistemi di movimentazione, Rulmeca, ed entra nel racconto della BGY lasciando scorrere le parole. In un intreccio di storia aziendale, cultura del lavoro e passione per il ciclismo che ci fornisce un’immagine precisa: quella di un’impresa che si muove con la stessa logica di una corsa, tra radici solide e proiezione costante verso il futuro.

Il contesto è quello di un evento che in 28 edizioni ha costruito un’identità riconoscibile, capace di parlare a un pubblico ampio, non solo agonistico. Il perché sta proprio qui: nella capacità della granfondo di diventare piattaforma culturale, dove industria e sport trovano un linguaggio comune.
Radici ciclistiche e identità aziendale
L’intervista parte da un dato che non è solo simbolico ma fondativo. «È un po’ nell’origine di Rulmeca il fatto che si accompagnasse con una presenza della famiglia Ghisalberti nell’attività ciclistica amatoriale e dilettantistica». Un legame che affonda negli anni Sessanta e che attraversa la memoria aziendale.
Nella sala in cui si svolge l’intervista, tre maglie raccontano questa storia: una della Sedrinese, una rosa e una gialla, legate alla figura di Felice Gimondi. «Due provengono da Gimondi, donate a mio padre quando era dilettante». Non è nostalgia, ma traccia concreta di un percorso.
E infatti Ghisalberti lo chiarisce subito: «Non è un sentimento che sento particolarmente per il passato. Piuttosto consapevolezza del da dove veniamo». Una distinzione netta che diventa chiave di lettura dell’intero racconto.
Impresa e competizione: l’agonismo necessario
Se nello sport l’agonismo è una scelta, nell’industria è una condizione. «Come azienda abbiamo il dovere di essere agonisti, perché non siamo da soli sul mercato». Una frase che restituisce con precisione la postura di Rulmeca nel contesto internazionale.
L’analogia con il ciclismo è esplicita: «Abbiamo il dovere e anche l’orgoglio di essere in gara con altri e cercare di portare a casa qualche maglia gialla o maglia rosa». Qui il linguaggio sportivo diventa linguaggio industriale, senza forzature.
Ma la competizione, nel contesto della granfondo, assume un altro significato. «Non è l’obiettivo principale. L’obiettivo è vedere il maggior numero possibile di colleghi che abbiano voglia di mettersi alla prova». La sfida diventa esperienza condivisa.
Sostenibilità, persone e cultura del lavoro
Uno dei passaggi più significativi riguarda il concetto di responsabilità. «Qualunque cosa facciamo ha un’impronta sociale, ecologica ed economica». Una dichiarazione che sintetizza l’approccio contemporaneo dell’impresa.
Questo si traduce anche in iniziative concrete. Tra le più emblematiche, la messa a disposizione di biciclette assistite per i dipendenti. «È stata un’iniziativa che ha funzionato e che abbiamo ripetuto, per sottolineare che ci sono modi diversi di trasferirsi da casa al lavoro».
Non è solo mobilità, ma cultura. Un modo per rendere visibile una scelta e trasformarla in comportamento.
Inclusione e attenzione alle diverse abilità
Il racconto si allarga poi a un tema centrale, quello dell’inclusione. Rulmeca ha sostenuto per anni una manifestazione dedicata a ciclisti con diverse abilità. «È stata una delle iniziative più importanti in quel tipo di ambito».
Il riferimento a Luigi Galluzzi, ex corridore coinvolto nell’organizzazione dopo un incidente che ne ha segnato la carriera, restituisce profondità a questa esperienza. Non è un progetto accessorio, ma parte di una visione.
Allo stesso modo, l’attenzione alle dinamiche interne si traduce in scelte concrete. «Cerchiamo di garantire un ambito di lavoro il più possibile rispettoso delle differenze, dando alle persone opportunità simili». Un passaggio che lega sport, impresa e società.
Innovazione e proiezione internazionale
Nel racconto emergono anche i momenti chiave della crescita aziendale. L’inizio degli anni Settanta, con l’ingresso in un’azienda tedesca, segna l’avvio della proiezione internazionale. Poi l’inizio degli anni Duemila, con l’acquisizione totale di un concorrente storico.
Due passaggi che Ghisalberti definisce «molto significativi», veri punti di svolta nella storia del gruppo.
Ma la traiettoria non si ferma. «La proiezione sul domani è doverosa e fondamentale». Una linea che si rafforza attraverso la collaborazione con università e centri di ricerca. «La consapevolezza di non poter fare da soli c’è e ne avremo sempre più bisogno».
Sport, esperienza e visione
Nel podcast emerge anche una dimensione più personale, legata all’esperienza dello sport. «Mettersi in bici insieme, avere qualcosa da raccontare il lunedì successivo». Una frase semplice che sintetizza il valore della partecipazione.
E ancora: «Da soli, facendo fatica, vengono riflessioni che non esistono nella quotidianità». Qui lo sport diventa spazio di pensiero, non solo di performance.
La granfondo, in questo senso, è luogo di relazione. Un contesto in cui imprenditori, lavoratori e appassionati condividono lo stesso percorso, la stessa salita.
Lo spirito del tempo
Il momento storico è complesso, ma la risposta è chiara. «Non ricordo momenti facili. Adatteremo quello che dobbiamo adattare senza perdere di vista gli obiettivi fondamentali». È qui che emerge quella che lo stesso Ghisalberti definisce, senza esitazioni, «resilienza».
Una parola spesso abusata, ma qui riportata alla sua dimensione concreta: capacità di adattamento senza smarrire direzione.
Una citazione per chiudere
Il podcast si chiude con una citazione che sintetizza perfettamente il senso dell’intervista: «Se vuoi vincere medaglie corri i 100 metri, se vuoi un’esperienza di vita corri la maratona».
È una chiave di lettura che vale per lo sport, ma anche per l’impresa. E che, nel caso della BGY Airport Granfondo e di Rulmeca, diventa racconto condiviso di movimento, visione e tempo lungo.
