Uno egli aspetti positivi del gioco degli scacchi (ma vale anche per il gioco della dama) è che può essere praticato anche a livello agonistico dai giocatori ciechi, o se preferite non-vedenti. Nelle competizioni per questi giocatori è previsto l’utilizzo di una scacchiera speciale: il giocatore cieco infatti non si basa soltanto sulla sua memoria ma ha il diritto di ‘toccare’ i pezzi mentre gioca per aiutarsi a ricordare la loro posizione.
La scacchiera per non-vedenti ha le caselle scure rialzate di 3 o 4 millimetri rispetto alle case chiare in modo che siano distinguibili al tatto e sia possibile riconoscerne il colore. Ogni casella ha un foro al centro che consente ai pezzi – dotati di un perno alla base – di essere infilati e di stare perfettamente stabili quando toccati. Infine per permettere di distinguere al tatto i pezzi bianchi dai pezzi neri questi ultimi sono sormontati dall’equivalente di una capocchia di spillo.
Oggi l’attività dei giocatori di scacchi ciechi nel mondo è coordinata dalla “International Braille Chess Association” – IBCA. L’associazione è affiliata alla FIDE, la Federazione Mondiale degli Scacchi, dal 1964, ed è parte della International Blind Sports Federation (IBSF).
La IBCA nacque informalmente nel 1951 fondata dal giocatore cieco inglese Reginald Walter Bonham (31 gennaio 1906 – 16 marzo 1984) che aveva imparato a giocare a 16 anni e aveva preso parte, con ottimi risultati, a molti tornei con i giocatori vedenti; finalmente nel 1957 organizzò il primo torneo scacchistico internazionale per corrispondenza riservato ai giocatori ciechi. Al torneo parteciparono in 20.
Poi nel 1958 organizzò il primo torneo scacchistico internazionale per ciechi ‘a tavolino’, in pratica il campionato del mondo, che vinse. E finalmente nel 1961 venne organizzata la prima Olimpiade scacchistica per giocatori ciechi (a squadre), torneo che poi proseguirà negli anni.
L’organizzazione è cresciuta fino a raccogliere oggi più di 50 nazioni di tutto il mondo, Italia compresa, ed organizza regolarmente campionati mondiali ed europei, individuali e a squadre. Ogni nazione a sua volta organizza i propri campionati nazionali individuali e a squadre: in Italia l’ente preposto è l’ASCI, Associazione Scacchisti Ciechi Italiani.
Inoltre una rappresentativa di giocatori ciechi, composta da elementi di più nazioni, partecipa sotto la sigla IBCA alle Olimpiadi degli Scacchi organizzate dalla Fide. Il più famoso cieco appassionato di scacchi è il compianto cantante Ray Charles, che aveva tra gli avversari abituali Dizzy Gillespie. Stralciamo da ‘Selezione dal Reader’s Digest’:
“Che fa Ray Charles quando non canta? Con ogni probabilità gioca a scacchi. Charles è così abile negli scacchi che i componenti della sua orchestra definiscono ‘vittime’ i suoi avversari. Ma non c’è qualcuno che cerca di imbrogliare un non vedente? ‘Imbrogliare?’ dice Charles, ‘ma non puoi imbrogliare a scacchi. Non c’è modo di spostare un cavallo da una casella a un’altra fasulla. Li beccherei subito!’.
Charles vuota un sacchetto che contiene i 32 pezzi di legno appositamente torniti per lui e usa abilmente i polpastrelli per individuarne, uno per uno, la sagoma e la tessitura inconfondibili. “Adesso tutto è pronto per procedere. Questi sono gli scacchi neri – dice, indicando direttamente davanti a sé – e questi sono i bianchi, giusto?” Giusto.”
‘SIMULTANEE’ A OCCHI CHIUSI
Sin dalla sua diffusione presso gli Arabi, il gioco degli scacchi ha permesso ai suoi cultori di stupire i profani giocando partite ‘alla cieca’ cioè effettuate senza vedere la scacchiera.
Quando ‘alla cieca’ gioca un vedente questi può però far conto solo sulla sua memoria e non ha diritto ad usare scacchiere speciali: viene bendato (o volta le spalle agli avversari) e le mosse gli vengono dette a voce.
Per i giocatori vedenti che si esibiscono ‘alla cieca’ il massimo viene raggiunto nelle cosiddette ‘simultanee’, in cui il giocatore si batte contemporaneamente contro più avversari che ovviamente vedono benissimo la scacchiera.
Ci sono testimonianze storiche di giocatori arabi dell’ottavo e nono secolo dopo Cristo che riuscivano a giocare due partite contemporaneamente. Per esempio nel 1265, quindi proprio l’anno della nascita di Dante, uno di questi arabi, di nome Buzzecca, si esibì a Firenze: in una sfida pubblica affrontò i tre migliori giocatori della città in una simultanea su tre scacchiere, su due delle quali giocava ‘alla cieca’.
Il risultato finale fu di due vittorie e un pareggio a favore dell’arabo; l’avvenimento venne registrato dal Villani, che nella sua “Cronica” annotò: “In questi tempi venne in Firenze un Saracino ch’avea nome Buzzecca ed era il migliore maestro di giocare a’ scacchi, e in su il palagio del popolo dinanzi al conte Guido Novello giuocò a una ora a tre scacchieri co’ migliori maestri di scacchi di Firenze, con gli due a mente e coll’altro a veduta, e gli due giochi vinse e l’uno fece tavola, la qual cosa fu tenuta in grande meraviglia.”
Il record di Buzzecca era destinato a resistere per alcuni secoli, dato che fu ufficialmente battuto solo nel 1783 ad opera del grande giocatore francese Francois Andrè Danican Philidor. Nel luglio 1783, giocò tre partite in simultanea alla cieca e la cosa destò grande sensazione; l’avvenimento si svolse in Inghilterra, al Parsloe’s Chess Club di Londra e tale fu il successo che Philidor proseguì nell’esibizione per parecchi mesi.
Questo sforzo di memoria venne registrato come straordinario anche nella famosa “Encyclopedie” francese del periodo illuminista e spinse Diderot, medico di Philidor, a scrivergli da Parigi affinché smettesse con quelle esibizioni, poiché “è stupido correre il rischio di diventare pazzi per appagare la propria vanità”.
Il record di Philidor resistette per oltre settanta anni, per la precisione fino all’ottobre del 1857, quando (durante una giornata di riposo del torneo di New York) Louis Paulsen giocò in simultanea alla cieca quattro partite. Tre le vittorie e una sconfitta, quest’ultima proprio contro Paul Morphy, che pure giocava alla cieca. Paulsen e Morphy a questo punto fecero a gara per migliorare il record: alla fine del torneo di New York, Paulsen portò il record a cinque partite, realizzando quattro vittorie e un pareggio. Poi nel marzo del 1858 a Dubuque arrivò a sette. Nel 1859 fu Morphy a portare il record a otto partite con una esibizione a Parigi – sei vittorie e due pareggi – e poi con una esibizione a Manchester – sette vittorie e un pari. Da notare che Morphy nelle sue tante esibizioni alla cieca perse una sola partita, nel 1858 a Birmingham. Alla fine dell’anno Paulsen si riprese il record, giocando dieci partite a Chicago e due anni dopo, nel 1861, in esibizione a Londra arrivò a giocare dodici partite contemporaneamente senza guardare la scacchiera.
Furono necessari quindici anni perché il record fosse migliorato. Ci riuscì il polacco Hermann Zuckertort, che nel 1876 a Londra giocò ben sedici partite contro i migliori giocatori dell’epoca, o almeno ritenuti tali dalle cronache di allora (risultato finale: 12 vinte, 3 pari, 1 persa). Il record di Zuckertort durò per venticinque anni, poi fu migliorato dallo statunitense Harry Phillsbury, allora ventinovenne. Phillsbury, che era anche discreto giocatore di dama, si era già segnalato come giocatore alla cieca nel 1889, quando aveva giocato senza guardare otto partite a scacchi e due a dama (alcune fonti dicono invece che le partite furono 10 a scacchi e 10 a dama), nel mentre era impegnato a giocare a carte un incontro di whist. Nelle settimane successive Phillsbury si esibì a Chicago, dove giocò 16 partite (11 vinte, 4 pari, 1 persa) e a New Orleans, dove ne giocò 17 (10 vinte, 5 pari, 2 perse). Il 28 aprile 1900 a Philadelphia, Phillsbury portò il record di simultanea alla cieca a venti partite. Il risultato fu di 14 vinte, 5 pari e una persa in 6 ore e mezza. L’anno seguente migliorò ancora e salì a quota 21, in occasione del turno di riposo del torneo di Hannover; in tale occasione affrontò i giocatori più forti del torneo, tutti di categoria magistrale, concedendo loro di consultarsi e perfino di muovere i pezzi sulla scacchiera per analizzare la posizione! Il risultato di 3 vittorie, 11 pareggi e 7 sconfitte in 11 ore e mezza non fu quindi cosi negativo come vorrebbe la pura matematica.
A questo punto i più forti giocatori presero gusto a questo tipo di esibizione e gli assalti al record divennero sempre più frequenti. Nel 1919 ad Haarlem, il cecoslovacco Richard Reti giocò 24 partite (12 vinte, 9 pari, 3 perse) in 7 ore e mezza. Nel 1921 a Kaschau, Breyer ne giocò 25 (15 vinte, 7 pari, 3 perse).
A puntare al record fu poi la volta di Alexander Alekhine (piccola curiosità: nel 1923 Alekhine a Milano giocò 10 partite alla cieca e l’esibizione fu immortalata in un articolo da Massimo Bontempelli, come abbiamo ricordato nell’articolo sullo scrittore). Nel 1924 Alexander Alekhine giocò 26 partite (16 vinte, 5 pari, 5 perse, in 11 ore e mezza) e poi nel 1925 a Parigi arrivò a 28, con il risultato di 22 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte. Un risultato percentualmente migliore rispetto a quello di Reti che il 7 febbraio dello stesso anno aveva giocato a San Paolo (Brasile) 29 partite, ottenendo 20 vittorie, 7 pareggi e 2 sconfitte.
Nel 1931 ad Anversa, Georges Koltanowski, di origine belga ma poi naturalizzato americano, giocò 30 partite senza subire sconfitte (20 vinte, 10 pari). Ma nel 1933 a Chicago Alekhine arrivò a giocare 32 partite: 19 vinte, 9 pari, 4 perse il risultato finale, in 12 ore e mezza.
Intermezzo curioso. Nel 1932 lo statunitense Newell W. Banks (1887-1977), campione di dama, a Detroit aveva giocato 6 partite alla cieca a dama e contemporaneamente (non alla cieca) 75 partite a dama e 25 a scacchi. In circa 4 ore a dama vinse 65 partite, con 10 pari, mentre a scacchi ne vinse 22, con due pari e una persa. Delle partite di dama alla cieca ne vinse 4, con 2 pari.
Torniamo al record. Passarono quattro anni ed ecco il nuovo primato: 34 partite, 24 vittorie e 10 pareggi. Fu stabilito da Koltanowsky in esibizione ad Edimburgo nel 1937. Curiosità: nel 1952 Koltanowsky si esibì in una simultanea alla cieca a San Francisco: tra i giocatori c’era anche il famoso attore Humphrey Bogart.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il primato passò al grande maestro Miguel Najdorf, polacco di origine poi naturalizzato argentino, che nel 1943 a Rosario giocò 40 partite (36 vinte, 1 pari, 3 perse) in 17 ore e mezza e poi nel 1947 a San Paolo del Brasile ne giocò 45 in 23 ore e 40 minuti, con il risultato di 39 vinte, 4 patte e 2 perse.
Dopo tredici anni dall’esibizione di Najdorf, ovvero nel 1960, ecco dapprima l’ungherese Janos Flesch che a Budapest giocò 52 partite (31 vinte, 18 pari, 3 perse) in 12 ore e poi ancora Koltanowsky, che il 13 dicembre al Fairmont Hotel di San Francisco ne ha giocate 56, vincendone 50 e pattandone 6, in sole nove ore e mezza. Poi ad un certo momento di esibizioni alla cieca non si è più parlato, in quanto i medici avevano affermato che fossero troppo pericolose per la salute mentale.
Ma vediamo per concludere cosa accadde in Italia. Leggiamo una notizia tratta da ‘La Gazzetta di Treviso’, febbraio 1891.
“Il signor Beniamino Vergani ha tenuto al Caffè Roma di Treviso una accademia di 7 partite giocate simultaneamente senza vedere la scacchiera e vincendole tutte. La prodigiosa memoria e la lucidità di mente dimostrata in questa occasione dal signor Vergani destarono tra i numerosi spettatori il più vivo interesse e la più grande ammirazione. E lo stupore degli astanti raggiunse per così dire l’apogeo quando il Vergani rifece tutte le mosse di una partita per dimostrare al suo avversario gli errori commessi durante il gioco.
Noi crediamo che il signor Vergani sia il primo italiano che abbia giocato simultaneamente sette partite e lo segnaliamo alla ammirazione degli scacchisti”
Una esibizione eccezionale, ma che sembra sia stata preceduta da un’altra che però fu meno pubblicizzata: infatti su la Nuova Rivista degli Scacchi (sett-ott 1889) si legge che nel luglio 1889 il vicentino Fermo Zannoni (considerato il più forte giocatore italiano tra il 1880 e il 1890) di passaggio a Napoli giocò presso il locale circolo scacchistico “contro otto persone simultaneamente alla cieca ed in maggioranza ha vinto le partite e poche pattate”
Notizia riportata da ‘Arte Sebezia’ (rivista quindicinale che trattava di letteratura e arte) scritta dal segretario del circolo sig. C.Trudi che vi teneva una rubrica scacchistica.
Comunque sia, non sembra che poi ci siano stati incrementi nel numero degli avversari, fino a che si è avuta notizia che il record è stato migliorato dopo quasi un secolo, il 24 dicembre 1987, dal maestro siciliano Riccardo Gueci, che ha giocato una simultanea alla cieca contro 10 avversari (di categoria prima sociale e terza nazionale) in 5 ore e 40 minuti.
Adolivio Capece
