
Roma – In un interessante e approfondito articolo pubblicato dal quotidiano spagnolo El País, il giornalista specializzato Leontxo García ricostruisce con precisione la vicenda che ha scosso il mondo degli scacchi: la morte del grande maestro statunitense Daniel Naroditsky, trovato senza vita nella sua casa di Charlotte all’età di 29 anni, e le pesanti accuse di cheating che, da oltre un anno, l’ex campione del mondo Vladimir Kramnik gli rivolgeva pubblicamente.
Secondo El País, la tragedia di Naroditsky rappresenta “l’esito più estremo di un’onda di diffamazione” che attraversa oggi il mondo degli scacchi, dove sospetti e insinuazioni di barare con l’aiuto dei computer si moltiplicano, spesso senza uno straccio di prova.
Kramnik, campione del mondo dal 2000 al 2007 dopo aver raccolto l’eredità di Garry Kasparov senza però mai batterlo, ha negli ultimi anni preso di mira numerosi colleghi, giustificando le sue azioni con la necessità di “ripulire il gioco” e di “affrontare i veri problemi degli scacchi moderni”. Tuttavia, ricorda El País, non ha mai fornito evidenze concrete delle sue accuse.
Nel caso di Naroditsky, il grande maestro russo aveva addirittura citato presunti “studi statistici” sull’orientamento dello sguardo del giocatore americano durante le partite online, insinuando che potesse utilizzare un motore di analisi per ricevere suggerimenti sulle mosse. Naroditsky, stimato da professionisti e appassionati per la sua serietà e il suo stile sobrio, aveva risposto pubblicamente, cercando di dimostrare la propria innocenza e di placare la crescente pressione.
Purtroppo, spiega El País, le accuse sembrano aver avuto un impatto pesantissimo sul suo equilibrio psicologico. Nel suo ultimo streaming su Twitch, andato in onda il sabato precedente alla morte e poi cancellato, Naroditsky appariva visibilmente provato, fino ad addormentarsi in diretta. Subito dopo quella trasmissione, Kramnik aveva commentato sui social: “Tipico del mondo degli scacchi di oggi: tutti vogliono solo apparire bene e fingono che non ci siano problemi. Basta ipocrisia, serve affrontare la realtà.”
Il giorno successivo aveva rincarato la dose, alludendo al fatto che Naroditsky potesse fare uso di sostanze, e dopo la notizia del decesso aveva scritto: “Prezzo troppo alto da pagare, ma se ero l’unico a gridare sui problemi di Danya mentre i suoi amici nascondevano tutto, allora questo ambiente è marcio fino al midollo.”
Le parole di Kramnik hanno suscitato un’ondata di indignazione senza precedenti. Il numero 2 del mondo, Hikaru Nakamura, ha reagito duramente: “Lo ripeto, Kramnik può andarsene a f*****e. Può marcire all’inferno.” Il giovane talento indiano Nihal Sarin, 21 anni, ha invece espresso un pensiero condiviso da molti colleghi: “Le accuse infondate e le umiliazioni pubbliche che Daniel ha dovuto subire gli hanno provocato uno stress immenso. Quando figure rispettate diffondono insinuazioni senza prove, distruggono vite reali. Questo deve finire.”
Anche Magnus Carlsen, che in passato aveva a sua volta accusato Hans Niemann senza fornire elementi concreti, ha definito il comportamento di Kramnik “orribile”.
I precedenti
Il fenomeno della diffamazione scacchistica non nasce con questo episodio. El País ricorda il precedente Carlsen–Niemann del 2022, quando il norvegese, dopo aver perso alla Sinquefield Cup, si ritirò accusando implicitamente il giovane americano di barare. La FIDE lo multò con 10 mila euro ma lo assolse dall’accusa di diffamazione. Niemann, nel frattempo, è tornato tra i primi venti al mondo senza ulteriori contestazioni.
Anche Kramnik non è nuovo a episodi simili: aveva accusato il peruviano José Martínez Alcántara di cheating in un torneo a Madrid, venendo poi sconfitto dallo stesso avversario. Ancora più grave, nota il giornale spagnolo, fu la sua uscita contro il ceco David Navara, uno dei giocatori più rispettati del circuito: l’attacco pubblico lo portò a dichiarare di aver persino pensato al suicidio. Il grande maestro spagnolo Álvar Alonso commentò allora: “Kramnik è la cosa peggiore che sia successa agli scacchi da molto tempo.” Contattato ora da El País, ha confermato “pienamente” quella frase.
Il quotidiano chiude la sua analisi con una riflessione più ampia: la normalizzazione delle accuse senza prove ha generato un clima tossico, in cui la diffamazione diventa spettacolo e sospetto permanente. Un esempio recente è quello del giovanissimo argentino Faustino Oro, 12 anni, vincitore del torneo Prodigies & Legends a Madrid: un talento straordinario, subito colpito da accuse infondate di “partite truccate”, poi smentite da tutti gli esperti.
L’articolo si conclude con un interrogativo amaro: “Ci si chiede se la morte di Naroditsky basterà a far riflettere i diffamatori impulsivi, prima che premano ancora una volta il tasto ‘pubblica’.”
Fonte principale: El País, “The inside story of Daniel Naroditsky, defamation and a public spat with Vladimir Kramnik”, 21 ottobre 2025.
