Scachs d’Amor: quando la Regina divenne più forte del Re

Vi è un periodo preciso (tra il 1400 e il 1500) in cui gli scacchi cambiarono alcune regole, soprattutto quella legata alla forza e alla mobilità della Regina, che da Visir divenne il pezzo più importante della scacchiera.

Quando gli scacchi arrivarono in Europa la Regina cominciò a rimpiazzare il Visir, il pezzo che in origine era a fianco del Re: il Visir era in pratica il generale che comandava le truppe e che si esponeva nella battaglia al posto del proprio Re. Il cambiamento fu dovuto soprattutto al fatto che in Europa era normale che il Re avesse al suo fianco una Regina. Inizialmente comunque la Regina aveva lo stesso movimento del Re e lo stesso potere di gioco, ma forse anche meno.

Ma ben presto la partita viva cominciò a prendere il sopravvento sul problema: così si cominciò a ritenere le regole arabe troppo lente e quindi si cercò un modo per velocizzare il gioco.

Si arrivò così ad una modifica del movimento di alcuni pezzi, cominciando dalla Regina (e in subordine dall’Alfiere) con la Regina che, improvvisamente, divenne il pezzo più potente sulla scacchiera. Sul perché ciò sia accaduto sono state formulate varie ipotesi: ricorderemo solo le due principali, che vertono sulle figure di Isabella di Castiglia e di Caterina Sforza.

Partiamo dalla ipotesi avanzata dallo psichiatra americano Kenneth M. Colby (1920-2001), che era anche un buon giocatore di scacchi e scrisse tra l’altro un apprezzato libro su come incrementare il proprio punteggio ‘elo’ (il punteggio di merito internazionale, dal nome del matematico ungherese naturalizzato statunitense Arpad Elo che ideò il sistema di calcolo).

Colby dedicò anche molta attenzione all’apparizione sulla scacchiera della Regina ed al relativo aumento della sua forza di gioco nell’ultima parte del quindicesimo secolo. Il suo saggio, dal titolo “Gentlemen, the Queen!” fu pubblicato nel 1953 dalla americana ‘Psychoanalysis Review’.

Colby presentò alcune prove di carattere storico puntando a dimostrare che le nuove caratteristiche del pezzo ebbero origine nell’Italia Settentrionale, e secondo lui verso il 1488, quando Caterina Sforza (1463-1509) divenne una delle figure femminili che più influenzò la storia dell’epoca e dal 1488 al 1500 fu ago della bilancia della politica italiana.

L’altra ipotesi, forse più accreditata, sostenuta da numerosi storici, afferma invece che la codifica dell’ampliamento del raggio di azione della Regina fino a raggiungere il movimento attuale, sarebbe avvenuta in Spagna sotto il regno di Isabella di Castiglia, che, incoronata nel 1474 a soli 23 anni, tra il 1481 e il 1492 riunificò la Spagna, la Sardegna e la Sicilia, e poi fece in modo che Cristoforo Colombo ottenesse le navi per il viaggio che lo portò alla scoperta dell’America.

Fu in onore di Isabella di Castiglia che gli scacchisti valenziani Francesch de Castellvi, Narcis Vinyoles e Bernat Fenollar composero “Scachs d’Amor”, un poema che rappresenta allegoricamente con una partita a scacchi l’amore tra Marte e Venere, con Mercurio come arbitro.

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Abbiamo visto in un precedente articolo (Venere e Marte, gli dei degli scacchi nella pittura iconografica) che Marte e Venere come scacchisti ispirarono molti pittori dell’epoca: questa volta i due dei danno spunto ad un’opera letteraria.

La partita tra Marte e Venere doveva essere giocata però con le nuove regole rispetto a quelle allora in uso: nuove regole che rendevano appunto la Regina il pezzo più potente.

Per questo in “Scachs d’Amor” si legge: “Il nostro gioco vuole ora adornarsi di uno stile nuovo e sorprendente soprattutto per la maggior dignità della Regina”. E così furono modificate le antiche regole del movimento sulla scacchiera della Regina (e in subordine dell’Alfiere).

Il nuovo modo di muovere della Regina fu detto ‘a la rabiosa’ (in inglese ‘mad queen chess’). E possiamo dire per inciso che per controbilanciare il nuovo ‘strapotere’ della Regina si arrivò all’arrocco effettuato in una sola mossa, invece che in due come si usava all’epoca, e sembra si possa affermare che l’idea vada attribuita a Leonardo da Vinci.

Torniamo a Scachs d’amor, il cui titolo completo (in catalano) è Hobra intitulada scachs d’amor feta per don franci de Castelvi e Narcis vinyoles e mossen fenollar. Si tratta di un poema che fu pubblicato a Valencia tra il 1474 e il 1477 e che fu scritto da tre amici, appassionati di poesia e evidentemente anche di scacchi: Francesc de Castellví, nobile e politico, Narcís de Vinyoles, importante avvocato, e Bernat Fenollar , abate e insegnante di matematica all’Università.

Il poema è concepito come una partita di scacchi tra Francesc de Castellvi (che impersona Marte) con il Bianco e Narcis Vinyoles (che impersona Venere) con il Nero; i due dibattono sull’amore, e la partita è commentata da Bernat Fenollar (che impersona Mercurio), che funge da arbitro e di volta in volta stabilisce le regole. I colori usati per i pezzi non sono il Bianco e il Nero ma il Rosso e il Verde.

Il poema è composto da sessantaquattro stanze (come le caselle della scacchiera) di nove versi ciascuna. Le stanze sono raggruppate in terne: la prima rappresenta la mossa del Bianco, la seconda quella del Nero, la terza il commento dell’arbitro. Le prime tre stanze sono introduttive, mentre l’ultima conclude la partita con lo scacco matto.

La partita narrata è la più antica che si conosca con le regole moderne degli scacchi: sembra sia stata giocata nel 1475. Inoltre è la prima apparizione documentata della apertura (1. e4, d5) che in seguito sarà chiamata Difesa Scandinava.

Castellvi – Vinyoles

  1. e4 d5 2. e:d5 D:d5 3. Cc3 Dd8 4. Ac4 Cf6 5. Cf3 Ag4 6. h3 A:f3 7. D:f3 e6 8. D:b7 Cbd7 9. Cb5 Tc8 10. C:a7 Cb6 11. C:c8 C:c8 12. d4 Cd6 13. Ab5+ C:b5 14. D:b5+ Cd7 15. d5 e:d5 16. Ae3 Ad6 17. Td1 Df6 18. T:d5 Dg6 19. Af4 A:f4 20. D:d7+ Rf8 21. Dd8 scacco matto.

Piccola divagazione per concludere. Tra gli dei dell’Olimpo Venere fu unanimemente considerata giocatrice di scacchi per eccellenza. Infatti oltre ai quadri in cui è stata raffigurata mentre gioca e a Scachs d’amor, la troviamo impegnata in una partita anche nel celebre poema di Giambattista Marino (Napoli, 14.10.1569 – 26.3.1625), “L’Adone”.

In questo poema Marino inserì un’ampia descrizione (oltre 50 ottave) di una partita a sacchi giocata da Venere questa volta con Adone, partita cui assistevano Mercurio, Amore e la ninfa Galania.

Adolivio Capece

Redazione
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