
Secondo un’analisi pubblicata da World Population Review, le cosiddette “second cities” – centri urbani che non sono capitali ma offrono costi più bassi, qualità della vita elevata e nuove opportunità – stanno vivendo un boom demografico ed economico. Da Porto a Pittsburgh, da Kraków a Mérida, passando per Fukuoka e Calgary, queste città attirano professionisti, pensionati e investitori grazie a servizi moderni, spazi vivibili e un ritmo meno frenetico rispetto alle metropoli. Il rapporto evidenzia come entro il 2030 oltre il 60% della migrazione urbana sarà diretta verso città di seconda fascia, spinte anche dal lavoro da remoto e da un rinnovato interesse per la sostenibilità.
Questa trasformazione non riguarda solo l’economia e la qualità della vita, ma anche lo sport. Molte di queste “second cities” hanno colto l’occasione per investire in impianti e grandi eventi, diventando punti di riferimento nel panorama internazionale. Porto, ad esempio, non è solo casa del Porto FC, ma ospita competizioni di vela e surf di alto livello; Pittsburgh ha rinnovato le infrastrutture per football, baseball e hockey, attraendo anche tornei universitari e giovanili; Kraków ha ospitato i Giochi Europei 2023 e guarda agli sport invernali grazie alla vicinanza ai monti Tatra.
Mérida, in Messico, è sempre più presente nel calendario di maratone e triathlon, mentre Fukuoka è stata sede dei Mondiali di nuoto 2023 e di importanti tornei di sumo. Calgary, infine, resta un’icona per gli sport invernali dal post-Olimpiadi 1988, con impianti che continuano a richiamare atleti da tutto il mondo.
Il futuro delle “second cities” passa anche per la capacità di legare sviluppo urbano e sport: un connubio che, lontano dai riflettori delle grandi metropoli, sta riscrivendo la geografia degli eventi e delle passioni sportive.
