6 Nazioni 2016: Irlanda Galles, lo spettacolo è servito

Bilancio del primo turno del 6 Nazioni 2016. La partita di Dublino è stata sicuramente la più bella, che ha messo in mostra le squadre migliori. Dubbi sull'Inghilterra, mentre l'Italia perde ancora una volta con l'onore delle armi.

6 Nazioni 2016: Irlanda Galles, lo spettacolo è servito

La prima giornata dei 6 Nazioni 2016 si conclude con la partita sicuramente più bella, quell’Irlanda Galles che alla fine ci consegna un paradosso: il pareggio impedisce ad entrambe le formazioni di puntare allo slam ma contemporaneamente lascia ad entrambe identiche speranze di vincere il Torneo.

Sono loro, infatti, alla luce di questa prima giornata, le formazioni favorite per il successo finale. Il pareggio pirotecnico di ieri lo conferma. Non può, almeno per quanto visto sul campo, sperare di farcela l’Inghilterra, che contro una Scozia sicuramente in salute non ha ancora mostrato i progressi voluti dal suo nuovo vate, Eddie Jones, anche se il calendario gli è abbastanza favorevole. Il quindici della Rosa, infatti, ha la ghiotta occasione di affrontare fuoricasa le due squadre cuscinetto del torneo, Scozia (appena battuta) e Italia (domenica prossima), oltre alla Francia, formazione anch’essa in crisi d’identità (e contro l’Italia si è visto). Mentre potrà contare su tutto il supporto di Twickenham per i big match contro Irlanda e Galles. Ma a parte questo leggero vantaggio, i ragazzi di Jones devono ancora dimostrare di aver digerito la scoppola di settembre in Coppa del Mondo e l’uscita, improvvida, alle qualificazioni. Contro la Scozia hanno messo in campo un gioco povero di fantasia e più attento a sfruttare gli errori avversari che a costruirne uno proprio. Potrà bastare questo nel proseguo?

Tra Irlanda e Galles è finita in pareggio ma in alcuni tratti di gara sembrava che i Dragoni potessero rompere l’equilibrio. Sembrava, ma alla fine la diga dei “tuttiverdi” ha tenuto ed è anche riuscita a ricacciare nella propria metà campo gli avversari. A tempo scaduto nessuna delle due squadre se l’è sentita di mettere fuori la palla e accontentarsi del pareggio. Sintomo, questo, di fiducia nei propri mezzi e ferrea volontà di arrivare fino alla fine.

I dati statistici della partita, che pubblichiamo di seguito per tutti e tre gli incontri, ci dicono che la partita di Dublino è stata in perfetto equilibrio e che alla fine il pareggio è il punteggio più giusto. Resta l’impressione che entrambe le squadre, vincitrici insieme delle ultime quattro edizioni del torneo, siano in grado di dare ancora di più. Da notare che il Galles, con la partita di ieri, si rende protagonista, per la seconda volta in pochi mesi, di una prova di grande coraggio, spettacolare e dall’alto livello atletico, dopo il quarto di finale contro il SudAfrica in Coppa del Mondo, perso per un nulla. Sintomo di una squadra capace di lottare fino alla fine, ma anche, finora, incapace di completare l’opera.

Arriviamo quindi a Francia Italia. La giovane Italia di Canna ha colpito l’occhio e illuso, per un po’. Poi però sono emersi i limiti soliti della formazione azzurra. Prima nella testa e poi nelle gambe. Il drop sbagliato di Parisse è troppo simile ad altri mancati in precedenti edizioni o a quelli centrati da Irlanda e Francia a situazioni contrapposte. Non è la prima volta che perdiamo di un drop (mancato o realizzato), per questo ci è difficile rimanere impressionati dalla prova in Francia. Se avessimo vinto, pur non realizzando un’impresa storica, comunque sarebbe stato un bel segnale per il nostro movimento, soprattutto perché frutto di un gruppo rinnovato; non quanto necessario, però.

Canna è l’uomo nuovo del rugby italiano. L’apertura delle Zebre ha esordito subito con un drop che ha mostrato personalità. L’Italia, sospinta da un mix di esperienza e gioventù, ha giocato bene, contro un avversario per l’invero non proprio irresistibile, che però alla fine ha portato a casa la partita.

Il problema del nostro gruppo, come abbiamo ricordato in fase di presentazione dell’articolo, è che siamo ancora in una terra di mezzo: un tecnico uscente e una generazione che non passa la mano. La sconfitta, a nostro avviso, nasce proprio da questi due elementi. Un altro tecnico probabilmente non avrebbe sostituito Canna (unico in grado di provare il drop decisivo, come tutto lasciava presagire) a 2’ dalla fine. Un’altra generazione probabilmente non avrebbe permesso a Parisse di provare, perché lui non ha mai fatto la scelta giusta in Nazionale e perché questo non è il suo compito. Ma perché uscisse di scena il “capo” ci doveva essere un altro in grado di raccogliere il testimone, magari in modo traumatico, attraverso uno dei tanti “parricidi” di cui è piena la storia dello sport. Con tutta la buona volontà, uno in grado di assumersi una responsabilità così importante ancora non si vede in giro. Per questo stiamo qui a raccontare la nuova “bella” sconfitta del XV azzurro.

Schede tecniche delle partite
Francia-Italia
Irlanda-Galles
Scozia-Inghilterra

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