Sei Nazioni 2017, Inghilterra Italia tra tattica e arroganza alla fine chi vince?

Non si placano le polemiche riguardo la decisione dell'Italia di non contestare le ruck: è stato un bene oppure il segno dell'attuale debolezza del nostro movimento?

Sei Nazioni 2017, Inghilterra Italia tra tattica e arroganza alla fine chi vince?

L’Italia di O’Shea ha sorpreso tutti a Twickenham nel terzo turno del Sei Nazioni 2017, compreso Eddie Jones, che non ha mancato di manifestare tutto il suo disappunto nell’intervista del dopo partita: “Questo non è rugby…”. Tanto è bastato per gonfiare il petto dell’italico orgoglio, facendo diventare un eroe nazionale l’arbitro francese Poite autore del simpatico siparietto con i “due sicari con poco cervello” Dylan Hartley e James Haskell: “ma cosa dobbiamo fare per avere una ruck” e l’arbitro: “non chiedete a me, io faccio l’arbitro non il vostro allenatore…”. Poco importa se Poite è francese, il popolo del rugby italiano (e, ad onor del vero di mezzo mondo) l’ha eletto paladino delle regole contro l’arroganza del potere e di chi si crede più forte.

Il punto, però, è che questa messa in scena non ha permesso all’Italia di vincere né agli Inglesi di uscire con le ossa rotte (lo sarebbero stati se non avessero ottenuto il bonus). Ha solo ridicolizzato la seconda squadra più forte del pianeta e contenuto il distacco per noi che alla vigilia in molti ipotizzavano in tripla cifra. Non bisogna stupirsi se tale “giochetto” è stato pensato dal nostro team “celtico”, infondo dai tempi di Michael Collins gli abitanti della isola verde si divertono a mandare sui gangheri i più compassati e prevedibili sassoni.

Ma, ci chiediamo, ne è’ valsa la pena? Ovvero, siamo sicuri che questa trovata ha permesso di convincere gli scettici sull’opportunità di restare a buon diritto nel torneo più antico del mondo? Non diamo una risposta immediata, ma forniamo alcuni elementi che forse aiutano a capire.

Il primo riguarda la classifica generale di questo Sei Nazioni 2017. Anzi, le classifiche, ovvero di tutte e tre i tornei (U20 e Donne), che pubblichiamo impietose di seguito:

Due elementi saltano agli occhi: il primo posto, in tutte e tre, dell’Inghilterra, l’ultimo dell’Italia. Su nove partite, gli azzurri hanno raccolto soltanto un punto, frutto di un “bonus difensivo” della U20 nella partita di esordio (in casa) contro il Galles. Per il resto solo sonore sconfitte. Anche per la Nazionale femminile che, fino allo scorso anno rappresentava il fiore all’occhiello al punto da essere citata, in occasione della presentazione del torneo, dallo stesso presidente Gavazzi.

Prima di crocifiggere Connor O’Shea, però, forse è il caso di concedergli i famosi 18 mesi richiesti per far vedere che qualcosa sta cambiando. Certo è che andare ancora più in basso è impossibile. Una volta toccato il fondo si può solo risalire.

In un quadro complessivo di questo genere quello che bisogna stabilire è se il fondo è stato toccato. Lo sarebbe stato se avessimo preso 80 o 100 punti di distacco? Oppure l’abbiamo toccato mettendo in campo una tattica che alla fine ci ha permesso solo di evitare tale disavanzo?

Forse in questo frangente vale la pena ricordare cosa è, nello sport come nella vita, un elemento tattico: un elemento che permette nell’immediato di ottenere un vantaggio. Per capirci: perdere tempo nel calcio è un elemento tattico; un “dai e vai” nel basket è un elemento tattico; placcare alto per non far uscire la palla nel rugby è un elemento tattico. Ti permette di acquisire un vantaggio, ma se non viene inserito in una strategia corretta non permette di vincere. Così come non si può pensare di vincere una partita di calcio soltanto perdendo tempo, così è pura illusione credere che si possa vincere a rugby non contestando le ruck e impedendo l’azione del mediano. Bene che ti va riesci a far arrabbiare gli avversari e sfruttare 40′ di confusione… proprio come è accaduto domenica a Londra. Però, se poi guardiamo le statistiche di questa prima fase del Sei Nazioni 2017 scopriamo che:

Nella storia del Torneo l’Italia è presente nella partita con il maggior numero di punti segnati, che è anche la stessa nella quale si è registrata la vittoria più netta di sempre e per la squadra di casa: Inghilterra Italia del 17/2/2001 (80-23). Siamo presenti anche nella partita con la vittoria più netta in trasferta di tutti i tempi, Italia Irlanda 10-63 di quest’anno, che rappresenta anche quella con il maggior numero di punti segnati in questa edizione. Ma la partita di domenica, nonostante il “giochetto” ideato da O’Shea, è entrata in qualsiasi caso in questa non invidiabile classifica come la vittoria più netta per la squadra di casa di questa edizione del Torneo.

Insomma, alla fine leggendo tutte queste statistiche ci viene un dubbio: abbiamo dato una lezione sulle regole agli inventori del gioco, oppure siamo solo stati arroganti? E, soprattutto, siamo convinti che questa arroganza faccia bene al nostro movimento?

Voi cosa ne pensate?

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