Sei Nazioni 2017, vince l’Inghilterra con un turno di anticipo, all’Italia il cucchiaio!

Tutto deciso nel quarto turno del Torneo: l'Inghilterra vince, l'Italia è ultima. Considerazioni sulla sconfitta contro la Francia.

Sei Nazioni 2017, vince l’Inghilterra con un turno di anticipo, all’Italia il cucchiaio!

Non accadeva da tempo al Sei Nazioni che i giochi fossero già decisi con una giornata di anticipo. Non soltanto per quanto riguarda il vincitore, ma anche per quello che concerne i bassifondi della classifica. E’ accaduto in questa edizione del Torneo: Inghilterra prima e irraggiungibile, Italia ultima e cucchiaio di legno. Ad onor del vero siamo ancora in corsa anche per il “whitewash”, ovvero il non invidiabile record di chiudere a “zero” il 6 Nazioni. Ad Edimburgo, però, con un po’ di impegno, possiamo riuscirci.

Non ci sarebbe tanto da scherzare (e ce ne scusiamo se qualche accanito tifoso del XV italiano si può sentire offeso) se non fosse che vale la pena prendere con filosofia l’ennesima brutta figura della Nazionale di Conor O’Shea nel 6 Nazioni 2017: Galles, Irlanda e Francia, tre partite in casa, tre sonore e imbarazzanti sconfitte. Che si aggiungono all’enigmatico (nel senso che non sappiamo ancora come giudicarlo) spettacolo offerto a Twickenham contro l’Inghilterra. Vedendo l’Italia sbatacchiata dai blues sabato, però, ci chiediamo se era proprio il caso di affidare le sorti del nostro gioco a “artifici tattici” oppure se non sia meglio provare ad imitare gli altri e provare a crescere nella qualità del gioco, nella tenuta mentale e soprattutto fisica?

La splendida giornata di sabato, dal punto di vista climatico e coreografico, ci ha anche ricordato che, nonostante la nostra Nazionale si sforzi, difficilmente i parrucconi del IRB decideranno di lasciarci fuori dal Sei Nazioni. Non che, sportivamente parlando, non ce lo meritiamo. Il problema è però di opportunità. Pensate forse che i sudditi di sua maestà o i tifosi francesi possano affrontare con altrettanta gioia e felicità una trasferta a Bucarest o Tbilisi? Saremo anche scarsi dal punto di vista del gioco, ma Roma è Roma, soprattutto in una giornata primaverile come quella di sabato. Tralasciamo, poi, considerazioni su arte, storia, cucina e accoglienza… da questo punto di vista possiamo stare tranquilli: non temiamo concorrenza. Per questo, siamo certi, quando sul tavolo della federazione internazionale arriverà il fascicolo “Italia”, i signori del rugby si guarderanno in faccia, andranno a cercare su wikipedia “Bucarest”, poi “Tbilisi”, emetteranno un mugugno, una smorfia, si gratteranno testa e mento impegnati ad immaginarsi cosa voglia dire giocare in quei posti a febbraio e marzo. Poi chiuderanno il fascicolo mormorando “parliamo d’altro…”.

Sabato l’Italia ha retto solo un tempo, forse anche meno. Poi si è squagliata al primo tepore primaverile, bucando una serie infinita di placcaggi e lasciando le redini del gioco alla Francia. Il punteggio finale, 18-40, è a nostro avviso fin troppo generoso nei nostri confronti, frutto di un colpo di “coda” finale, a tempo scaduto, con la meta di Esposito. Ma il secondo tempo dell’Olimpico è stato completamente sbagliato.

Ci ha pensato la Scozia, però, a portare a casa la sconfitta più bruciante di questa quarta giornata del Sei Nazioni 2017. Contro un’Inghilterra mai così ispirata, gli highlanders hanno sofferto, fin dai primi minuti, e non sono riusciti a giocare come fatto nelle precedenti uscite.

L’ultima giornata ci consegna una Scozia motivata a cancellare la debacle: ad Edimburgo non sarà una passeggiata, ma su questo nessuno aveva dubbi…

L’ultima partita del Sei Nazioni 2017 può modificare il giudizio finale sulla nostra partecipazione e su questa prima esperienza di O’Shea. Quando tutto volge al negativo, infatti, riuscire ad invertire la tendenza è dimostrazione di carattere e coraggio. Se Parisse e compagni dovessero riuscire a fare risultato sabato prossimo, la storia recente potrebbe essere riscritta; l’Italia del rugby dimostrerebbe di essere in grado di risalire dai bassifondi nei quali lentamente sta sprofondando.

 

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