Sei Nazioni 2019: l’Inghilterra rialza la testa, battuta l’Irlanda 20-32

L'Inghilterra trova la meta dopo neanche 90" e mette subito l'incontro sui binari desiderati. I campioni in carica non riescono a decifrare il gioco avversario e incassano la prima sconfitta casalinga dopo 12 incontri.

Sei Nazioni 2019: l’Inghilterra rialza la testa, battuta l’Irlanda 20-32

L’Inghilterra di Eddie Jones torna sul luogo del “delitto”, nella partita che  un anno fa aveva dato inizio ad una serie inusuale di sconfitte per i sudditi di sua Maestà si prende una limpida rivincita. All’Aviva Stadium i giocatori della rosa battono i campioni in carica, seconda forza mondiale e fino a ieri indicati come favoriti d’obbligo per questa edizione del Sei Nazioni 2019. Lo fanno con un punteggio chiaro: 32 a 20, lasciando a zero gli avversari che non collezionano né il punto difensivo, né quello relativo le mete. Insomma per Sexton e compagni una brutta sconfitta, che riporta tutta l’isola con i piedi per terra, dopo aver cullato per diversi mesi l’illusione di poter scalzare la Nuova Zelanda dal vertice mondiale.

In effetti la partita di ieri ha mostrato due elementi evidenti. Primo fra tutti, una formazione, quella inglese, fermamente convinta di tornare ai fasti del primo “Jones”, quando collezionò oltre 20 successi consecutivi. La partenza del match da questo punto di vista ne è stata la dimostrazione evidente. Dopo il calcio di inizio i bianchi si sono riversati nella metà campo avversaria con una foga e una determinazione impressionanti. Il premio per questo assalto alla garibaldina è stata la meta di Jhonny May, arrivata dopo neanche 90″. Giocare contro simili furie non è stato facile per gli irlandesi, che hanno cominciato a capire che non sarebbe stata una grande giornata dopo 30′ di partita, quando la seconda meta di Daly ha riportato subito avanti gli Inglesi, che erano stati raggiunti e superati da un calcio di Sexton e una meta di Healy. A quel punto si è avuta la netta impressione che gli inglesi avrebbero potuto sfondare ogni volta che spingevano il piede sull’acceleratore. Il primo tempo, che si è chiuso 17-10 per gli ospiti, lasciava in tutti la sensazione che qualcosa di decisivo si doveva ancora compiere.

La serie negativa dell’Inghilterra, dal 6 Nazioni 2018 ad oggi, è stata figlia di diverse assenze, soprattutto nella parte decisiva del campo, ovvero tra le terze linee e i centri, lì dove la capacità di offendere e difendere è maggiore. Una volta tornati in possesso dei vari Vunipola, Curry e Wilson, la musica è cambiata.

Il secondo elemento chiaro è legato all’Irlanda, apparsa improvvisamente ostaggio della sua presunzione. Quella che fino al test match contro la Nuova Zelanda appariva una formazione umile e coraggiosa, anche se in possesso di una grande tecnica e sapienza rugbystica, improvvisamente si è rivelata svogliata e senza idee.

Segno evidente la poca voglia di giocare con il piede in una battaglia tattica fondamentale alla fine per il risultato. Gioco centrale e di movimento, quello irlandese, anche in fase difensiva, sul modello degli All Blacks. Un peccato di presunzione che, alla luce della grande aggressività dei bullterrier avversari, alla fine è costato caro agli irlandesi. Prova ne sono le mete di Slade al 66′ e al 76′, frutto di svarioni difensivi.

“Abbiamo giocato una buona gara – ha detto alla fine Jones – soprattutto perché contro uno dei team più forti al mondo. Sapevamo sin dai test match di questo autunno come dovevamo impostare questo Sei Nazioni, che non poteva iniziare in modo migliore”.

“Siamo partiti lenti – ha replicato coach Murray – e regalare questo all’Inghilterra è sempre un errore. Alla fine la differenza di punteggio è stata proprio a causa di questa partenza..”


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