Sei Nazioni 2020 tra calci, corsa e novità: la lezione di questo 1° turno

Qual è la lezione di questo primo turno del Torneo che ha visto vincere Francia, Galles e Irlanda? Alcune considerazioni partendo dall'analisi dei dati statistici.

Sei Nazioni 2020 tra calci, corsa e novità: la lezione di questo 1° turno

La Francia dei giovani e, soprattutto, di Fabien Galthié ha annichilito l’Inghilterra nell’ultima partita del primo turno del Sei Nazioni 2020.

Per gli uomini di Eddie Jones si tratta della seconda sconfitta consecutiva dopo quella nella finale di Coppa del Mondo ad ottobre contro il Sud Africa. Una sconfitta che fa male per almeno due motivi. Prima di tutto perché contro l’avversario di sempre, la Francia, e poi perché giunta sul terreno che aveva reso forte la stessa Inghilterra, ovvero la velocità e la corsa.

Se analizziamo le tre partite di questo primo turno, appare evidente un dato: le formazioni che hanno vinto sono anche quelle che hanno tenuto la palla minor tempo. Si conferma quindi una tendenza del rugby moderno, ovvero che i calci tattici e la velocità di corsa sono più efficaci del dominio territoriale e del gioco alla mano. Era questa la lezione imposta proprio dall’Inghilterra nel periodo di “rivoluzione” di Jones. E proprio su questo terreno i bianchi sono caduti contro una Francia giovane e motivata.

La stessa lezione vale anche per l’Italia che nella partita contro il Galles ha giocato più palloni e occupato più territorio degli avversari, ma ha perso senza neanche marcare un punto. Anche l’Irlanda ha lasciato sfogare la Scozia, che ha occupato stabilmente la metà campo avversaria senza però trovare mai la strada della meta.

Quindi per riassumere, il primo turno del Sei Nazioni 2020 ci dice che contano i calci, la corsa e logicamente (come in ogni sport di squadra) una difesa in grado di scalare e non concedere varchi. Il CT della Nazionale Franco Smith ha detto che dobbiamo trovare una nostra identità di gioco, adatta alle nostre caratteristiche. Consigliamo di iniziare da questi elementi, che rappresentano la base del rugby, almeno per questo riguarda la versione boreale perché la storia ci insegna che le squadre del Sud si possono permettere un altro tipo di gioco.

Altri due elementi crediamo sia giusto sottolineare come bilancio di questa prima tornata del Sei nazioni 2020. Il primo riguarda le formazioni che non hanno cambiato il tecnico: Inghilterra e Scozia. Entrambe perdenti. Sarà un caso? Se a questo aggiungiamo anche la sconfitta (scontata) dell’Italia, ovvero la formazione che meno delle altre ha cambiato (nonostante l’allenatore), appare evidente un dato: il rugby moderno è in continua evoluzione e l’esperienza non può sostituire la freschezza atletica e di idee.

L’ultimo elemento, infatti, a nostro avviso riguarda l’età dei protagonisti in campo: la Francia e il Galles si stanno attrezzando portando ragazzi di 20 anni nella prima squadra. L’Inghilterra l’ha fatto lo scorso anno.

L’Italia sarebbe il caso che iniziasse a seriamente a farlo anche lei. Magari proprio con qualcuno dei giovanotti che sabato sedevano in panca o di quelli che hanno vinto contro il Galles il giorno prima. Ma magari anche con altri che oggi militano in formazioni di Top12 o Serie A e non sono presi in considerazione perché non nel giro delle Accademie.

Perché l’ultima provocazione che gettiamo nella discussione riguarda l’exploit della Nazionale femminile, vincitrice in Galles e candidata ad un altro grande 6 Nazioni. E’ forse un caso che sia l’unica Nazionale italiana che non pesca dalle Accademie?

Dati del primo turno Sei Nazioni 2020

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