Raccontare il Sei Nazioni 2021 che sarà non è un esercizio difficile. Almeno rispetto agli scorsi anni. La pandemia ha regalato un’insolita ricca finestra autunnale, con il recupero di alcune partite dell’edizione 2020 e l’Autumn Cup che hanno mostrato il livello delle formazioni a pochi mesi dal kick off di sabato all’Olimpico.

Se poi gettiamo uno sguardo al ranking internazionale, ci facciamo un’opinione ancora più ferma sui reali valori in campo.

L’Inghilterra parte favorita, ma non troppo. La giovane Francia di Galthié ha riempito gli occhi degli appassionati nelle ultime uscite. E’, a nostro avviso, proprio lei la formazione a cui vanno i maggiori favori, anche se dovrà fare a meno di due pedine fondamentali come Virmi Vakatawa e Romain Ntamack. Ma la rosa di giovani leoni messa in mostra nell’autunno scorso sembra inesauribile. Chi è entrato ha fatto quasi meglio dei titolari.

A favore dei ragazzi di Jones gioca lo scontro diretto, al quarto turno, in casa. Non si potrà contare sul pubblico, ma qualche vantaggio dovrebbe averlo. Intanto sabato se la vedranno contro la Scozia, per la Calcutta Cup. Gli Highlanders non sono mai un cliente facile per i sir inglesi. Inoltre Eddie Jones dovrà trovare una soluzione in prima linea avendo indisponibili Kyle Sinckler e Mako Vunipola. Ellis Genge, che ha segnato la meta vincente contro la Scozia lo scorso anno, potrebbe essere titolare.

D’altra parte depone a favore dei galletti un calendario che li vede impegnati in tre partite casalinghe e la quarta, all’Olimpico, contro un’Italia mai così poco considerata.

Per comprendere quanto ci vogliono bene nel torneo più antico del rugby basta vedere l’orario di collocazione delle nostre partite: sempre il sabato alle 15,15. Siamo “l’antipasto” del grande pranzo del rugby. Non abbiamo conquistato una domenica alle ore 16 e neanche una partita alle 17,45, orari dal punto di vista dello share più appetibili.

La sensazione, guardando il calendario, è che gli organizzatori sappiano bene che la nostra presenza fa rima con sconfitta: se non ci sono tensione, lotta e competizione è difficile che ci sia spettacolo.

Franco Smith si gioca le ultime carte per restare alla guida della Nazionale. Dopo le elezioni di marzo la Federazione potrebbe cambiare i vertici. In qualsiasi caso, anche dovesse venire rieletto l’attuale dirigenza, una nuova serie di sconfitte non potrebbe non avere effetti sulla guida tecnica.

Quando approdammo al Sei Nazioni, nel 2000, si disse che ci voleva tempo per essere competitivi. Si prese ad esempio la Francia che prima di vincere un torneo ci mise 20 anni (in realtà di più, visto che per diversi anni la Francia fu estromessa dal torneo per professionismo).

Il problema è che più passa il tempo e maggiore è la distanza con le altre partecipanti. L’iniezione di giovani di questi giorni avrebbe potuto portare benefici a breve e media scadenza se questi fossero all’altezza. In realtà, come ricordato in altre occasioni, ci sembrano sopravvalutati. Il fatto che Smith perseveri a schierarli senza provarne altri lo rende quanto meno colpevole dal punto di vista tecnico degli scarsi risultati fino ad oggi. Speriamo meglio proprio in questa edizione del Torneo, anche se non possiamo sperare in altro che un sesto posto.

Passiamo all’altre tre. La Scozia non vince la Calcutta Cup a Twickenham dal 1983, ma conserva un bel ricordo della sua ultima trasferta, quando riuscì a recuperare dal 31-0 al 38-38. La chiave di quel prodigioso recupero fu Finn Russell che potrebbe tornare in squadra dopo un 2020 difficile.

Irlanda Galles è il terzo incontro della giornata. L’Irlanda è fiduciosa riguardo questo Sei Nazioni anche se alle prese con un cambio generazionale che non è mai facile. La scorsa settimana il capitano Johnny Sexton ha avuto un leggero stiramento al tendine del ginocchio, mentre l’esterno James Lowe non gioca da novembre.

Per i giocatori del trifoglio è importante rimettere subito le cose sui giusti binari, magari proprio contro un Galles che in autunno è sembrato veramente in difficoltà. I ragazzi di Pivac lo scorso anno le hanno prese da tutti, tranne in due occasioni: contro l’Italia e la Georgia. C’è bisogno di un deciso cambio di tendenza per poter tornare ad essere la squadra brillante di qualche anno fa.

Jules Elysard

Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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