
Leggendo i giornali inglesi di questi giorni appare quasi più drammatica la sconfitta contro l’Irlanda per i ragazzi di Borthwick che le vicissitudini giudiziare di quello che fino a qualche tempo fa era un principe, ora trasformato irrimediabilmente in un mostro (altro che rospo) anche dagli stessi sudditi di sua maestà.
Le giornate di coach Borthwick scorrono veloci e contrassegnate dalla necessità di risollevare una situazione ormai compromessa e drammatica per il rugby inglese. La preoccupazione che accompagna tutto il gruppo, inoltre, rivela anche la considerazione che l’Italia di Quesada si è guadagnata in questi ultimi mesi. Neanche un mese fa la trasferta di Roma era considerata la solita gita fuoriporta, tempo bello, buon cibo e tanta voglia di divertirsi. Adesso, dopo tre giornate, tremano i polsi al solo pensiero del pack azzurro e alle folate di Menoncello.
Ma andiamo con ordine.
A turbare le notti del tecnico inglese ci ha pensato subito il duro per eccellenza del rugby mondiale, ovvero l’ex ct Eddie Jones, che in un editoriale sul Guardian ha puntato il dito contro l’atteggiamento di Borthwick, accusandolo di aver alimentato eccessivamente i “discorsi sul titolo” prima ancora che il torneo iniziasse, distraendo la squadra dal lavoro sul campo. Accusa non da poco, che suona come una sconfessione. Si sono accodati in molti alle critiche, e non poteva essere diversamente dopo la scoppola contro l’Irlanda
Secondo Kitson (the Guardian), il progetto di Steve Borthwick è sotto esame dopo le “due peggiori prestazioni degli ultimi anni”, sottolineando come i semi della caduta siano stati gettati in un primo tempo calamitoso che ha visto gli ospiti scappare sul 22-0 in soli 30 minuti. Su Planet Rugby l’analisi è ancora più cruda: la squadra è apparsa “senza bussola e scioccata”. Viene evidenziato come il piano di gioco sia stato completamente “esposto” dall’Irlanda, con una difesa inglese “piatta” e buchi difensivi che hanno lasciato il pubblico di casa in un silenzio attonito.
Neil Fissler (The Express) descrive la gestione di Borthwick come “robotica”, sostenendo che il rugby inglese necessiti di una guida più dinamica e meno legata a schemi preimpostati che non funzionano sotto pressione.
Alla stampa non è sfuggito il malumore dei tifosi, che hanno fischiato apertamente George Ford dopo che il mediano d’apertura ha calciato fuori due penalty cruciali nel primo tempo. Prendere di mira l’apertura è il gioco preferito dei tifosi, anche quando questa è un giocatore che ha sempre fatto il proprio dovere, accettando anche la panchina in altri tempi.
Steve Borthwick si difende e difende il gruppo: “Due settimane fa, dopo 12 vittorie consecutive, la gente diceva che eravamo la migliore squadra al mondo. Ora dicono l’opposto. Nessuna delle due è vera. Siamo in un percorso di sviluppo che ha ancora molta crescita davanti a sé. Questa squadra sarà molto migliore tra due settimane.”
L’Italia di Quesada ora fa paura
In questo clima, la prossima sfida a Roma non è più vista come una formalità, ma come un test psicologico decisivo per evitare il collasso totale. I media inglesi, solitamente molto critici con noi, osservano che l’Italia di Gonzalo Quesada non è più una squadra “coraggiosa ma perdente”, avendo già battuto la Scozia e sfiorato l’impresa a Dublino. L’Inghilterra viaggia verso Roma con “urgenza e pressione massima”; una sconfitta contro gli Azzurri trasformerebbe la crisi in un disastro storico, anche perché sarebbe la prima da quando esiste il rugby, quindi oltre 150 anni di storia sportiva. Gli esperti prevedono che l’Inghilterra cercherà di “chiudersi a riccio” per ritrovare solidità difensiva, ma avvertono che il talento di giocatori come Tommaso Menoncello potrebbe esporre ulteriormente le fragilità mostrate contro l’Irlanda.
Le indiscrezioni che filtrano dai tabloid e dai siti specializzati inglesi in queste ore descrivono un Steve Borthwick sotto una pressione senza precedenti, diviso tra il desiderio di mantenere la rotta con i suoi fedelissimi e la necessità impellente di iniettare “sangue fresco” per evitare un tracollo a Roma. Ancora una volta, al centro della tensione c’è il mediano di apertura.
Il dilemma del numero 10: Ford, Marcus Smith o Fin Smith?
È il dibattito più acceso. Dopo la prestazione opaca contro l’Irlanda, la posizione di George Ford è seriamente a rischio. Charles Richardson sul The Telegraph è sicuro che Borthwick promuoverà Marcus Smith. L’analisi è che contro la difesa azzurra, meno ermetica di quella irlandese, l’estro di Smith potrebbe essere la chiave per ritrovare la fiducia offensiva perduta. The Times invece vorrebbe Fin Smith, compromesso ideale tra la gestione tattica di Ford e l’imprevedibilità di Marcus, definendolo “l’architetto del futuro” su cui puntare già da ora.
In generale la stampa spinge per un cambio generazionale immediato per contrastare la fisicità italiana nel breakdown. Chris Foy sul Daily Mail sostiene che ci sia una “fortissima spinta interna” per far debuttare dal primo minuto Henry Pollock. Foy scrive che Pollock è visto come l’unico in grado di portare quell’aggressività “senza paura” che è mancata totalmente contro l’Irlanda.
Il già citato Robert Kitson ipotizza l’inserimento di Chandler Cunningham-South dall’inizio, citando la necessità di “massa muscolare e dinamismo” per arginare la crescita del pack italiano, definito ora “una minaccia di livello mondiale”.
Tra le crisi dell’Inghilterra anche l’intesa tra i due centri, definita “inesistente” sabato scorso. RugbyPass ipotizza lo spostamento di Ollie Lawrence a primo centro, con l’inserimento di un giocatore più fisico o più rapido come Tommy Freeman adattato nel ruolo, per cercare di rompere la linea del vantaggio, cosa che l’Inghilterra non è riuscita a fare contro l’Irlanda.
La disperazione regna sovrana (e questo dà la misura del dramma sportivo) al punto che The Independent specula su un possibile ritorno di Manu Tuilagi, nonostante l’età e i dubbi sulla tenuta fisica, come “misura d’emergenza” per dare una direzione d’urto a una linea dei trequarti apparsa priva di identità.
Ellis Genge potrebbe partire dalla panchina a Roma. Nonostante le sue scuse pubbliche, la stampa locale (compreso il Bristol Post) nota come il giocatore sembri “mentalmente svuotato” e suggerisce che un turno di riposo parziale, dando spazio a Fin Baxter, potrebbe giovare a entrambi. BBC Sport ha analizzato il rendimento di Maro Itoje. Nonostante sia il capitano, ci sono voci che Borthwick stia pensando di sollevarlo da alcune responsabilità tattiche per permettergli di concentrarsi esclusivamente sulla propria prestazione individuale, apparsa sottotono.
Secondo il Daily Express, Borthwick annuncerà una lista ridotta di 28 giocatori questo giovedì, escludendo almeno tre veterani che hanno giocato contro l’Irlanda. L’obiettivo sarebbe inviare un messaggio chiaro: “nessuno è al sicuro”.
