Sei Nazioni, Italia Galles 15-26, il giorno dopo è ancora più dura

La sconfitta contro il Galles ma soprattuto l'Olimpico mezzo vuoto e a maggioranza gallese rendono amaro l'esordio casalingo nel Sei Nazioni 2019

Sei Nazioni, Italia Galles 15-26, il giorno dopo è ancora più dura

Purtroppo la Nazionale ha perso la partita Italia Galles già prima di cominciarla. Il colpo d’occhio dell’Olimpico, infatti, ha mostrato uno spettacolo che non ci era mai capitato di vedere da quando, 20 anni fa, siamo entrati nel Sei Nazioni.

Ampi spazi vuoti, soprattutto nelle curve, e, cosa ancora peggiore, il pubblico presente quasi tutto di fede gallese. Vederli arrivare alla partita numerosi, festanti, già ebbri del caldo sole di una giornata mite, ci ha riempito il cuore di gioia e convinto che mai qualcun altro riuscirà a sottrarci il Sei Nazioni. Ma il pubblico italiano si è ormai disinnamorato a questa Nazionale, incapace di collezionare un successo negli ultimi quattro anni nel torneo più antico del rugby. Sono 19 partite che perdiamo. Addirittura dal 2013 non vinciamo in casa. Accadde contro l’Irlanda. C’eravamo anche noi e ci capita di raccontare quella giornata come un evento storico, al pari dell’esordio al Flaminio contro la Scozia. Alla fine, quanto vagheggiato da tempo si è realizzato. Il pubblico sta abbandonando questo sport. Forse è meglio; come alcuni storici appassionati vagheggiano, augurandosi di tornare ad essere una piccola comunità autoreferenziale.

Eppure i mali del rugby italico sono proprio legati all’autoreferenzialità, a cominciare dai vertici, fermi a schemi e logiche interne che fissano in zone storiche del paese il cuore pulsante del rugby. Il triangolo veneto, esclusa Padova (lato Petrarca, non si capisce perché, forse per logiche elettorali), e della bassa padana come catino di talenti e bacino di voti. Mischiando le due cose in un gioco perverso. Bene farebbe invece tutto il movimento a ragionare fuori dagli schemi, gettando l’occhio in territori che ora vengono considerati poco, dal centro al sud Italia. Ma questa è un’altra storia, che potremo affrontare al termine del torneo.

Che il pubblico abbia smesso di amare questo gruppo, nonostante gli sforzi di O’Shea e Parisse, lo si capisce anche dall’impietosa e per certi versi ingiusta critica del giorno dopo. Si parla della sconfitta, ma non si sottolineano alcuni aspetti per noi invece importanti di questo Italia Galles.

E’ la classica partita del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dei punti di vista. Il “mezzo vuoto” lo potete leggere su quasi tutti i giornali e siti, oggi. Noi, che spesso non siamo teneri con la nazionale, preferiamo soffermarci sul “mezzo pieno”.

L’Italia, pur giocando male, ha chiuso in pari il conto delle mete, evitando l’imbarcata, caratteristica delle ultime partite contro il Galles. Abbiamo impedito ai ragazzi di Gatland di prendere il bonus (per il tecnico gallese una bella lezione alla presunzione) e forse rovinato definitivamente la festa ai Dragoni, che potrebbero sfruttare le due partite casalinghe contro Irlanda e Inghilterra per puntare alla vittoria finale. Il match di oggi, contro un’Italia fallosa ma che ha avuto il merito di difendere sempre con determinazione, ha sicuramente minato un po’ della fiducia gallese, soprattutto nel gruppo allargato. Le seconde linee non sono state all’altezza dei titolari.

Gli azzurri hanno marcato due mete. Anche questo è un bel segnale, che arriva dopo le tre della partita contro la Scozia. Nel recente passato avevamo maggiore difficoltà a trovarle. In questa edizione invece ci sembra che alcuni meccanismi funzionino un po’ meglio.

E’ vero quello che dice O’Shea: “Quando giochiamo oltre i nostri limiti, siamo in grado di competere alla pari. Purtroppo, però, non possiamo tenere questa tensione mentale per tutta la partita…”. Sono questi i limiti dell’Italia da ormai anni. Non siamo d’accordo con il tecnico azzurro quando dice che soltanto lavorando più duramente si può ridurre il gap. Crediamo sia un problema di uomini e di mentalità. Prima di tutto il blocco “Benetton-Zebre” è un blocco perdente, così come quello dell’Accademia nazionale che, è bene ricordarlo, è a Remedello… difficile immaginare una provincia più provincia, per l’Italia, figuriamoci per il resto dell’Europa. Qui vale la pena aprire un inciso: i vertici federali non hanno capito che questo sport si nutre delle grandi città: per la pratica, il reclutamento di talenti e per la promozione. Milano e Roma non sono Rovigo e Treviso: se si punta su queste ultime senza sviluppare le prime, si ottengono questi risultati.

Inoltre alcuni uomini sono arrivati al capolinea, come capitan Parisse (qui i propositi della vigilia) e Ghiraldini. Perché non puntare sui giovani? Risponde O’Shea in sala stampa: “I giovani ci sono, ma buttarli nella mischia adesso non fa un bel servizio a loro e alla nazionale. Non sono ancora in grado di avere l’intensità necessaria…”. E a proposito di giovani, ci piace sottolineare la prestazione di Allan, che sta diventando il calciatore che cercavamo da tempo. Non è ancora un cecchino, ma la percentuale di realizzazione ci autorizza a cercare i pali ogni volta che possiamo.

Come ne usciamo da questa situazione?
“Ho detto ai nostri ragazzi che è importante continuare a lavorare come stiamo facendo. Lo spazio tra noi e loro può solo diminuire. Il Galles, come le altre squadre del Sei Nazioni, è forte, molto forte. Abbiamo bisogno di non abbassare l’intensità.”

Riguardo i falli contro, soprattutto nella prima parte di gara, al punto da far rumoreggiare l’Olimpico all’ennesima punizione fischiata sotto i pali a nostro sfavore?

“Non si tratta di indisciplina.. è un problema per noi riuscire a tenere alta la tensione e l’attenzione. Così abbiamo forzato in alcuni momenti. Alla fine del primo tempo, quando siamo riusciti a comandare il gioco, abbiamo dimostrato di poter giocare ai loro livelli. Sbagliamo ancora le esecuzioni, non certo le scelte. Siamo rimasti molto vicini a loro per 50’, ma quando poi per sfortuna o per necessità abbiamo dovuto avere delle defezioni. Sono molto deluso in questo momento. Abbiamo avuto un’opportunità per tornare in partita. I ragazzi hanno avuto una possibilità e non siamo riusciti a coglierla. Ogni volta che giochiamo ad alto livello, non lo facciamo con confidenza. Per noi si tratta di giocare oltre al nostro limite e pertanto è difficile tenere questo standard. I nostri avversari invece giocano ad alto livello con un atteggiamento mentale diverso.

Nulla è impossibile, è una questione di attitudine. E’ molto difficile ma niente è impossibile. E’ una grande sfida ma possiamo farlo.”

Italia v Galles 15-26 (7-12)

Marcatori: p.t.  1’ cp Biggar (0-6), 14’ cp Biggar (0-6), 18’ cp Biggar (0-9), 29’ cp Biggar (0-12), 34’ m. Steyn tr Allan (7-12); s.t. 43’ cp Allan (10-12),  54’ m. Adams tr Biggar (10-19), 69’ m. Watkin tr Ascombe (10-26), 75 m. Padovani (15-26)

Italia: Hayward; Padovani, Campagnaro, Morisi, Esposito; Allan (47’-54’ McKinley), Palazzani (59’ Gori); Parisse (cap), Steyn, Negri (56’ Barbini); Budd (51’ Ruzza), Sisi; Ferrari (59’ Pasquali), Ghiraldini (59’ Bigi), Quaglio (50’ Traorè)

All. O’Shea

Galles: Williams (67’ Amos); Holmes, Davies J., Watkin, Adams; Biggar (54’ Anscombe), Davies A. (62’ Davies G.); Navidi (67’ Moriarty), Young, Wainwright; Beard, Ball (49’ Jones AW); Lee (49’ Lewis), Dee (67’ Elias), Smith (62’ Jones W.).

All. Gatland

Arb. Mathieu Raynal (Francia)

AA1: Wayne Barnes (Inghilterra) AA2: Shuhei Kubo (Giappone)

TMO: David Grashoff (Inghilterra)

Calciatori: Biggar (Galles) 5/5, Allan (Italia) 2/4, Anscomble (Galles) 1/1

Note: Giornata soleggiata. Spettatori: 38.700

Punti conquistati in classifica: Italia 0 – Galles 4

Man of the Match: Josh Navidi (Galles)

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