Scozia Italia, ultimo turno del Sei Nazioni, si conclude con una disfatta, come tutto il torneo: 8 mete a 1, 52-10 e la peggior sconfitta di sempre contro la Scozia.

Al 60° Franco Smith, dopo il terzo cartellino giallo (di Ioane), si mette le mani in faccia. La smorfia è eloquente, più delle sconfortanti conferenze post partita delle ultime volte. Come a dire: “mio dio, che spettacolo!” interpretando il pensiero dei pochi spettatori rimasti incollati al video nella speranza di vedere un barlume, o solo per la passione che ci lega a questo sport.

Con la non irrilevante differenza, però, che Franco Smith è il responsabile, se non l’unico sicuramente il principale, di questo spettacolo. Pertanto il suo scoramento è giustificato fino ad un certo punto.

Non ci sottraiamo al difficile e per certi versi doloroso esercizio della critica quando la situazione è tale che appare come sparare sulla croce rossa. Pertanto al tecnico azzurro imputiamo una confusione che non aiuta a crescere e che oggi, ad otto giorni da elezioni federali che hanno sconvolto i vertici, appare più ingiustificata.

Se fino a sabato scorso, infatti, il tecnico sudafricano poteva accampare la scusante di eseguire una linea politica ben delineata (valorizzazione del lavoro delle franchigie e delle Accademie), non può dire altrettanto adesso. Da lui ci saremmo attesi un gesto simbolico, quasi rivoluzionario, ma che avrebbe avuto il segnale di un uomo che guarda al futuro e soprattutto resta al passo con i tempi.

Quale? Per esempio schierando qualche nome nuovo, mai presente fino ad oggi nel club azzurro, espressione del campionato che i vertici assicurano vogliono rilanciare. Peggio di quanto visto oggi non sarebbe potuta andare.

A nostro avviso la confusione tecnica si è palesata sin da giovedì, ovvero dalla formazione del XV titolare. Dentro Mori al posto di Canna come primo centro.. un suicidio annunciato! Cominciare la partita con un uomo non in grado di difendere e che alla prima occasione si fa buttare fuori per un fallo tanto stupido quanto goffo è una “colpa” da imputare al tecnico azzurro.

Gli errori sono continuati con il solito, misterioso, cambio in prima linea dopo mezz’ora di gioco Zilocchi per Riccioni. Fischetti invece a sinistra resta in campo fino al 70° nonostante l’evidente sofferenza del pack azzurro avendo una ripartizione del minutaggio e della fatica non equa tra titolari e cambi.

L’Italia contro la Scozia dura solo 10′ poi lascia il timone del gioco agli highlanders che ci rifilano la peggior sconfitta di sempre. La confusione tecnica contagia anche gli atleti in campo, che vincono la gara dei cartellini gialli: ben tre (e sul quarto siamo stati graziati dall’arbitro). Crediamo sia un record per questa edizione del Sei Nazioni.

Stendiamo un velo pietoso sui giovani e non ci uniamo, da tempo, alla narrazione che vuole Garbisi il migliore in campo. Non lo riteniamo all’altezza e siamo certi che anche in Italia, nei campionati, veleggia, combatte e si impegna qualche ragazzo più bravo. Però oggi anche i veterani ci hanno abbandonato. Prova ne è l’ultima meta di Duhan van der Merwe, che arriva dopo aver “scherzato” un irriconoscibile Bigi.

Se poi anche gli esordienti, leggi Favretto (a proposito, che senso farlo entrare negli ultimi 5′, per onor di firma?) alla prima palla che toccano commettono fallo, allora dobbiamo dedurre che l’ambiente non è al momento in grado di rigenerare se stesso neanche con forze fresche. Perché il problema è sempre quello: da dove vengono prese queste forze.

Di lavoro da fare ce n’è veramente tanto e crediamo che, però, non dovrebbero essere questi gli uomini su cui costruire il nostro futuro.

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Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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