SellaRonda Hero 2015: sua maestà Gunn Rita è tornata!

La Sellaronda Hero 2015, valida per la maglia iridata, ci regala un'altra perla della più forte biker di sempre e il ritorno sulle scene di un 36enne che sembrava destinato ormai solo ai secondi posto.

SellaRonda Hero 2015: sua maestà Gunn Rita è tornata!

Una corsa con 4700 metri di dislivello la puoi vincere in salita, come tutti si aspettano, oppure in discesa, come nessuno crederebbe mai, soprattutto se stiamo parlando di Marathon. Eppure alla SellaRonda Hero, affascinante e ipermoderno mondiale marathon 2015 è accaduto anche di questo.
E’ accaduto, in particolare, che sua maestà Gunn Rita Dahle Flesjaa si sia riappropriata del titolo che è più suo delle altre e l’ha fatto partendo forte in salita verso passo Gardena. Non ha concesso spazio alle avversarie, più giovani di lei, anche se non di molto. “Quando superi una certa età quello che ti pesa di più – dirà in sala stampa – sono gli allenamenti, soprattutto con una famiglia a cui pensare.”.
Gunn Rita è una di quelle donne che rappresentano regali (nel doppio senso del termine) per il mondo dello sport, capaci di essere donne, professioniste, campionesse, mamme e mogli. Una di quelle alla Josefa Idem, per citarne un’altra. Che vincono medaglie alle Olimpiadi anche quando le avversarie più giovani hanno la metà degli anni.
Venerdì, alla vigilia della prova iridata, la norvegese in sala stampa si nascondeva tra i “colleghi” giornalisti. “Perché mi guardate – ha risposto ridendo alla Langvad che l’aveva chiamata in causa – io sono ormai una giornalista, una biker in pensione…”. Scherzava. L’hanno capito le avversarie, il giorno dopo, lungo i 60 chilometri di una corsa massacrante che però non ha scalfito la sopraffina regalità di sua “maestà”, ironica e istrionica come solo i grandi campioni sanno essere.
Così ci dobbiamo mettere l’anima in pace e goderci lo spettacolo dei prossimi mesi, perché il mondiali qui in Val Gardena ha emesso una sentenza: la più forte biker della storia è tornata. Dopo aver dato filo da torcere alla Neff nelle Coppa del Mondo XCO ed essere ancora in corsa per il successo finale, Gunn Rita si riprende anche il Marathon. A questo punto il mondiale di Andorra, i primi di settembre, appare come l’occasione per dirimere la questione: non tanto chi è la più grande di sempre (logicamente lei, mrs. Gunn Rita) ma se la Neff è pronta a raccoglierne l’eredità.
Accade, invece, che Alban Lakata il mondiale delle salite lo vinca in discesa. La prima, quella che da Passo Gardena porta a Corvara. E’ lì che l’austriaco decide di attaccare Paez, il favorito della vigilia, e Sauser. Dopo due secondi posti nel 2013 e nel 2014 Alban ha deciso di rifarsi proprio nel mondiale più duro. Il buco di quella discesa spericolata non sarà più colmato e così, mentre Alban si candida, in nome dei risultati, ad essere il miglior marathoneta del terzo millennio, il colombiano Paez, partito con i favori del pronostico, si ritrova con un pugno di mosche e l’ennesima occasione sprecata. Diranno, alla fine: “Se non ha vinto qui… non vincerà più!”. Gli auguriamo che la previsione, quelle che appaiono una sentenza, non si avveri, ma il beniamino locale questa sera avrà da masticare amaro in occasione del Gala finale, ripensando alle occasioni perse.
E gli italiani? Lungo la difficile strada che portava al traguardo Hubert Pallhuber ha trovato due azzurri (tre se aggiungiamo anche l’encomiabile Daniela Veronesi) che hanno riscattato il mondiale dello scorso anno. Damiano Ferraro, 29 anni trevigiano, e Samuele Porro, 27 anni bresciano, hanno chiuso al 5° e 7° posto. Probabilmente con un po’ di convinzione in più avremmo potuto arrivare 4°, al posto del sorprendente greco Perikis, ma quei tre li davanti… no, quelli proprio sono ancora di un altro pianeta.
Antonio Ungaro

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