CalcioSerie A: le cinque verità della dodicesima giornata del campionato

Serie A: le cinque verità della dodicesima giornata del campionato

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Maignan, il vero protagonista di questa stagione del Milan

Dodici partite equivalgono a un terzo del campionato, e già si possono trarre alcune indicazioni, a cominciare da ciò che ha raccontato l’ultima giornata di Serie A.

  1. Il Milan si conferma ammazza-grandi. Allegri ha trovato la squadra perfetta per il suo pragmatismo. Prima di tutto: evitare di prendere gol. Poi aspettare l’avversario per colpirlo in contropiede. Il compianto Brera parlava di squadre “maschio” e “femmina” per identificare tipologie di gioco: un accostamento che oggi risulterebbe politicamente scorretto. Diciamola diversamente: le squadre di Allegri non impongono il proprio gioco, non cercano il possesso palla. Lasciarlo agli avversari è parte del piano, così come sfruttare al meglio le poche occasioni che le formidabili e velocissime punte sanno creare. Così è stato contro Roma, Napoli, Inter e Bologna. Inter e Roma, in particolare, hanno sprecato molto (compresi un rigore a testa) prima di essere punite dal contropiede di turno. Con un gioco di questo tipo, di solito si va lontano, alla faccia di Pep Guardiola e degli amanti del tiki-taka.
  2. La Roma in testa è una sorpresa, ma fino a un certo punto. In pochi pensavano che l’arrivo del Gasp sarebbe stato così rapidamente metabolizzato da un gruppo rimasto quasi identico a quello dello scorso anno. Bisogna riconoscere che la fortuna inizialmente ha dato una mano, soprattutto nelle prime giornate, quando il gioco dell’allenatore si vedeva solo a sprazzi ma le vittorie arrivavano comunque. Ora la squadra sembra girare, segna con più continuità, e benché la difesa abbia perso l’imbattibilità, il complesso funziona. Ma non è un miracolo. Da quando è arrivato Ranieri, che ha rimesso ordine, la Roma è la squadra che nel 2025 solare ha fatto più punti di tutti. Insomma, non erano brocchi prima: due tecnici bravi come Ranieri e Gasperini hanno semplicemente rimesso il gruppo nelle migliori condizioni.
  3. Il cambio dell’allenatore conta, inutile negarlo. I casi Tudor, Juric e Pioli lo confermano. L’esempio più clamoroso è proprio Juric: con la stessa Roma oggi capolista aveva rischiato la retrocessione. Gli effetti degli arrivi di Spalletti, Palladino e Vanoli non sono ancora pienamente visibili, ma cambiare era necessario.
  4. Il Napoli di Conte sembra tornato in pista, ma non tutto luccica. Il temperamento dell’allenatore è noto e i malumori che hanno portato a un momentaneo strappo con la squadra non sembrano ancora del tutto assorbiti. La partita contro la Roma dirà se la vittoria sull’Atalanta — parzialmente rinfrancata dal cambio in panchina — sia stata vera gloria o solo un episodio.
  5. Il Bologna dell’anno scorso non è stato un meteorite. Lo certifica la classifica attuale, che vede i rossoblù stabilmente in corsa per tutti gli obiettivi, nonostante la cessione di diversi gioielli nel mercato estivo. Anche qui il valore aggiunto è Vincenzo Italiano, che scommettiamo oggi a Firenze rimpiangono eccome.
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