Viaggiare in biciclettaSicurezza ciclismo, Moriconi (FCI): “Ridurre la mortalità è la priorità”

Sicurezza ciclismo, Moriconi (FCI): “Ridurre la mortalità è la priorità”

Ciclabilità urbana

La sicurezza dei ciclisti torna con forza al centro del dibattito dopo l’ennesimo incidente mortale avvenuto durante un allenamento su strada che ha causato la morte di Francesco Mazzoleni, 18enne bergamasco. A intervenire è Carlo Moriconi, presidente della Commissione sicurezza della Federazione Ciclistica Italiana, che spiega la filosofia delle proposte elaborate dalla federazione e trasmesse ai gruppi parlamentari lo scorso gennaio. Un pacchetto di interventi che, sottolinea, non si limita al tema del casco ma punta a una revisione più ampia delle norme per la convivenza tra auto e biciclette.

Avvocato civilista con una lunga esperienza professionale e un passato da ciclista dilettante, Moriconi continua ancora oggi a pedalare sulle strade umbre. Proprio questa duplice prospettiva – tecnica e vissuta – ha guidato il lavoro della commissione: “L’ennesimo decesso allarma le coscienze. Non sono più tollerabili ulteriori inerzie o giustificazioni”, spiega, ribadendo come il contributo della federazione nasca dall’esperienza diretta di direttori di corsa, giudici e operatori che conoscono quotidianamente i rischi della strada.

Secondo Moriconi, le proposte presentate rappresentano un intervento organico: “Non ci siamo limitati al casco, come spesso si è detto. Le nostre indicazioni toccano tutti gli aspetti del problema e oggi la possibilità di intervenire è nelle mani del legislatore”. L’obiettivo dichiarato è ridurre la mortalità stradale attraverso misure concrete e progressivamente applicabili.

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Tra i punti principali figurano limiti più stringenti nel sorpasso dei ciclisti, divieti di sorpasso tra automobili in presenza di situazioni potenzialmente pericolose e una maggiore regolamentazione della circolazione in doppia fila. “Il nostro scopo non è avere ragione in caso di incidente, ma evitare che questi accadano”, chiarisce Moriconi, aggiungendo che la sicurezza deve venire prima di ogni principio teorico: “Dobbiamo ridurre la mortalità, non vincere le cause”.

Il presidente della commissione evidenzia inoltre la necessità di interventi strutturali e culturali. Dalla segnaletica dedicata alle campagne informative nelle scuole, fino all’introduzione di tecnologie di assistenza alla guida capaci di rilevare ciclisti e pedoni. “La nuova frontiera è l’utilizzo di sistemi di rilevamento, già presenti su molti veicoli, ma serve un’accelerazione soprattutto per i mezzi pesanti”, afferma.

Il lavoro della commissione è durato circa un anno e si è basato sull’analisi delle principali cause di incidentalità. Le criticità, secondo i dati esaminati, sono chiare: eccessiva velocità delle auto, distrazione alla guida, scarso rispetto delle norme esistenti e carenze infrastrutturali. Elementi che richiedono una risposta sistemica, non interventi isolati.

Tra le proposte considerate più innovative c’è l’obbligo di prevedere spazi ciclabili delimitati nelle nuove strade o in quelle sottoposte a rifacimento. Una misura che, secondo Moriconi, non dovrebbe essere considerata utopica: “Appare rivoluzionaria solo per chi non vuole rendere questo Paese al pari degli altri in Europa. È un intervento semplice che contribuirebbe alla sicurezza di tutti”.

Il messaggio finale è rivolto direttamente alla politica. “Mi auguro che il legislatore riesca a compiere quel cambio di passo per il quale oggi esistono tutti i presupposti”, conclude Moriconi, ricordando che la sicurezza non riguarda soltanto il mondo del ciclismo ma l’intera società: “Ogni perdita di vita umana è anche un danno al movimento”.

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Redazione
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