
A Melbourne Jannik Sinner non insegue soltanto un terzo titolo consecutivo agli Australian Open. Dietro la caccia alla tripletta c’è un lavoro più profondo, fatto di piccoli aggiustamenti tecnici e di una visione che va oltre il confronto diretto con Carlos Alcaraz. È lo stesso tennista azzurro a raccontarlo in una intervista a atptour.com, spiegando come l’off-season sia stata dedicata a rifinire dettagli che, a questi livelli, fanno davvero la differenza.
Il servizio e la transizione verso la rete sono stati due dei punti su cui ha insistito maggiormente. Cambiamenti minimi pensati per rendere il suo gioco ancora più completo. Non una rivoluzione, piuttosto un’evoluzione naturale di un tennista che, a 24 anni, sente di poter aggiungere nuove soluzioni senza snaturare la propria identità. “All’inizio del torneo cercherò il ritmo gara, poi, andando avanti, proverò qualcosa di diverso…”.
La rivalità con Carlos Alcaraz domina ormai da tempo il circuito, ma, come sottolinea lo stesso Sinner, il lavoro fatto non è mirato a battere un singolo avversario. E’ più ampio: sentirsi competitivo e a proprio agio in ogni situazione di gioco. Anche per questo la preparazione fisica ha avuto un peso centrale. Accanto all’aspetto fisico, c’è poi quello mentale. La capacità di mantenere concentrazione e lucidità nei momenti chiave è una delle armi che hanno portato Sinner a dominare a Melbourne nelle ultime due edizioni degli Australian Open. In questo percorso ha avuto un peso decisivo anche la conferma di Darren Cahill nello staff tecnico, accanto a Simone Vagnozzi. Una presenza che Sinner considera fondamentale, non solo per l’enorme esperienza, ma anche per l’equilibrio umano che garantisce all’intero gruppo di lavoro.
Ricordiamo che il cammino a Melbourne parte dal primo turno contro Hugo Gaston, con un tabellone che potrebbe portare il numero due del mondo a incrociare il giovane brasiliano João Fonseca nei primi giorni e, più avanti, Novak Djokovic.
