La competizione passa anche dalla diversità di carattere. Siamo all’ultimo atto del Championship. Scendono in campo il numero uno del mondo, Jannik Sinner e il numero 2, Carlos Alcaraz. Il primo è a caccia del suo terzo Slam, il primo sull’erba. Lo spagnolo insegue invece il terzo titolo consecutivo sull’erba londinese, il sesto Slam in carriera.
Uguali perché sono entrambi forti, giovani, già campioni, hanno “spodestato” il serbo Novak Djokovic e la nuova era prevede al momento solo i loro due nomi. Lo scorso anno si sono equamente divisi i 4 slam: Sinner ha conquistato gli Australian e gli Us Open, Alcaraz ha vinto Roland Garros e Wimbledon.
Quest’anno l’alternanza si è ripetuta. Jannik ha vinto in Australia, Carlito a Parigi. Insomma le finali sono sempre loro. E oggi se ne vedranno delle belle. C’è chi si aspetta una maratona di quattro ore, una battaglia punto su punto.
Chissà se anche il Papa – grande appassionato di tennis e anche giocatore per diletto – guarderà la finale fra i due nuovi “mostri” del tennis.
Diversi perché l’avversità passa anche dal carattere. Jannik più introverso, più distaccato, uomo di montagna. Carlos più solare, sorridente, empatico.
Ne sono una prova gli allenamenti. L’altoatesino cerca sempre i campi più lontani da occhi indiscreti e sicuramente sempre nell’area riservata ai pochi con il pass. ll giorno dopo il problema al gomito riscontrato nella partita contro Dimitrov, si è allenato al chiuso, senza comunicazione alcuna. Nemmeno giornalisti e fotografi erano presenti.
Diversa situazione per Alcaraz che anche questa mattina si è allenato sul campo 14, aperto al pubblico, e quindi accessibile anche a chi oggi non è riuscito ad accaparrarsi e non si è potuto permettere il costoso biglietto. Un’ora di allenamento, al termine del quale Carlito è passato tra due ali di folla, fermandosi per qualche autografo e selfie.
Altra situazione di diversità, il rapporto con la stampa. Lo spagnolo arriva in conferenza stampa sempre sorridente, risponde anche a lungo alle domande e si concede ai giornalisti. Più discreto e cupo l’atteggiamento di Jannik che anche due giorni fa, in conferenza stampa, si è lasciato andare a una risposta che non è stata molto gradita dalla stampa. Al giornalista che gli chiedeva che titolo avrebbe voluto leggere l’indomani sui giornali visto l’ottimo risultato della prima finale raggiunta a Wimbledon, il numero uno del mondo ha risposto seccamente: “Non leggo i giornali”.
Infine, diverso anche l’atteggiamento sul campo. Alcaraz cerca spesso il contatto con il pubblico, lo esalta, è empatico e anche nei punti vittoriosi è molto scenico. Alcaraz rimane più “freddo” anche nell’esternazione fisica e umana. Forse per questo sui social oggi qualcuno l’ha etichettato come “L’uomo che sussurrava alle montagne”.
