Mar, 10 Febbraio 2026
TennisSinner e il caldo di Shanghai: serve una regola ATP?

Sinner e il caldo di Shanghai: serve una regola ATP?

Sinner
La drammatica immagine di Sinner piegato dai crampi che non riesce a camminare

Il ritiro di Jannik Sinner contro Tallon Griekspoor al Rolex Shanghai Masters ha riacceso il tema: la tutela della salute dei giocatori in condizioni climatiche estreme. Sul punteggio di 6-7, 7-5, 3-2 per l’olandese, dopo due ore e mezza di gioco in un clima umido e opprimente, Sinner si è accasciato a bordo campo, con la coscia destra bloccata dai crampi. Ha tentato di restare in campo, massaggiando e sollevando le gambe sulla panchina per ridurre la tensione muscolare, ma ha dovuto arrendersi. Il suo ritiro è stato accolto da un applauso mesto del pubblico e dalle parole sincere dell’avversario, che ha parlato di condizioni “brutali” già da diversi giorni.

A Shanghai l’umidità ha superato costantemente il 75%, con temperature percepite oltre i 33 gradi. Molti giocatori hanno lamentato difficoltà a recuperare tra un punto e l’altro. Novak Djokovic, sceso in campo poche ore prima di Sinner, ha definito le condizioni “tra le peggiori mai affrontate” e in un match del turno precedente era stato ripreso mentre vomitava a bordo campo. La combinazione di caldo, umidità e orari serali ha reso l’aria quasi irrespirabile e ha messo in difficoltà anche gli atleti più preparati.

L’episodio di Sinner non è isolato. Già in agosto, nella finale di Cincinnati contro Carlos Alcaraz, l’azzurro si era ritirato dopo appena venti minuti, debilitato da un virus e da un malessere generale. In quel caso, come a Shanghai, si era trattato di un cedimento fisico improvviso, ma il problema sollevato dal match in Cina riguarda l’ambiente più che la salute individuale. Il tennis continua a giocarsi anche in condizioni che altri sport, per regolamento, considererebbero proibitive.

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Il circuito ATP, a differenza della WTA e delle competizioni organizzate dalla ITF, non ha una regola che stabilisca quando il gioco debba essere sospeso per caldo o umidità. Nei tornei femminili esiste da tempo una pausa obbligatoria di dieci minuti tra secondo e terzo set se viene superata una certa soglia dell’indice di stress termico. All’Australian Open, dal 2019, la direzione di gara utilizza una scala numerica, la Heat Stress Scale, che tiene conto di temperatura, irraggiamento solare, umidità e vento: quando il livello raggiunge 5 il gioco viene sospeso, al livello 4 si impone una pausa supplementare. Anche Wimbledon e l’ITF usano parametri precisi, basati sul valore WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), per stabilire quando fermare i match. Sopra i 30 gradi WBGT le partite possono essere interrotte o rinviate.

Nessuno di questi protocolli, tuttavia, è vincolante per i tornei del circuito ATP. L’assenza di una regola chiara lascia ogni decisione all’arbitro e al direttore del torneo. A Shanghai, nonostante il disagio evidente, nessun match è stato sospeso. Alcuni giocatori hanno chiesto almeno l’uso del tetto sul centrale, ma l’organizzazione ha preferito mantenere il programma regolare. La discussione è immediatamente rimbalzata sui social e sui media internazionali, con molti addetti ai lavori che hanno invitato l’ATP a introdurre norme simili a quelle già adottate in altri contesti. L’ex coach Brad Gilbert ha sottolineato che “non si può continuare a lasciare ai giocatori la decisione di fermarsi”, mentre altri osservatori hanno ricordato che il problema non riguarda solo il caldo, ma anche l’umidità elevata che impedisce al corpo di disperdere calore.

Il tennis è uno sport che non prevede sostituzioni né pause prolungate, e la durata dei match rende il rischio di collasso fisico molto più concreto. Le immagini di Djokovic esausto e di Sinner costretto a lasciare il campo sorretto dallo staff medico sono l’altra faccia di un calendario fitto, che costringe gli atleti a viaggiare da un continente all’altro in poche settimane. Dopo lo US Open, molti tennisti sono passati dall’America del Nord all’Asia con differenze climatiche radicali e nessun tempo per acclimatarsi.

Il ritiro di Shanghai, dunque, non è soltanto una sconfitta personale. È il punto di partenza di una discussione più ampia che coinvolge l’intero sistema del tennis professionistico. Se le federazioni riconoscono già da anni che esistono limiti fisici oggettivi oltre i quali è necessario intervenire, l’ATP non può più rinviare una revisione del proprio regolamento. Non si tratta di ridurre lo spettacolo o di rendere il gioco meno competitivo, ma di riconoscere che l’ambiente – soprattutto in tornei disputati in Asia e Medio Oriente – è diventato un fattore determinante per la sicurezza degli atleti.

Le prossime settimane diranno se la direzione del Tour intenderà aprire un tavolo tecnico o lasciare che tutto si risolva, come spesso accade, nella memoria breve dei risultati. Intanto, il corpo di Sinner, piegato dal caldo di Shanghai, resta l’immagine più chiara di un problema che il tennis non può più ignorare.

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Redazione
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