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Sinner e la Davis: chi lo critica e chi lo difende. Lui intanto a Vienna spiana Altmaier

Jannik Sinner
Jannik Sinner a Riyadh (foto Brigitte Grassotti)

Vienna (Austria), 22 ottobre 2025 Jannik Sinner risponde con il tennis. Dopo giorni di critiche e discussioni sulla sua mancata convocazione in Coppa Davis, il numero due del mondo ha esordito al torneo ATP 500 di Vienna con una vittoria schiacciante: 6-0, 6-2 al tedesco Daniel Altmaier in appena 58 minuti. Un match dominato dall’inizio alla fine, con un primo set chiuso in 22 minuti e un rendimento praticamente perfetto.

«Accetto tutte le critiche, ma ho già detto tutto su questo tema e non ho nulla da aggiungere», ha commentato in serata l’altoatesino, apparso sereno e concentrato. Sul campo, invece, nessuna esitazione: servizio più preciso, gioco più variato e aggressività costante, quasi a voler rispondere alle polemiche a colpi di vincenti.

In Italia, la decisione di Sinner di rinunciare alle Finals di Davis continua a far discutere. L’ultimo affondo arriva addirittura da Bruno Vespa, che su X ha scritto: «Perché un italiano dovrebbe tifare Sinner? Parla tedesco, vive a Montecarlo, non gioca per la nazionale per prendersi una settimana di vacanza in più». Un attacco che ha diviso il pubblico, alimentando ulteriormente la discussione.

A replicare, con tono opposto, è stato Enrico Mentana, che ha voluto ricordare quanto Sinner stia contribuendo alla crescita del tennis in Italia: «Non fa la Davis, è di madrelingua tedesca, paga le tasse a Montecarlo, gioca solo i tornei più lucrosi, si presta a mille pubblicità… Ma se tra i giovanissimi il tennis sta soppiantando il calcio è per effetto suo, dello Jannik Sinner che il mondo ci invidia».

Anche Paolo Bertolucci, ex capitano di Davis, ha riportato il dibattito su binari più realistici: «La gente prende come esempio Alcaraz, ma in Davis ha giocato otto partite. Sinner ne ha giocate più del doppio e l’ha vinta due volte. E poi anche Berrettini e Musetti hanno la residenza a Montecarlo: come la mettiamo?»

Dalla politica a Seul: il caso che divide

A difendere il campione di Sesto Pusteria è intervenuto anche Arno Kompatscher, presidente della Provincia autonoma di Bolzano: «È una polemica sterile. Tutti vorremmo vederlo in Davis, ma chi punta al numero uno deve fare delle scelte. Lo hanno fatto Federer, Nadal, Djokovic: ora tocca a lui».

A riaccendere il dibattito, intanto, è la notizia di un nuovo evento-esibizione, in programma a Seul il 10 gennaio 2026, appena due giorni prima degli Australian Open: lo “Hyundai Super Match” contro Carlos Alcaraz. Un duello di richiamo mondiale, ma che in Italia molti interpretano come un’ulteriore prova della distanza tra Sinner e la maglia azzurra.

A Vienna, però, Sinner sembra più tranquillo che mai, anche grazie alla presenza dei genitori: «Siamo una famiglia normale. So quanti sacrifici abbiano fatto e continuino a fare. È bello avere al proprio fianco le persone che ami», ha raccontato dopo la vittoria.

Negli ottavi di finale, l’azzurro troverà un avversario tutto italiano: Flavio Cobolli, che ha superato il ceco Tomas Machac per 7-6, 6-2. In corsa anche Matteo Berrettini, vittorioso sull’australiano Popyrin (7-6, 6-3) e atteso ora da Cameron Norrie.

Sinner, insomma, ha iniziato il suo cammino viennese nel modo più netto possibile, ricordando a tutti che – al di là delle polemiche – il linguaggio che conosce meglio resta quello del tennis. E sul campo, almeno per ora, non c’è nulla da eccepire.

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