Dom, 8 Febbraio 2026
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Sinner e l’addio a Panichi e Badio: segnale di crisi o scelta necessaria?

Jannik Sinner si separa da Marco Panichi e Ulises Badio alla vigilia di Wimbledon. Le possibili ragioni del divorzio e le incognite in un momento delicato della carriera.

La notizia è ormai su tutti i giornali e siti: Jannik Sinner si separa dal preparatore atletico Marco Panichi e dal fisio Ulises Badio a pochi giorni dall’inizio di Wimbledon 2025. La sempre ben informata Gaia Picardi su Il Corriere della Sera avanza alcune ipotesi che, per il solo fatto di essere diventate notizia nel giornale di riferimento in Italia, sono sicuramente qualcosa di più di suggestioni.

In sostanza si ipotizza che Marco Panichi sconti il protagonismo e l’indole poco propensa ad essere irreggimentata all’interno di uno staff rigido come è quello di un n. 1 del tennis. Sarebbe, quindi, una questione di carattere. Sky, che ha riportato per primo la notizia, ipotizza una parola di troppo in qualche intervista. L’articolo citato del Corriere parla di protagonismo. Motivazioni certe o ufficiali non ve ne sono. Resta il mistero di un allontanamento subito dopo Parigi; già ad Halle nel box era presente Badio ma non Panichi.

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Protagonismo o intervista sbagliata

Lo diciamo sinceramente, il protagonismo come motivazione ci sembra debole. Panichi non è certo di primo pelo ed è conosciuto, a quello che si legge, nell’ambiente. Ha fatto parte dello staff di Djokovic senza che il suo carattere risultasse un problema. Il serbo, a protagonismo, non appare secondo a nessuno e se il preparatore romano avesse avuto la tendenza a ‘debordare’ probabilmente avrebbe scontato lo stesso problema in precedenza. Resta quindi l’ipotesi di qualche parola di troppo durante una sua recente intervista. Sulla rete ne troviamo in particolare due, una al Corriere dello Sport a fine marzo e una proprio a Gaia Picardi a metà aprile (Marco Panichi, l’uomo dei muscoli di Sinner). In entrambe il preparatore effettivamente entra nel dettaglio dei nuovi metodi di preparazione da lui imposti a Sinner. Forse troppo nel dettaglio, lasciando qualche segreto di troppo. Se dovessimo rivedere Sinner a Wimbledon nuovamente con le cavigliere, avremmo la prova che i metodi di Panichi non erano quelli graditi (ma in questa fase possiamo fare solo supposizioni).

Le motivazioni meno importanti del metodo

Crediamo, però, che a cercare le motivazioni del divorzio si perda di vista il vero problema. Ovvero che in questa fase della propria carriera Sinner è alle prese con la prima vera grande crisi. Una crisi che, ci auguriamo, possa superare quanto prima, magari già a Wimbledon, ma che però è sotto gli occhi di tutti se solo avessimo il coraggio di chiamarla tale.

Non è da Sinner perdere tre match point e poi il servizio in una finale dello slam; di solito era lui che riservava questo trattamento agli avversari. Non è da Sinner, inoltre, perdere due finali di seguito: Roma e Parigi. Non è da Sinner, inoltre, perdere al terzo turno di un torneo 500 contro un giocatore sotto i 20 del ranking (Halle), per quanto talentuoso come Bublik. Non è, infine, da staff solido e consolidato, cambiare la parte atletica alla vigilia di uno slam importante come Wimbledon. Farlo adesso, in modo per certi versi repentino, fa trasparire l’idea che il ragazzo di San Candido sia alla ricerca di qualcosa che non trova più nel suo gioco. Una sicurezza che manca e che neanche un cerino accesso con il servizio può ridare.

Redazione
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