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Sinner, la paura e il boato: così Wimbledon ha rivisto il suo campione

Wimbledon Sinner Kecmanovic
Sinner e Kecmanovic si scambiano il ‘cinque’ dopo uno degli scambi più spettacolari e divertenti, che hanno esaltato il pubblico presente

Jannik Sinner l’ha ripetuto numerose volte: “Le prime partite di uno Slam sono sempre le più difficili”. Oggi, poi, lo ha ricordato alla fine dell’incontro con Kecmanovic: “Non giocavo una partita dal secondo turno di Parigi, dovevo ritrovare il feeling, con il campo e con l’erba.”

Il vero cambio di Jannik Sinner rispetto al passato è un altro: “Sentivo l’emozione di giocare sul Centrale da vincitore. Non è stata una partita normale, già da quando scendi le scale senti l’emozione”. Dedicato a tutti quelli che hanno sempre descritto il campione come un robot. Perché il nuovo Sinner, uscito dal crollo contro Juan Manuel Cerúndolo, è proprio in questo: non nasconde più le emozioni, ma di esse si nutre e le asseconda.

Se l’emozione dell’esordio da vincitore lo tiene bloccato per i primi tre set, è proprio il calore del pubblico, improvvisamente schierato a suo favore, che lo lancia verso il quarto e quinto set. La palla break trasformata che gli permette di portarsi sul 4-2 nel quarto è accolta con un boato. Da allora il calore del pubblico non lo abbandona più e lui risponde collezionando break e chiudendo in controllo.

“È stata la risposta a quanti dicevano che al quinto non è più Sinner” commenta su Sky il bravo Furlan. E forse è vero. Soprattutto è la risposta di un ragazzo che ha toccato la fragilità nel modo più drammatico possibile e che per questo ha deciso di non giocare più a poker. Proprio lui, qualche anno fa, a chi lo accusava di non far trasparire emozioni, ebbe a dire: “Il tennis è una partita a poker, se mostri fragilità scopri le carte.”

Da allora le cose sono cambiate e oggi, nel secondo set, al termine di uno degli scambi più duri, dopo una bella volée, Sinner alza il braccio e chiama l’applauso. Lo faceva, quando era ancora giovane e rampante, ma sempre nei momenti decisivi. Oggi è apparsa invece l’invocazione di un giocatore che non riusciva a trovare il bandolo della matassa contro un tennista dal braccio educato e sicuramente più forte della classifica ufficiale.

Kecmanovic ha messo paura a Sinner come fece Fognini un anno fa, proprio all’esordio sul Centrale, contro Alcaraz. Poi gli dèi del tennis, in entrambi i casi, hanno riportato le cose a posto. Ora un giorno di riposo, poi Nuno Borges. Si dice sia meno forte del serbo. Speriamo.

Sinner-Kecmanovic 4-6, 6-3, 6-7(6), 6-2, 6-3

Sinner supera Kecmanovic al primo turno di Wimbledon dopo una battaglia in cinque set: 4-6, 6-3, 6-7(6), 6-2, 6-3. Una partita complicata, iniziata male e rimessa in piedi più con la forza dei colpi che con la pulizia del tennis. Il dato degli errori gratuiti lo conferma: 52 per Sinner, 33 per Kecmanovic. L’azzurro ha rischiato molto, ha sbagliato più del serbo, ma ha compensato con una produzione offensiva nettamente superiore: 72 vincenti contro 20.

La chiave resta il servizio. Secondo i dati ATP, Sinner ha chiuso con 31 ace contro uno solo di Kecmanovic, a fronte di cinque doppi falli per parte. La percentuale di prime in campo non è stata molto diversa, 66% per Sinner e 68% per il serbo, ma la resa ha scavato il solco: l’azzurro ha vinto l’89% dei punti con la prima, 81 su 91, mentre Kecmanovic si è fermato al 71%, 72 su 101. Sulla seconda, invece, equilibrio perfetto: 53% per entrambi.

Anche in risposta Sinner ha fatto meglio nei momenti che contavano. Ha vinto il 29% dei punti sulla prima di Kecmanovic e il 47% sulla seconda, trasformando 4 palle break su 9. Il serbo, invece, ha convertito solo 1 occasione su 4. Il dato complessivo fotografa bene l’andamento dell’incontro: 157 punti vinti da Sinner su 286, pari al 55%. Una vittoria non lineare, quindi, ma costruita sulla maggiore capacità dell’azzurro di alzare il livello quando la partita rischiava di scappare.

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