
Jannik Sinner non giocherà il Masters 1000 di Cincinnati. L’annuncio è arrivato domenica 9 agosto dal profilo ufficiale del torneo, seguito dalla nota del giocatore: «Il ginocchio destro mi sta dando fastidio e non sono ancora pronto per gareggiare». Dopo la rinuncia a Montreal, il numero uno arriverà agli US Open del 30 agosto senza avere disputato un incontro dalla finale di Wimbledon del 12 luglio. Almeno così si spera, perché alcuni giornali avanzano anche il dubbio che il n. 1 al mondo possa saltare anche l’ultimo slam della stagione.
La linea dominante: prudenza e nessun allarme
La quasi totalità dei quotidiani italiani ha raccontato il forfait come una scelta di cautela. La Gazzetta dello Sport riferisce che la terapia a base di onde d’urto è proseguita anche domenica, con esiti confortanti ma non definitivi, e colloca il lavoro di recupero al J Medical di Torino sotto la guida del fisiatra Gianluca Melegati. Sempre secondo la Gazzetta, il team voleva evitare lo stress di un torneo con temperature e umidità elevate. Il Corriere della Sera aveva anticipato la sostanza della vicenda già il 4 agosto, segnalando che la visita alla clinica ortopedica Physioclinic di Milano non era di routine.
Il Sole 24 Ore, il Giornale, Il Fatto Quotidiano e Il Post hanno seguito lo stesso impianto: nota ufficiale, cronologia dei controlli, US Open mai in discussione. Quotidiano Sportivo aggiunge l’ipotesi tecnica di un problema da sovraccarico. SuperTennis e Tennis Magazine Italia inseriscono l’unico dato che incrina la narrazione rassicurante: negli ultimi 35 anni nessun giocatore ha vinto a Flushing Meadows dopo avere saltato sia il torneo canadese sia quello di Cincinnati. OASport quantifica il costo in classifica: dagli attuali 13.450 punti Sinner scenderà a 12.800 alla vigilia dello Slam americano, restando comunque al comando.
Il precedente di Wimbledon regge questa lettura. Sinner ha vinto sull’erba londinese arrivando senza tornei di preparazione, dopo l’uscita al secondo turno del Roland Garros.
Ubitennis rompe il coro
Ubaldo Scanagatta ha scelto una strada diversa. Il direttore di Ubitennis era stato attaccato a fine luglio per avere manifestato preoccupazione sulle condizioni di Sinner dopo il no a Montreal. Nell’editoriale di oggi rivendica quella posizione e allarga il campo: elenca Alcaraz, Draper e Rune, osserva che i controlli medici ripetuti significano qualcosa, e chiude con una formula che vale come tesi: «Preoccuparsi non significa diagnosticare».
Nel pezzo del 27 luglio aveva già indicato il bersaglio vero. I giocatori che arrivano in fondo ai tornei non possono umanamente disputare quattro Slam, nove Masters 1000 e quattro ATP 500 obbligatori: l’ATP dovrà rivedere il calendario, almeno dal 2028 se non dal 2027.
Il processo al calendario
Su questo terreno si muove la minoranza che ha spostato l’analisi dal ginocchio al sistema, la stessa linea che Sport24h sostiene da settimane. Matteo Bettoni su TennisTalker ha titolato senza perifrasi sulla tenuta di un Masters 1000 che i migliori scelgono di saltare, e ha individuato la causa nella sequenza Montreal-Cincinnati-New York: «È un torneo che sta pagando una posizione difficile all’interno del calendario».
Front Office Sports ha impostato il tema in chiave economica, riportando la posizione della direttrice di Montreal Valérie Tétreault, secondo cui i Masters 1000 sono eventi di punta e il pubblico si aspetta di vedere i migliori. Nello stesso articolo Alexander Zverev spiega di avere ridotto i tornei minori perché il formato allungato consuma settimane. Sam Querrey, al podcast Nothing Major, ha posto la domanda più diretta: Montreal preferisce dodici giorni senza Alcaraz, Sinner e Djokovic oppure sette giorni con i tre in tabellone?
Il giornalista portoghese José Morgado ha attribuito al nuovo formato la responsabilità dei forfait a catena. Punto de Break ha scritto che il calendario costringe i giocatori a scegliere, e che il Masters canadese paga il conto più salato. La replica interna al circuito esiste e va registrata. Andy Murray ha ricordato che la scelta resta del giocatore: si può rinunciare, pagando in punti e bonus pool, oppure giocare perché conviene economicamente.
Perché il tema è la credibilità
Sette dei nove Masters 1000 durano dodici giorni con tabelloni da 96 giocatori: restano fuori Montecarlo e Parigi. José Morón di Punto de Break ha dichiarato che il formato a due settimane resterà, perché ha aumentato i ricavi e l’accordo con l’ATP lo vincola per anni. Dal 2028 arriverà un decimo Masters 1000 in Arabia Saudita, non obbligatorio, su una settimana e con tabellone da 56.
Il paradosso è aritmetico prima che polemico. Cincinnati perde entrambi i finalisti dell’edizione 2025 e schiererà Zverev come prima testa di serie, Auger-Aliassime seconda, Djokovic terza. Un torneo definito obbligatorio che i primi due del mondo disertano nello stesso anno smette di essere obbligatorio nei fatti. La categoria si svaluta da sola, e il ranking continua a distribuire mille punti a un vincitore che non ha incontrato nessuno dei due giocatori che dominano il circuito.
Sinner resterà a Torino per completare le terapie, compirà venticinque anni il 16 agosto e volerà poi a New York.


