
Ieri si, oggi no! Dopo le incertezze di questi giorni è arrivata la conferma temuta da tutti: Jannik Sinner non giocherà il Masters 1000 di Shanghai, al via il 7 ottobre. Lo ha annunciato questa mattina con una storia su Instagram, poche righe in inglese rivolte ai tifosi cinesi: si scusa, li ringrazia, dà appuntamento al prossimo anno. Del ginocchio destro, che è il motivo dell’assenza, nemmeno una parola.
È il quinto forfait consecutivo. Dal 12 luglio, giorno del secondo Wimbledon di fila vinto in finale su Alexander Zverev, Sinner ha saltato Montreal, Cincinnati, gli US Open, Pechino e adesso Shanghai. La diagnosi è una tendinopatia extra-articolare al ginocchio destro, curata con riposo e terapie al J Medical di Torino, poi con il lavoro di riatletizzazione e di campo. Lo dichiariamo subito: Sinner e il suo staff fanno bene. Il numero uno del ranking vale meno di un ginocchio, e la stagione si decide altrove.
Facciamo i conti. Sinner resta in vetta fino al 18 ottobre, giorno della finale di Shanghai, e arriverà così a 93 settimane da numero uno (otto in meno di Andre Agassi). Il giorno dopo Zverev può scavalcarlo, a patto di vincere sia Pechino, dove oggi gioca i quarti contro Novak Djokovic, sia Shanghai. Anche senza il doppio colpo in Cina, il primato resta appeso a un filo. Tra Vienna, Parigi e le ATP Finals l’altoatesino scarta 3.000 punti, tutti conquistati nell’autunno 2025; Zverev, negli stessi tornei, ne difende meno di mille. Nella Race il tedesco è già davanti.
Zverev ha aspettato la vetta del ranking per un decennio, come il tenente Drogo aspettava i Tartari dalla Fortezza Bastiani. Quest’anno ha vinto Roland Garros e US Open, i primi due Slam della carriera, e il sorpasso, se arriverà, sarà meritato. Arriverà però con il rivale fermo ai box da tre mesi, e questo un po’ di sapore glielo toglie. Lui, il terzo ma non talentuoso come i primi due, ha scalzato prima Alcaraz e ora si è messo nel mirino Sinner.
La questione vera è la salute del ragazzo di San Candido. Il 2026 è stato l’anno dei cinque Masters 1000 vinti uno dietro l’altro (Indian Wells, Miami, Monte Carlo, Madrid, Roma) e del Career Golden Masters completato più giovane di tutti. È stato anche l’anno dei cedimenti fisici. A Melbourne un malessere al terzo turno contro Spizzirri, poi la semifinale persa in cinque set con Djokovic. A Parigi il crollo contro Juan Manuel Cerundolo, con 33 gradi sul Chatrier e due set di vantaggio buttati via. A Shanghai, un anno fa, il ritiro per crampi contro Griekspoor.
Il calendario fa la sua parte. Shanghai è uno dei Masters allungati a dodici giorni e 96 giocatori, e quest’anno ha già perso otto iscritti, fra cui il brasiliano João Fonseca. Lo stesso Zverev, all’esordio a Pechino, si è lamentato della trasferta in Cina a fine stagione, con il fuso orario da smaltire in due giorni. Il circuito chiede ai campioni di giocare da gennaio a novembre, poi conta i forfait.
Il rientro, se il ginocchio lo permetterà, sarà tra Vienna e Parigi. L’obiettivo vero sono le ATP Finals di novembre, vinte nelle ultime due edizioni davanti al pubblico di casa. Il numero uno di fine anno passa da lì, e passa anche il senso di una stagione che resta, numeri alla mano, la migliore della sua carriera. A Torino si gioca al coperto. Il caldo, almeno quello, non sarà un problema.

