
Londra – Sinner è tornato. Anzi, non è mai ‘sparito’. La storia del doping è oramai passato remoto; alle spalle anche il ‘blocco mentale’ dei tre match point annullati a Parigi che hanno consentito a Carlos Alcaraz di vincere il Roland Garros. Tutto alle spalle. Al Centre Court di Wimbledon si è scritta la storia: Jannik Sinner è il re del Championships; battuto lo spagnolo 4-6/6-4/6-4/6-4 in 3 ore e 4 minuti. Sport24h c’era, in tribuna stampa. Abbiamo assistito a un momento epico.
Sinner è il primo italiano a vincere lo Slam sull’erba. Quell’erba che aveva visto l’avversario imbattuto per 20 match, terza finale consecutiva, due titoli incassati. Stavolta Sinner è stato più forte: più forte di testa e di fisico, ha sbagliato meno, ha messo in difficoltà Carlito in più occasioni, ha centrato un alta percentuale di servizio, chiave di volta della partita.



L’azzurro alza così il suo quarto trofeo di uno Slam nella sua carriera, impedendo ad Alcaraz di allontanarsi e vincere il suo sesto titolo Slam. La 138esima edizione di Wimbledon porta il nome di Jannik Sinner: prima di lui, solo Matteo Berrettini e Jasmine Paolini si erano dovuti accontentare di raggiungere la finale del torneo più antico del tennis.
L’italiano è andato contro i pronostici, contro le previsioni della stampa, perfino contro il tifo che gridava “Carlos, Carlos, si se puede, si se puede”. Più forte di tutto e tutti. E ora, dopo la parentesi dei tre mesi di stop per il caso di positività al clostebol e l’amara sconfitta sulla terra di Parigi, si può guardare avanti. Qualcuno osserva che se Sinner avesse centrato uno dei tre match-point al Roland Garros poteva addirittura pensare al Grande Slam (l’ultimo dell’anno sono gli Us Open a New York). Ma il passato è passato e ora si guarda al futuro. Grazie Jannik, per averci fatto vivere la storia.
