Doping e cheating dal tennis agli scacchi: Sinner-Shevchenko, casi diversi, stesse polemiche

Un caso analogo a quello di Jannik Sinner, ma con significative differenze, ha sconvolto il mondo degli scacchi di alto livello, alle prese con la piaga del cheating, ovvero l’utilizzo di motori per vincere le partite.

E’ accaduto in fatti in questi giorni che il grande maestro internazionale, n. 75 al mondo, Kirill Shevchenko è stato squalificato per 3 anni (con una riduzione di uno) per aver nascosto, durante un torneo internazionale, uno smartphone nel bagno con il chiaro intento di consultarlo durante il torneo. Non gli sono però stati tolti i punti elo guadagnati e non è stato privato del titolo di GM per una serie di attenuanti.

Si tratta del giocatore di scacchi più forte mai squalificato per questo tipo di infrazione sportiva. In passato sono stati squalificati, e privati delle qualifiche, Igors Rausis (2019, squalificato per 6 anni e tolto il titolo di GM) e Gaioz Nigalidze (2015 squalificato per tre anni e degradato al solo rango di maestro internazionale). Nessuno dei due aveva i punti elo di Shevchenko né un posizionamento così alto nel ranking.

Il Grande Maestro ucraino, 22 enne naturalizzato rumeno, è stato squalificato dalla FIDE (Federazione internazionale) al termine di una indagine che ha sollevato numerosi dubbi di parzialità. Shevchenko infatti ha ammesso di aver nascosto un telefono cellulare in un bagno durante il Campionato spagnolo a squadre di Melilla nell’ottobre 2024 mentre giocava contro il GM Francisco Vallejo Pons, ma ha negato con veemenza di averlo usato per barare con un motore scacchistico.

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L’incidente è emerso quando Vallejo Pons si è lamentato con l’arbitro per le frequenti assenze di Shevchenko dalla scacchiera. Un’indagine ha portato alla scoperta di un telefono nascosto nel water, accompagnato da un biglietto che intimava di non toccarlo. Successivamente, è emerso che un secondo telefono era stato trovato nello stesso luogo il giorno precedente.

Shevchenko è stato immediatamente espulso dal torneo e, dopo un’inchiesta del team Fair Play della FIDE, ha ricevuto una squalifica provvisoria di 75 giorni, poi estesa in attesa del verdetto definitivo.

La Commissione Etica e Disciplinare (EDC) della FIDE, pur riconoscendo che non ci sono prove certe che Shevchenko abbia effettivamente barato, ha stabilito che il suo tentativo di utilizzare un dispositivo elettronico costituisce comunque una grave violazione. Il ragazzo da parte sua ha ammesso di aver nascosto il telefono ma ha dichiarato di non aver fatto in tempo a consultare il noto motore LiChess a causa della forte tensione e delle situazioni contingenti.

Nonostante la richiesta della Commissione Fair Play di revocargli il titolo di Grande Maestro, l’EDC ha optato per una sanzione più clemente, tenendo conto di fattori attenuanti quali la collaborazione dell’incolpato, l’assenza di precedenti, diverse minacce di morte ricevute durante il torneo che hanno minato la sua serenità e, soprattutto, un’indagine condotta dal perito Kenneth Regan, esperto di queste truffe, che non ha notato improvvise modifiche del rendimento di gioco nella storia sportiva di questo ragazzo. Questo ultimo aspetto è stato determinante per evitare la perdita di punti elo e la penalizzazione del titolo di Grande Maestro.

Le reazioni contrastanti

Analogamente a quanto è accaduto a Sinner nel tennis, la decisione ha diviso la comunità scacchistica. Andrew Howie, presidente della Commissione Fair Play, ha definito la sanzione “troppo indulgente” e ha lasciato intendere un possibile ricorso. Dall’altro lato, il team legale di Shevchenko ha espresso delusione, sostenendo che la pena è sproporzionata rispetto alle circostanze, puntando soprattutto sul fatto che il ragazzo fosse vittima da tempo di minacce, dimostrate in sede di giudizio. Shevchenko potrà tornare a giocare nell’ottobre 2026, ma il suo team sta valutando un ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS).

Il problema del cheating negli scacchi è serio e profondamente sentito da tutta la comunità. Ricordiamo nel settembre 2022, durante la Sinquefield Cup, Carlsen, allora campione del mondo, perse inaspettatamente contro il giovane Hans Niemann. Il norvegese accusò l’americano di aver barato e si ritirò per protesta dal torneo. Conservò questa posizione anche successivamente e quando gli capitò di giocare nuovamente con Niemann, questa volta in una partita online, dopo la prima mossa abbandonò polemicamente. Si aprì un intenso dibattito sulla sicurezza nei tornei di scacchi.

Chess.com, la principale piattaforma di scacchi online, condusse un’indagine, rilevando che Niemann aveva probabilmente barato in diverse partite online, anche se non trovò prove di imbrogli nelle partite dal vivo. A quel punto Niemann ammise di averlo fatto in passato, ma negò di averlo barato contro Carlsen. Seguì una causa da 100 milioni di dollari intentata dallo stesso Niemann nei confronti di Carlsen e chess.com, causa che poi però venne ritirata. Adesso il mondo degli scacchi torna a specchiarsi nello spettro della questione Shevchenko con le inevitabili polemiche tra quanti pensano che la punizione sia stata troppo severa e chi invece vorrebbe lo stesso trattamento riservato a Rausis e Nigalidze.

Redazione
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