Sinner vs Dimitrov: l’etica del lavoro batte il talento

Tra lui e il serbo ci sono 1000 punti di differenza. Se sono tanti o pochi ce lo diranno i prossimi mesi.

Sinner supera Dimitrov nella finale degli Open di Miami con il punteggio di 6/3, 6/1. Una finale più facile del previsto che consegna il giocatore di San Candido alla storia del tennis italiano. Mai nessuno era salito così in alto nel ranking mondiale. Il successo di ieri ha infatti spalancato a sinistra il corridoio del sorpasso ai danni di Carlitos Alcaraz. Sorpasso impensabile dopo la sconfitta del nostro nella finale di Indian Wells nella quale si era anche evidenziato un concetto: il miglior Alcaraz ha ancora qualcosa in più del miglior Sinner.

Se c’è una morale nella finale di ieri è che l’etica del lavoro ha il sopravvento sul talento puro. L’ha ricordato con l’umiltà e la semplicità che lo contraddistingue lo stesso Sinner nelle dichiarazioni post partita: “Sono un predestinato per il lavoro, questo mi ha portato fin qui…”. E chissà dove altro ancora, aggiungiamo noi.

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Perché, per tornare al paragone con Carlitos, se è vero che lo spagnolo ha qualcosa in più nel gioco è anche vero che la vera forza, in questo sicuramente superiore, di Sinner è mentale. Le sconfitte, come nelle migliori favole, lo migliorano. La sua crescita, in questo ultimo anno, è stata costante al punto che ormai difficilmente può perdere contro qualcuno che non è al suo livello. Per capirci, un inciampo come quello di Alcaraz contro Dimitrov, Jannik difficilmente lo farà registrare. Forza e regolarità sembrano essere le sue qualità migliori.

Che il talentuoso bulgaro, rinato a nuova vita a 33 anni, non potesse far male (come ha fatto invece nei quarti e in semifinale) si è capito dopo mezz’ora di gioco. Il tempo, per Sinner, di prendere le misure e aggiustare i colpi. Salva una palla break – l’unica che concederà in tutta la partita – è buca per ben 4 volte l’avversario sceso a rete per evitare il palleggio da fondo campo. Preso atto, il bulgaro, che né da fondo campo, né sotto rete avrebbe potuto spostare l’inerzia, le cose sono andate come ranking e destino avevano deciso. Il secondo set è stata una formalità. Dimitrov ha smesso di correre e giocare a tre giochi dalla fine.

Archiviato il suo terzo titolo dell’anno, il secondo Master 1000 della carriera, il giocatore di San Candido adesso guarda alla terra battuta. Ci vorrà qualche giorno per abituarsi alla nuova superficie. Lo scorso anno non ha brillato, tranne forse Montecarlo. Pertanto, se le cose dovessero continuare su questa scia (20 partite e una sconfitta nel 2024), c’è da attendersi un’altra manciata di punti rosicchiati ai diretti concorrenti nel ranking, che sono, al momento, Alcaraz (alle sue spalle) e Djokovic (avanti).

Tra lui e il serbo ci sono 1000 punti di differenza. Se sono tanti o pochi ce lo diranno i prossimi mesi.

foto @BrigitteGrassotti

Redazione
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