Lascia un po’ di amaro in bocca l’epilogo di ieri di Sinner vs Medvedev 6/7, 6/4, 7/6, 2/6, 6/3. I tifosi italiani ancora si interrogano se il momento di appannamento abbia influito o meno sulla prestazione del n. 1 e le dichiarazioni post partita non aiutano: “Daniil ha giocato in modo intelligente, merita la vittoria” ha detto Jannik. In questa frase c’è molto, anche fuori dalla righe. C’è prima di tutto la consapevolezza da parte del nostro di non aver giocato in modo altrettanto intelligente, come ha sottolineato Paolo Bertolucci in telecronaca su Sky. Continuare a tirare pallate da fondo campo, in una condizione fisica non ottimale, non è stata la scelta migliore. Quando Sinner ha variato il gioco, cercando di sorprendere l’avversario, l’ha messo in difficoltà. Perché non ha continuato a farlo, per tutta la partita, resta un mistero.
Nel terzo set, poi, ha perso il killer instinct, proverbiale per tutti i n. 1 che si rispettino. Ha sciupato le palle per il set e probabilmente per il match. Stesso discorso nel quinto gioco dell’ultimo set, quando ha costretto più di una volta il russo a giocare per salvare il servizio. Se fosse andato sul 3 pari probabilmente sarebbe finita in altro modo. Questo non è successo e restano negli occhi, soprattutto, le difficoltà fisiche, evidenziate già nel primo set, con una sudorazione eccessiva per un giocatore come l’altoatesino sempre molto ‘composto’ anche da quel punto di vista.
Cosa è successo a Sinner? A distanza di 12 ore dalla partita ancora non si capisce. Un giramento di testa, frutto di un calo di pressione o di zuccheri, una stanchezza improvvisa, una giornata storta, una notte insonne? Sono tante le cause concomitanti che però restituiscono un quadro preoccupante. Apprezziamo, dal punto di vista della comunicazione, la completa disponibilità del suo staff e dello stesso Sinner a raccontare quei momenti, a cominciare dalla difficoltà avuta quando ha lasciato il campo e che, essendo avvenuta lontano dal pubblico, poteva anche rimanere un segreto. C’è tempo per ragionare e capire cosa è successo. Abbiamo l’impressione che improvvisamente sia scattato un attimo (metaforico) di paura nella testa del campione. Sono cose che succedono, soprattutto quando si è sempre al centro dell’attenzione.
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JASMINE PAOLINI forse sta scrivendo una storica pagina per il tennis femminile italiano. Non ha ancora vinto uno slam, cosa invece accaduta ad altre tenniste italiane prima di lei (Schiavone e Pennetta), ma sicuramente, diversamente dalle altre, ha una continuità di rendimento, su diverse superfici, per le nostre sconosciuta. Dopo la finale di Parigi, infatti, colleziona anche una semifinale a Wimbledon mostrando tra l’altro un gioco e una solidità che lasciano ben sperare per il proseguo del torneo. Contro la Navarro vince facile, 6/2 6/1 e strappa questo commento alla statunitense: “Se continua a giocare così può vincere il torneo”. Del resto la Swiatek, che l’ha strapazzata nella finale di Parigi neanche un mese fa, è uscita di scena. In semifinale incontrerà la croata Donna Vekic, attualmente n. 37 del ranking. I precedenti vedono la tennista toscana in vantaggio di 2 a 1, con le vittorie di Cincinnati e Montreal (nel 2023) e la sconfitta di Courmayeur, nel 2021. Ma tre anni fa entrambe erano due giocatrici diverse rispetto ad oggi. Quindi è lecito sperare.
