La notizia che tutti attendevano è arrivata solo parzialmente. Se, infatti, WADA ha confermato di non avere presentato il ricorso contro l’assoluzione di Jannik Sinner (il termine ultimo era la mezzanotte di lunedì), è anche vero che ha fatto trapelare la notizia di aver chiesto un supplemento di documentazione, spostando automaticamente i termini per presentare il ricorso più avanti. La notizia è riportata dal Corriere della Sera nell’edizione odierna. Il caso Sinner, quindi, per la WADA non è ancora chiuso anche se diversi fonti riportano l’intenzione della stessa agenzia di accettare le motivazioni di ITIA e chiudere la questione.
In attesa della definitiva chiusura del caso, si può ragionare su alcuni aspetti per trarne alcune considerazioni di carattere generale.
ITIA ha avuto un occhio di riguardo per il n. 1 del tennis mondiale? Se scorriamo l’elenco delle decisioni assunte dall’organismo indipendente chiamato a decidere riguardo gli episodi di doping e di scommesse nel tennis, scopriamo che l’assoluzione di Sinner non è la prima. Molti giornali hanno ricordato il caso di Marco Bortolotti, assolto prima di Sinner a marzo del del 2024, con la stessa formula “No Fault or Negligence”. Prima di loro anche due tenniste, Tara Moore and Barbara Gatica, trovate positive ad uno steroide anabolizzante boldenone nel 2022 in un torneo in Colombia, sono state assolte con la stessa formula. Nessuno dei precedenti poteva vantare l’importanza e il peso di Sinner a livello mondiale.
Perché altri casi simili di doping nel tennis si sono conclusi con la condanna del tennista? Vale la pena premettere che l’ITIA (International Tennis Integrity Agency) assume la responsabilità del programma antidoping nel tennis mondiale a gennaio del 2022. Quindi tutte le decisioni prese precedentemente riguardano o l’organismo TIU (Tennis Integrity Unit, composta da ATP, ITF, WTA, Grand Slam e cinque membri indipendenti) o WADA.
Il principio giuridico che ha guidato l’ITIA, anche in base alle sentenze degli anni precedenti, nell’affrontare i casi di doping è quello nella formula ‘no fault or negligence’. In pratica gli assolti hanno dimostrato non solo di non aver assunto la sostanza volontariamente, ma anche di aver fatto di tutto per non restare coinvolti, loro malgrado, in una assunzione involontaria. Per spiegare bene questo concetto con esempi pratici, rimandiamo al verbale di assoluzione dell’ITIA che abbiamo tradotto e pubblicato, nel quale si portano due casi simili e con esiti diversi di assunzione involontaria. Nel caso di Sara Errani la tennista è stata sanzionata perché l’involontaria assunzione del principio dopante era a causa di (dal verbale di assoluzione di Sinner): “ingestione dei farmaci prescritti alla madre dell’atleta, attraverso un pasto consumato con lei in famiglia. È emerso che il farmaco era conservato in una scatola nella cucina vicino al locale dove cucinava la madre dell’atleta, che prendeva una pillola ogni giorno. Il CAS ha respinto l’appello. La loro decisione si basava chiaramente sul fatto che c’era stata un’occasione precedente in cui una pillola era caduta dalla scatola.” La “quotidiana routine della madre dell’atleta che assume i farmaci e conservazione dei farmaci in box nelle immediate vicinanze del luogo in cui venivano preparati i pasti” è ritenuta una negligenza.
Nel caso di Gasquet, invece, che ha inavvertitamente ingerito cocaina baciando una donna che aveva incontrato per la prima volta in un ristorante, il tribunale ha riconosciuto che il tennista non ha commesso alcuna negligenza: “Il ricorrente ha avuto successo presso il CAS, con il collegio determinando che non ha fallito il test della “massima cautela”. Non avrebbe potuto saperlo rischio di ingerire cocaina baciando qualcuno. Il CAS ha osservato che gli esperti delle parti hanno impiegato del tempo per concludere che il ricorrente avrebbe potuto correre un rischio per se stesso non sapevo del rischio di ingerire cocaina, anche durante l’esercizio massimo cautela, da parte della donna, proprio perché non l’ha vista assumere cocaina, vedi sotto l’influenza di cocaina, o sapere qualcosa della sua situazione personale.”.
E’ lo stesso principio per cui sono state assolte da ITIA le due tenniste Tara Moore and Barbara Gatica che hanno dichiarato di essere entrate in contatto con la sostanza dopante a causa della carne mangiata in Colombia durante il torneo. Nessuna negligenza da parte loro e pertanto assoluzione.
Perché in altri sport, invece, gli atleti, per lo stesso tipo di doping (involontario) sono stati squalificati? La storia della carne contaminata ci fa tornare alla mente la squalifica al ciclista Alberto Contador, risultato positivo nel 2010 al clembuterolo. Nella sua difesa il ciclista spagnolo affermò di essere entrato in contatto con la sostanza avendo consumato carne contaminata. Gli credette la Federazione spagnola, ma non la federazione internazionale UCI e la WADA. Ci sono altri casi di sportivi squalificati per la positività ‘involontaria’ al Clostebol, ricordati da media in questi giorni (il cestista Moraschini, il calciatore Lucioni). Particolarmente drammatica e toccante è la testimonianza del ciclista Stefano Agostini, trovato positivo alla sostanza nel 2013, squalificato dalla WADA per 15 mesi e che ha poi smesso di correre.
Ogni storia è un caso a se, ma è evidente che questa maggiore attenzione alle motivazioni della difesa è propria di alcuni organismi e non di altri, di alcune federazione ma non di tutte. Le strategie per combattere il fenomeno del doping sono diverse e ogni sport ha una sensibilità diversa. In alcuni casi ritiene opportuno avere una mano ferma e decisa, anche sommaria (come il diritto sportivo spesso è), in altri casi, complici anche i grandi interessi economici in gioco, si approfondiscono istruttorie e si analizzano meglio i casi.
Un esempio di questa flessibilità a nostro avviso è proprio l’ITIA, che opera sia contro il doping che contro le scommesse nel tennis. L’organismo se da una parte ha mostrato quello che alcuni commentatori hanno definito il ‘volto umano’ della lotta al doping, dall’altro appare sommario e inflessibile per quanto riguarda il match fixing. Questo perché il fenomeno appare la vera piaga in grado di minare la credibilità del tennis, che richiede ingenti investimenti da parte di un singolo giocatore per poter emergere e di conseguenza un sottobosco o palude che fa di tutto per potersi sostenere, anche attraverso le scommesse che, se ci pensate bene, è il modo migliore per lucrare sulle proprie sconfitte.

