Sistemi sportivi a confronto: ma è la Gran Bretagna il modello da imitare?

In Australia circa il 60% dei ragazzi praticano una qualche forma di attività sportiva, mentre in Gran Bretagna si pensa più alle medaglie che alla pratica di base.

Sistemi sportivi a confronto: ma è la Gran Bretagna il modello da imitare?

Nel 1989 il parlamento australiano ha licenziato la legge che istituiva l’Australian Sports Commission (ASC). Si tratta dell’Agenzia governativa che gestisce e organizza lo sport nel paese. Un’agenzia che opera anche attraverso l’Australian Institute of Sport e in accordo con analoghi Istituti negli otto stati che formano la Federazione. l’ASC gestisce i fondi che il governo ogni anno assegna allo sport e opera su 4 direttrici: lo sport d’élite (raggiungimento di risultati), pratica, impianti e eventi. Opera attraverso piani biennali e nel biennio 2016_2017 ha stanziato qualcosa come 280 milioni di dollari australiani (circa 200 milioni di euro). Quindi il sistema australiano opera sia per quanto riguarda il raggiungimento di obiettivi che per la diffusione. In Australia, ma non è chiaro se per merito o meno di questa agenzia, circa il 60% dei ragazzi è protagonista di una vita attiva e all’insegna dello sport, che sia questo bicicletta, skate, surf o discipline classiche (qui). Insomma il sistema insiste su una popolazione, per cultura, fortemente attiva fin dai primi anni di vita.

Gli obiettivi strategici dell'Agenzia per lo sport australiano

Gli obiettivi strategici dell’Agenzia per lo sport australiano

Un sistema che funziona e che ha funzionato sin da subito. Agile (l’Agenzia è formata da un Chair, un vice e otto membri) e efficiente, il sistema ha prodotto medaglie dalle Olimpiadi di Sydney in poi, finanziando in base a obiettivi e risultati molte federazioni (ma non tutte). Lavora per obiettivi e tra questi non si sono solo le medaglie olimpiche o mondiali. Il Comitato Olimpico Australiano non percepisce soldi dal Governo centrale; si sostiene con le proprie forze e si preoccupa soltanto di portare gli atleti alle Olimpiadi.

Questo sistema è straordinariamente simile a quello britannico, che differisce dal modello per due aspetti fondamentali: i fondi che vengono destinati allo sport provengono dalla “famosa” lotteria nazionale (che ci richiama i tempi in cui il CONI gestiva il totocalcio) e, soprattutto, sono destinati soltanto agli atleti élite. Nessuna attenzione allo sport di base (nonostante le chiacchiere che si raccontano in Italia sullo sport nelle scuole britanniche). Al punto che un bell’articolo sul Guardian alla fine delle Olimpiadi di Rio ricordava che questo sistema si preoccupa solo di vincere medaglie, ma: “la sfida deve essere quello di replicare il successo dello sport élite anche ai livelli più bassi. Prima di Londra 2012, questo giornale ha documentato la scure che si abbatté sulla scuola da parte del governo in cui Michael Gove era responsabile per l’educazione. Da allora, qualche risorsa è andata allo sport nella scuola primaria, ma i gravi tagli ai bilanci degli enti locali hanno devastato le strutture.. Proprio la scorsa settimana il governo è stato messo sotto accusa per la sua “imbarazzante” strategia per combattere l’obesità infantile, mentre in tutto il paese stanno chiudendo strutture fatiscenti e rimangono problemi “irrisolvibili”, ma facilmente risolvibili, come aprire strutture scolastiche fuori dall’orario…” (qui).

UK Sport

Il sistema sportivo britannico, come vengono impiegati i fondi della lotteria nazionale

Insomma, per capirci, un sistema più simile a quello coreano che a quello australiano, al quale l’Agenzia UK Sport si ispirava (come ricorda lo stesso articolo citato) e che dimostra, crediamo definitivamente, che il numero di medaglie vinte ad un’Olimpiade non indica assolutamente il livello di “sportivizzazione” di un paese.

E noi a quale sistema ci vogliamo ispirare?

Antonio Ungaro

 

LE PUNTATE PRECEDENTI
1. Medaglieri a confronto: vince Grenada
2 – Il sistema sportivo coreano

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