Siya Kolisi, dalla township di Zwide alla finale di Coppa del Mondo

La storia del capitano degli Springbooks è di quelle che meritano di essere raccontate; quando assistette alla finale del 2007 in una taverna perché non aveva la TV a casa.

Siya Kolisi, dalla township di Zwide alla finale di Coppa del Mondo

Siyamthanda “Siya” Kolisi aveva 4 anni quando il Sud Africa di Nelson Mandela vinceva la sua prima Coppa del Mondo. “Non ho mai pensato di diventare un giocatore di rugby. La fame ti fa fare brutte cose. Ho molti amici che sono morti o che hanno fatto una brutta fine. Allora mi preoccupavo prima di tutto di mettere qualcosa nello stomaco.”

Siya è il primo capitano nero dei Books a raggiungere una finale di Coppa del Mondo. Mentre lottava per la sopravvivenza nella township di Zwide, Madiba cercava di far nascere la Nazione Arcobaleno anche attraverso il rugby. A sette anni Kolisi scopre il rugby, forse anche grazie alla politica di “contaminazione” imposta dal leader nero per cercare di rendere meno afrikaner la formazione sudafricana. “Non pensavo di poter diventare un giocatore… ero più impegnato a pensare come arrivare al giorno dopo.” In poco tempo, però, Siya capisce che il rugby gli avrebbe permesso di avere un’altra opportunità.

A 12 anni grazie ad una borsa di studio entra alla Grey High School di Port Elizabeth; a 16 anni nelle giovanili dell’EP Elephants. E’ il 2007 e il Sud Africa di Habana supera in finale l’Inghilterra 15-6. “Allora non avevo la televisione, per questo motivo segui la finale da una taverna di Zwide. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e oggi eccomi qua…“.

La storia di Kolisi è di quelle immaginate da Mandela quando costrinse il Sud Africa nero ad amare il rugby. Una storia che prima o poi sarà raccontata in qualche film, perché molto “self made man”; il riscatto sociale attraverso lo sport.

Per questo motivo il Sud Africa di Rassie Erasmus ci piace. Non tanto nel gioco espresso in questa Coppa del Mondo, ma per la ventata di aria fresca che porta con se. Appare, infatti, che si sia scrollata definitivamente di dosso la necessità di dimostrare di non essere più la nazionale degli afrikaner. Eredità che fino a qualche anno fa ancora aleggiava, come un fantasma. Perché anche a distanza di decenni dalla fine dell’embargo dovuto all’apartheid, gli Springbooks hanno continuato a combattere contro i pregiudizi. Esterni e soprattutto interni. Al punto che dieci anni fa la Federazione sudafricana, per cercare di dare una svolta culturale all’ambiente, scelse il primo coach di colore, Peter de Villiers, non solo per i meriti sportivi, ma soprattutto per alzare la quota di giocatori di colore all’interno della rosa.

Da quella rivoluzione culturale ad oggi, dopo 10 anni, resta un gruppo di tre quarti veloci e potenti, di cui Siyamthanda “Siya” Kolisi ci sembra uno dei più rappresentativi. La prima vera nazionale arcobaleno ha quindi la possibilità di ripetere quanto realizzato nel 2007.

“Se il Sudafrica dovesse vincere la Coppa del Mondo con Siya Kolisi come capitano – ha detto Habana –  sarebbe per il nostro Paese qualcosa di straordinario e fonte di ispirazione per il 70% della nostra popolazione. Credo che avrebbe un significato più importante anche di quando, nel 1995 Mandela si presentò alla finale con la maglia dei Books.

Finale 3/4 posto Nuova Zelanda v Galles: venerdì 1 novembre, ore 10,00 RAI Sport e TF1 (qui vpn)

Finale 1/2 posto Inghilterra v Sud Africa: sabato 2 novembre, ore 10,00 RAI Sport e TF1 (qui vpn)

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