Sochi 2014 FIDE: Carlsen si conferma Campione del Mondo

Sochi 2014 FIDE: Carlsen si conferma Campione del Mondo
Mondiale Scacchi 2014, Anand, Carlsen

Anand e Carlsen durante la prima partita del Mondiale 2014

Magnus Carlsen si è confermato Campione del Mondo di Scacchi, superando per 6,5 a 4,5 lo sfidante, ed ex campione del mondo Vishy Anand, al quale aveva sottratto lo scettro due anni fa a Chennai. Il Mondiale di Sochi 2014 Fide, che nel computo totale delle vittorie ha registrato, su 11 incontri, 3 successi per il norvegese, uno per l’indiano e 7 pareggi, passerà alla storia di questo splendido gioco (o sport? dilemma ancora da dipanare) come uno dei più deludenti dal punto di vista della qualità del gioco. Raramente, infatti, è capitato di vedere in un mondiale una concentrazione così alta di errori da entrambi le parti. Si potrebbe dire che non ha vinto il migliore, ma “il meno peggio”.
Paradigma di questo è stata sicuramente la 6^ partita, che ha segnato come uno spartiacque l’evento. Una partita vinta da Carlsen dopo che lo stesso aveva commesso una delle “sviste” più clamorose della storia dei Mondiali. Una mossa che se fatta da qualsiasi altro “mortale” sarebbe stata catalogata come errore e che viene riqualificata in “svista” soltanto perché Carlsen, dall’alto dei suoi oltre 2800 punti Elo, non può definirsi un giocatore scarso. Una mossa, in qualsiasi caso (la 26^, Re in d2), che avrebbe permesso a Anand un facile attacco con il cavallo e la conquista di pedoni, che a questi livelli rappresentano un vantaggio decisivo. Invece, tra l’incredulità generale, Anand non ha “visto” (altra svista) il facile controgioco, preferendo avanzare con il pedone nella colonna a, per poi accorgersi della ghiotta occasione persa e capitolare, prima con la testa che per la forza dell’avversario. Insomma un festival degli errori che faceva il paio con la prima sconfitta di Anand, nella quale, anche se in presenza di una posizione difficile, l’indiano ha inspiegabilmente ancora una volta mosso con il pedone permettendo a Carlsen di entrare nella settima traversa. Anche il successo dell’indiano, l’unico di questo incontro, arrivato in occasione della 3^ partita, in realtà è stata una chiara dimostrazione di come il campione del mondo Carlsen sia praticamente a digiuno (per questi livelli) nelle aperture, entrando in un territorio teorico che non conosceva.
Ma di occasioni mancate, soprattutto da parte di Anand, ve ne sono state altre anche meno evidenti, come nella partita di oggi, persa dall’indiano dopo che aveva provato a “sparigliare” le carte con una variante (spinta del pedone in b5) che avrebbe potuto anche portare ad una posizione vantaggiosa, se avesse visto anche il seguito, con l’alfiere in e7.
A conclusione di questo mondiale resta la sensazione che si sia trattato del festival delle occasioni perdute. Da parte di Carlsen di stupire il mondo. Il campione in carica, infatti, non ci è parso particolarmente ispirato, mostrando un gioco impreciso. Soprattutto ci è sembrato improprio il soprannome di Mozart degli Scacchi, avendo mostrato il più delle volte un gioco difensivo e di “rimessa”, giocando sull’errore dell’avversario e scevro di qualsiasi spunto combinativo. Un gioco simile (anche se ancora lontano per profondità teorica) a quello di un Petrosjan, passato alla storia come un campione dal gioco profondamente difensivistico, scevro da qualsiasi concessione allo spettacolo. Carlsen si è mosso su questa scia, cercando subito di portare l’avversario in finali di partita e magari alla patta (cambio dei pezzi pesanti quando possibile), affidandosi alle sue indubbie qualità nei finali.
Anand, da parte sua, ha giocato un mondiale sicuramente migliore rispetto a quello che l’ha visto perdere il titolo a Chennai, offrendo in alcune fasi di gioco anche l’impressione che la Tigre fosse ancora in grado di graffiare. Non è stato però capace di cogliere i tanti errori disseminati sulla scacchiera dall’avversario, mostrando quindi una chiara sudditanza psicologica non fugata neanche dopo la vittoria nella terza partita. E’ vero che siamo degli inguaribili tifosi di questo giocatore che ha mostrato nel corso degli anni una classe ed uno stile lontani anni luce dallo star system, riuscendo al contempo a restare sulla cresta senza esserne travolto (e per questo il nostro giudizio è sicuramente condizionato), ma il risultato del mondiale di Sochi alla fine ci pare abbia emesso due verdetti: il primo è che la Tigre potrebbe ancora graffiare, soprattutto in occasione dei torneo dei candidati, qualora decidesse di giocarlo (e non è detto che nel 2016 non sia ancora lui a sfidare Carlsen), il secondo è Carlsen non ci sembra più il giocatore destinato a segnare un’epoca, come pensavamo all’inizio di questo mondiale e come tutto il mondo scacchistico è propenso a credere. Per sedere accanto ai grandi di questo sport Magnus deve ancora macinare strada e, soprattutto, dimostrare un gioco combinativo finora a lui sconosciuto.
Altrimenti anche Petrosjan, a voler giocare il suo gioco, ci appare ancora inarrivabile per il giovanotto di Tonsberg.
Antonio Ungaro

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