Sport e Covid-19: il problema maggiore sono le gare

Uno dei problemi più importanti dello sport, forse il più importante, riguarda le competizioni. Infatti, mentre siamo tutti d’accordo riguardo gli allenamenti, che speriamo possano ripartire in forma individuale già dal 4 maggio, ancora nulla si sa riguardo lo svolgimento delle gare.

Sport e Covid-19: il problema maggiore sono le gare

Uno dei problemi più importanti dello sport, forse il più importante, riguarda le competizioni. Infatti, mentre siamo tutti d’accordo riguardo gli allenamenti, che speriamo possano ripartire in forma individuale già dal 4 maggio, ancora nulla si sa riguardo lo svolgimento delle gare.

Si può ipotizzare, come per le regioni, anche una partenza a “scaglioni”, con l’autorizzazione a riprendere il calendario caso per caso, tenuto conto della specificità di ogni singola disciplina.

Ci sono, però, problemi intrinsechi legati ad ogni evento sportivo che rappresentano un problema. Ci riferiamo alla presenza del pubblico. Certo, ci sono sport in cui il pubblico è pressoché assente (e vale per ogni tipo di disciplina, visto che spesso dipende dall’importanza della gara), ma noi vogliamo ragionare a livello assoluto.

Un evento sportivo senza pubblico è possibile? Forse si. Gli stadi a porte chiuse ne sono un esempio. Lì dove c’è un impianto chiuso, con ingresso controllato, è possibile applicare tutte le regole del caso (che ci auguriamo vengano indicate il prima possibile da una delle tante commissioni di questi giorni). Quello che però ci chiediamo è se utile. Venendo a mancare il contributo (in alcuni casi determinante) della biglietteria, come si sosterranno i costi complessivi dello stesso evento?

Solo il calcio, paradossalmente, può fare a meno di questa entrata, avendo come maggior fonte di revenue i diritti televisivi. Ma gli stadi chiusi offrono un prodotto televisivo di minor appeal: o si trova una formula che esalta lo spettacolo, anche a porte chiuse, oppure anche i diritti televisivi saranno destinati a scendere.

Tutti gli altri sport, compreso il tennis che spinge per aprire in virtù di una presunta forza intrinseca, potranno fare a meno del pubblico? Crediamo proprio di no, ma non si potrà fare differentemente. Ci sono sport, poi, che non hanno la possibilità di regolamentare l’accesso del pubblico. Non vivono di ticketing, ma avranno maggiori problemi a garantire il distanziamento sociale tra coloro che assisteranno all’evento. Pensiamo soprattutto al ciclismo.

In qualsiasi caso, per quanto riguarda l’afflusso del pubblico, non ci sono soluzioni: lo sport al tempo del coronavirus dovrà ridurne l’affluenza (come del resto saranno destinati a fare ristoranti, bar, ecc…) e quindi quella più o meno rilevante fonte di ricavi.

C’è poi il problema, ben più esistenziale, della forma stessa di competizione. Una partita tra sport di squadra prevede il contatto continuo tra giocatori. Il rischio di contagio è nella forza delle cose e non si può pensare di limitarlo. Non è credibile neanche imporre dispositivi di protezione personale. Per ciclismo, corsa (tutte le attività di atletica), triathlon, poi, esiste il problema legato allo studio “Towards aerodynamically equivalent COVID19 1.5 m social distancing for walking and running – AA.VV. B. Blocken , F. Malizia , T. van Druenen , T. Marchal” che parla di rischio contagio entro i 20 metri in attività che prevedono il moto. Allora che fare?

Siamo al cospetto di una fase storica che richiede soluzioni innovative. Nell’Arrampicata Sportiva, per esempio, ci sono aziende che stanno lavorando per realizzare la magnesite (utilizzata per le mani quando ci si arrampicata) igienizzanti. Ogni atleta che passa su una presa, quindi, assolve anche il compito di “pulire” lo strumento.

Per gli sport di squadra, che a nostro avviso vanno incontro ai problemi maggiori, crediamo che questi pochi mesi che ci separano dalla ripartenza dei campionati debbano essere utilizzati per “inventarsi qualcosa”. Però è giusto che si faccia chiarezza: qualsiasi cosa di costoso non sarà possibile per l’attività di base (e forse neanche per tutti gli sport di vertice). Per intenderci, tamponi o test di sieroprevalenza periodici non possono essere la soluzione. Invece crediamo si debba ragionare su nuove prassi se non addirittura regolamenti. Come per esempio concentrare i campionati o i tornei in pochi giorni e prevedere nella quota iscrizione anche i costi per i tamponi preventivi (unatantum e a carico delle famiglie). Oppure limitare (anche se non sarà possibile annullare completamente) le occasioni di contatto. Per esempio rendendo più rigide le regole al riguardo.

Per le gare che prevedono il moto, poi, si inizierà con partenze scaglionate (tipo crono), per poi affrontare il problema delle gare di gruppo più in là nel tempo.

L’impressione generale, però, vedendo anche i calendari internazionali, è che il movimento sportivo non riesce ad immaginare un futuro con il Covid-19. Due esempi su tutti: Sei Nazioni e Giro d’Italia hanno annunciato che si faranno ad ottobre. E’ evidente la speranza che in quella data l’emergenza sarà rientrata, anche se tutti gli esperti dicono il contrario, ovvero che proprio in autunno ci potrebbe essere un ritorno del virus.

Se così fosse, su quali basi si svolgeranno questi due eventi?

Jules Elysard

 

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