La politica si è sempre intrecciata con lo sport. Da questo trae sostentamento nei termini di visibilità e credibilità. Non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo, all’antica Roma con i gladiatori ostentati ed osannati dai senatori e imperatori di turno. Basta ricordare il 1994 e la discesa in politica di Berlusconi e, tra le note di merito che vantò in quel famoso discorso di cui in questi giorni ricorrono i 30 anni, le Coppe dei Campioni conquistate.
Così non mi scandalizzo più di tanto di Sinner che oggi è andato a salutare il capo del governo Meloni o della forse troppo repentina iniziativa del Sindaco di Udine di dare la cittadinanza onoraria a Maignan, vittima di cori razzisti e prese in giro oltraggiose in occasione della partita Udinese Milan.
Mi scandalizza, questo si, la reazione della ‘solita’ parte politica all’iniziativa del sindaco De Toni, che con argomentazioni risibili ha rifiutato di concederla. Questa storia mi suscita alcune considerazioni, che lascio in ordine sparso.
Primo: chi ha ascoltato l’indegna messa in scena del Friuli si sarà reso conto che non sono stati i ‘quattro imbecilli’ che sovente si vuole far credere. Perché la narrazione, colpa anche di noi giornalisti, quando accadono queste cose è sempre la stessa: pochi stupidi a dispetto di una maggioranza rispettosa. Non è così; non mi sono sembrati quattro e neanche cinque, quelli che ci raccontano sono stati identificati e bannati per sempre dagli stadi (sic!).
Secondo: il Sindaco ha perso l’occasione di fare una bella figura e di farla fare alla comunità che rappresenta. L’iniziativa era lodevole, ma valeva la pena lanciarla dopo attenta e rigorosa preparazione, incassando, prima ancora di annunciarla, la disponibilità delle opposizioni.
Terzo: i partiti di destra non si smentiscono e come sempre non riescono proprio a salire sul carro di certe battaglie che, sbagliando, considerano proprie di una parte politica. L’anti razzismo non ha colore, come non dovrebbe averlo l’antifascismo in Italia, visto che è il brodo culturale in cui è sorta la nostra Costituzione. Ma certi personaggi perdono il pelo (oppure imbianca) ma non il vizio.
Questa storia mi conferma ancora una volta che, da qualsiasi parte la si guardi, la politica non riesce proprio ad imparare dallo sport e si accosta ad esso solo per puri motivi di propaganda. Eppure, lo ricordo ogni volta, anche lo sport è politica. Le recenti storie raccontate da giornali e siti specializzati in occasione della Giornata della Memoria sono lì a testimoniarlo.
Ho la vaga impressione che il nostro ceto politico provenga in maggior parte da quella fascia di popolazione che non ha mai praticato alcuna disciplina. Guardando come si comporta non mi sembra, infatti, che abbia interiorizzato concetti come lealtà, fair play e rispetto degli avversari.
Ma forse mi sbaglio…

