Sport e Politica: Luca Pancalli assessore è la buona notizia in un mese da dimenticare

Sport e Politica: Luca Pancalli assessore è la buona notizia in un mese da dimenticare
Luca Pancalli in occasione della presentazione del suo libro

Luca Pancalli in occasione della presentazione del suo libro “Lo specchio di Luca”

Quasi contemporaneamente con le dimissioni di Josefa Idem, il nuovo sindaco di Roma Ignazio Marino ha nominato la sua Giunta, inserendo, tra i tecnici, anche una delle figure più autorevoli del mondo dello sport, Luca Pancalli, già Commissario straordinario della FIGC ai tempi di calciopoli, candidato alla poltrona di Segretario Generale del CONI (con Pagnozzi) e da sempre presidente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico). Per uno sportivo che esce, dalla porta principale (ministero), un altro che entra da una un po’ meno importante (assessorato ad un comune). Eppure questo movimento di “poltrone” non è slegato, ma ha una sua consequenzialità, che alla fine, per il mondo dello sport, porta ad un saldo negativo e non per il ruolo ricoperto. Provo a spiegare perché.
Premetto che ho sempre considerato, per stima e conoscenza personale, Luca Pancalli il candidato migliore per un Ministero con delega allo Sport. Non perché la Idem non meritasse, ma perché, come ho avuto modo di spiegare in altro articolo, avere due rappresentanti della Canottieri Aniene ai vertici dello Sport Italiano (Malagò al CONI e Idem al Ministero) mi sembrava un premio per una società sportiva che resta un club esclusivo ed elitario. Il contrario del principio dello “sport per tutti”. La loro “promozione” (meritata per entrambi, ma frutto di percorsi diversi) ha avuto il significato che quel modello (privatistico) è meglio della concezione pubblica e statale dello sport. L’opposto di quanto accade nel resto dell’Occidente evoluto (nonostante le chiacchiere che raccontano in giro, vedere Libro bianco dello Sport).
Ma Josefa Idem, donna di sport, sarebbe stata, nonostante questo, un ottimo ministro. La sorte ha voluto che andasse diversamente ed è inutile recriminare (se avessimo potuto, avremmo consigliato alla canoista di dimettersi subito, evitandosi giorni di macelleria mediatica e segnando subito una differenza con il resto del mondo politico).
Uscita di scena la Idem, mentre Pancalli era già in predicato di diventare Assessore della Giunta Marino, si è vociferato della possibilità di recuperarlo al Ministero. Non sappiamo se queste voci siano state vere; siamo convinti che sarebbe stato un errore, per diversi motivi: la durata di un mandato che nessuno è in grado di prevedere; essere una “seconda” scelta, con queste modalità non rende merito ad un dirigente di grande valore.
Così Pancalli da ieri è il nuovo Assessore agli Stili di Vita di Roma. Si tratta di un riconoscimento che apparentemente sembra riduttivo. Visto che fino ad oggi (si è detto) il ruolo è stato ricoperto da Alessandro Cochi, volenterosa ma inadeguata figura del panorama sportivo capitolino, quello di Pancalli appare un posto di poco peso. Non è così.
Nell’idea che Ignazio Marino si è fatto del suo ruolo di sindaco, lo “stile di vita” è il punto assiale di una buona amministrazione. Lo scopo ultimo dell’agire di un amministratore, che interviene su tasse, lavoro, urbanistica, ecc… proprio per migliorare la qualità e gli stili di vita. Roma, d’altra parte, non è una semplice città e neanche un Regione, ma un macrocosmo che rappresenta anche un’ottima palestra per ogni dirigente che vuole incidere nel panorama nazionale. Da Roma sono partiti gli assalti (anche se nulli) di Rutelli e Veltroni alla leadership nazionale. Pancalli occuperà un posto quindi che gli assicura rilevanza nazionale e il tempo necessario (5 anni) per realizzare qualsiasi progetto. Se riuscirà, ne beneficeranno non solo i romani.
Fin qui il saldo tra una Idem che esce e un Pancalli che entra sarebbe uguale a zero. Purtroppo, però, le cattive notizie per lo sport italiano arrivano dallo “spacchettamento” delle deleghe della Idem. Già il fatto di non capire se di competenza della Biancofiore o Delrio dimostra che da priorità, lo sport improvvisamente è diventato argomento marginale.
Il capo del governo, Enrico Letta, proprio sullo sport aveva costruito buona parte della sua capacità di parlare trasversalmente a diverse aree politiche (vedi, per esempio, la proposta di legge presentata un anno fa dal think net Vedrò). Da quell’approccio, alle decisioni di questi giorni, il tracollo è evidente e non lascia presagire nulla di positivo per lo sport italiano.
Antonio Ungaro

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