EditorialiSport e politica: sudditi o cittadini?

Sport e politica: sudditi o cittadini?

Riflessioni sul rapporto tra sport e politica in Italia: da baluardo di autonomia a terreno di conquista per il potere e i suoi favori.

Sudditi o cittadini, qual è la differenza?

Il suddito non ha diritti e si affida alla benevolenza del regnante per poter condurre una vita dignitosa e provare a soddisfare le proprie necessità. L’alleviamento dei bisogni è concesso dall’alto. Difficilmente, nella logica dell’uomo predatore, questa operazione va oltre l’elargizione parsimoniosa dei beni di prima necessità.

Il cittadino, invece, è consapevole, come essere umano, di avere dei diritti inalienabili che nessun potere gli può togliere. Basa la sua permanenza nel consesso civile nella ferma convinzione di essere proprietario della possibilità di ricercare, nel rispetto degli altri, la propria felicità e non solo del soddisfacimento dei bisogni primari.

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Quello che cambia, in questi due diversi modi di interpretare la vita in società oggi non è solo la consapevolezza del proprio status, ma anche, direi soprattutto, il rapporto con il potere, qualunque esso sia. Il suddito omaggia a compiace, nella speranza di poterne trarre quei vantaggi fondamentali per la propria sopravvivenza. Il cittadino si considera ‘il potere primario’, quello che dà origine a tutti gli altri, che controlla nella formazione e nell’operare, ne contrasta gli abusi e lotta, se serve, per i propri diritti.

Un’altra caratteristica che differenzia un suddito da un cittadino è la propensione alla lamentela. Il suddito se la prende con la politica, i politici, lo stato e tutto ciò che ha un aspetto generico, indefinito. E’ un atteggiamento fondamentale, quello di restare sul generico, perché poi permette, in presenza del signorotto di turno, di adularlo, compiacerlo, blandirlo. Il suddito non distingue quello che è un suo diritto da un privilegio. Lotta per il privilegio, pensando che ‘così fan tutti’. Per descrivere il cittadino basterebbe immaginare il contrario, ma ci provo. Il cittadino è consapevole che il potere politico è emanazione diretta del proprio potere di scegliere. Non blandisce la politica, ma la inchioda alle proprie responsabilità con critiche dirette e puntuali. Non chiede favori, ma il rispetto delle regole.

Cosa c’entra questo con lo sport?

L’impressione, alla luce delle notizie di questi giorni,è che il mondo dello sport sia improvvisamente involuto da cittadino a suddito. Fino a poco tempo fa la politica utilizzava lo sport per accreditarsi agli occhi della comunità. E’ un gioco antico che risale alla notte dei tempi. Dai Greci con i campioni olimpici in poi, nel corso dei secoli, nessun potente si è sottratto a questa suggestione.

Con la nascita della Repubblica Italiana il mondo dello sport era riuscito a costruire un muro di impermeabilità alle influenze della politica, anche grazie ad una autonomia finanziaria derivante dal totocalcio. Poi improvvisamente tutto è crollato e con il progressivo inaridimento dei contributi si è arrivati al capovolgimento dei rapporti di forza. La politica oggi detta i tempi e le regole dello sport. Non è un bene e neanche segno di progresso. In un paese di sudditi è l’istituzionalizzazione di un sistema clientelare. I media, così spesso critici nei confronti del potere intermedio, si accodano ai politici, pur sapendo che questi esondano nel mondo dello sport solo per aumentare il proprio consenso elettorale. Che poi, mi chiedo, cosa ci facciano con questo consenso non è dato sapere, visto che alla prima votazione referendaria, se contrari, invitano tutti ad andare al mare. Insomma lo sport è tornato ad essere terra di conquista della politica. Lo è sempre stato, ma in questa stagione le cose si fanno senza alcuna remora o abbellimento almeno formale. Un po’ come le guerre, che fino a qualche anno fa erano fredde ed oggi sono calde e dichiarate.

La cosa demoralizzante è che nessuno si scandalizza più, anzi tutti, ma proprio tutti, sono pronti a mettersi in fila per un piatto di lenticchie. Sudditi, appunto, e non cittadini.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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