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Sport italiano, troppe crisi aperte: il caso Rocchi è solo l’ultimo di una lunga serie

CONI

Ha un bel da fare il presidente del CONI Luciano Bonfiglio in questi giorni. In poco meno di un mese si è ritrovato a gestire questioni sempre più spinose, in un climax rossiniano che lascia intravedere sullo sfondo anche una possibile incrinatura nei rapporti con il governo.

Alla perenne questione della Federpentathlon, infatti, nello spazio di pochi mesi si sono aggiunte quelle del cricket (commissariato nell’ultimo Consiglio nazionale CONI), della danza sportiva (indagine della Procura di Roma per presunti atti fraudolenti volti ad alterare i risultati delle competizioni sportive) e adesso l’avviso di garanzia che coinvolge il designatore arbitrale Gianluca Rocchi. Nel frattempo anche in FIDAL non sono mancati scossoni, con l’uscita di scena del segretario generale che ha denunciato, due settimane fa, la presenza di cimici nel proprio ufficio.

La questione Rocchi è probabilmente il dossier più delicato e quello che, come anticipato, rischia di portare Bonfiglio — che in questi mesi ha avuto il merito di rasserenare i rapporti con il governo e con Sport e Salute — in una posizione particolarmente complessa.

Riassumiamo brevemente la cronologia degli eventi. Dopo la delusione per la mancata qualificazione ai Mondiali di calcio sono arrivate le dimissioni del presidente Gravina. Da statuto sono state indette nuove elezioni per giugno e il candidato più autorevole emerso nelle ultime settimane è stato l’ex presidente del CONI Giovanni Malagò, sostenuto da una parte rilevante del calcio professionistico. L’unico a non firmare la lettera di candidatura è stato il senatore di Forza Italia e presidente della Lazio Claudio Lotito.

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Parallelamente, il governo — attraverso le parole del ministro Andrea Abodi — ha lasciato intendere come una fase di commissariamento possa rappresentare, secondo alcuni, una strada utile per rifondare il sistema. Un’ipotesi che però presenta evidenti complessità sul piano giuridico: lo statuto CONI prevede infatti il commissariamento di una federazione soltanto in presenza di precise criticità amministrative o gestionali.

Attorno al 20 aprile è poi emersa sulla stampa una proposta di legge, firmata dal senatore Paolo Marcheschi di Fratelli d’Italia, dal titolo “Disposizioni per il potenziamento dei vivai e la sostenibilità del sistema calcio”, che nelle disposizioni finali prevede anche il commissariamento della Federcalcio. Un elemento che ha inevitabilmente alimentato il dibattito sui futuri assetti di governance del calcio italiano.

Pochi giorni dopo, il 25 aprile, è arrivata la notizia dell’avviso di garanzia a Rocchi, aprendo un nuovo fronte nella governance arbitrale e coinvolgendo indirettamente anche la procura federale, che in passato aveva archiviato le accuse rivolte al designatore.

Sarà naturalmente la magistratura a chiarire i contorni penali della vicenda. Sul piano politico-istituzionale, però, la sequenza degli eventi — proposta di legge, tensioni sulla governance federale e sviluppo dell’inchiesta — rischia inevitabilmente di alimentare interrogativi e letture politiche.

La sensazione è che il mondo sportivo italiano stia vivendo una fase di profondo riassestamento degli equilibri di potere. Lo scontro, in fondo, sembra essere sempre lo stesso: da una parte il modello costruito negli anni da Malagò, dall’altra la volontà dell’attuale maggioranza di rafforzare ulteriormente la propria presenza in un settore dove già oggi il peso della politica è significativo.

Qualche settimana fa qualcuno aveva perfino ipotizzato lo stesso Malagò come possibile successore di Daniela Santanchè al Ministero del Turismo. Quanto sta accadendo in queste settimane sembra invece raccontare una realtà molto diversa: quella di due mondi che, almeno oggi, appaiono sempre più distanti.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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