StorieStoria del primo Biciclo Tricolore firmato dal temerario Loretz

Storia del primo Biciclo Tricolore firmato dal temerario Loretz

Questa è la storia del (primo) biciclo tricolore e di Giuseppe Loretz, eroico campione d’Italia. Nella mostra che inaugura il 31 a Palazzo Monferrato ad Alessandria si raccontano gli albori di un primato: il Museo AcdB, che è nato per farci riscoprire le origini della bicicletta, ora fa pedalare anche il racconto del primo campione italiano di ciclismo, uno dei primi atleti a fregiarsi del titolo di campione nazionale nella storia dello sport italiano, precedendo di diversi anni l’istituzione di campionati nazionali in altre discipline come il calcio.

Il primo in assoluto a vestire il tricolore fu dunque lui, Giuseppe Loretz, un milanese temerario molto ma molto coraggioso. Giuseppe Loretz (Milano, 4 marzo 1860 – Rubiana, Torino, 14 gennaio 1944) è riconosciuto infatti come il primo campione nazionale nella storia del ciclismo italiano. Ma è anche il primo sportivo italiano a conquistare quel titolo di campione d’Italia. 

La sua carriera sportiva si svolse tra il 1878 e il 1887, periodo durante il quale partecipò a 53 gare, vincendone 31 e classificandosi secondo in 11 occasioni. Nel 1884, Loretz si aggiudicò il primo Campionato Italiano di ciclismo su pista, svoltosi a Torino nell’ambito dell’Esposizione Generale Italiana. La competizione si tenne in Piazza d’Armi, su una pista in terra battuta appositamente allestita e denominata per l’occasione “Velodromo”. Il premio per il vincitore era una coppa in bronzo dorato offerta dal Principe Amedeo di Savoia-Aosta. Quel trofeo, che ha un valore storico davvero importante, sarà in mostra ad Alessandria Città delle Biciclette in una retrospettiva dedicata al Biciclo che si inaugura venerdì 31 gennaio alle ore 18 a Palazzo Monferrato (Alessandria). 

Loretz vinse anche i titoli nazionali nelle specialità di resistenza nel 1885 e triciclo nel 1886. Fu primo in tutto per quel che riguarda il tricolore e lo si può affermare poiché per quanto riguarda l’assegnazione del titolo di “Campione d’Italia” in altri sport, il primo campionato italiano di calcio si svolse solo nel 1898, con la vittoria del Genoa.  Pertanto, il titolo conquistato da Loretz nel 1884 rappresenta una delle prime assegnazioni di un campionato nazionale nella storia dello sport italiano.

La carriera professionale di Loretz lo vide impegnato inizialmente come tecnico presso la Pirelli & C. a Milano. Successivamente, trasferitosi a Torino, lavorò presso l’azienda farmaceutica Schiaparelli e la società di cavi elettrici dell’ingegnere V. Tedeschi, futura fabbrica di pneumatici CEAT, dove divenne dirigente. La sua passione per il ciclismo lo portò a distinguersi nelle competizioni velocipedistiche dell’epoca, utilizzando mezzi come il biciclo e il triciclo, considerati all’epoca “macchine da corsa per uomini temerari”.

La mostra – AcdB Museo presenta: Quei temerari sulle macchine a due ruote. L’età del biciclo 1870 – 1890 Prendendo a prestito il titolo da una celebre pellicola degli anni Sessanta (‘Those Magnificent Men in Their Flying Machines”, nel cui cast figura anche Alberto Sordi), il museo Alessandria Città delle Biciclette presenta una mostra dedicata agli inizi della storia europea della bicicletta. Inaugurazione venerdi 31 gennaio 2025 – ore 18 Sala conferenze di Palazzo Monferrato via San Lorenzo, 21 – Alessandria. Ingresso libero – APERTURA STRAORDINARIA DEL MUSEO DALLE ORE 17 ALLE ORE 19.

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Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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