Storie: Alexsandr Alekhine e la Regina degli Scacchi

Il libro da cui è tratta la serie Netflix si è ispirato a Fischer, ma la protagonista Beth Harmon ci sembra più simile al campione del mondo del 1927.

Storie: Alexsandr Alekhine e la Regina degli Scacchi

La serie Netflix “La Regina degli Scacchi” ha acceso, almeno in Italia, l’interesse per il gioco. Aumentano le ricerche sulla rete e numerose riviste di sport dedicano spazio agli scacchi, partendo proprio dalla storia di Beth Harmon, per trovare riferimenti nella realtà.

Ci è piaciuto l’articolo del Corriere della Sera dedicata a Marina Brunello (definita dal quotidiano milanese la “vera regina degli scacchi). Anche SportWeek (il settimanale della rosea) ha voluto approfondire l’argomento. Nell’articolo di Fausto Narducci si ricorda che la serie è tratta dal romanzo di Walter Tevis che si ispirò a se stesso (poi morto alcolizzato) e a Bobby Fischer. Forse è vero, ma a nostro avviso ci sono analogie maggiori tra la protagonista e una altro grande campione di scacchi. Anzi, forse il più grande di tutti i tempi, come raccontiamo anche in altro articolo di Sport24h: Alexsandr Alekhine.

Qui ci piace tracciare un breve profilo di questo giocatore di scacchi, poco conosciuto al pubblico italiano, e sottolineare le analogie con la serie Netflix.

Nella storia degli scacchi è ricordato come il più luminoso genio combinativo. Riportiamo il tributo di Kasparov: “La sua fantastica visione combinatoria si basava su solide fondamenta posizionali ed era il frutto di una strategia forte ed energica. Pertanto Alekhine può essere tranquillamente definito il pioniere dello stile di gioco universale, basato su uno stretto intreccio di motivi strategici e tattici.”.

Alexsandr Alekhine, come la protagonista della Regina degli Scacchi, cresce lontano dai genitori, si dice allevato dalla nonna, e in compagnia del fratello. Come Beth passerà la sua esistenza a combattere con l’alcolismo, al punto che in occasione del Campionato del mondo (perso) contro l’olandese Euwe in alcune partite si presentò ubriaco. A 21 anni (anche in questo caso un’altra analogia con la fiction) stupisce il mondo con il suo gioco, innovativo e brillante.

Dopo una lunga convalescenza in ospedale (passata a studiare) diventa il più forte giocatore di partite “alla cieca”, sfidando e vincendo in simultanea 25 avversari diversi. Già allora dimostra una grande capacità mnemonica: si racconta che è stato in grado di ricordare tutte le partite giocate dei grandi maestri a lui contemporanei e precedenti.

Per poter affrontare l’allora campione del mondo Raul Capablanca deve però attendere 6 anni. Lo farà solo nel 1927, vincendo il match più lungo della storia degli scacchi, poi superato soltanto dagli eterni duelli Karpov Kasparov. Tutte le partite, tranne la prima e la terza, videro sempre la stessa apertura, il gambetto di donna rifiutato, ed anche in questo troviamo un’altra analogia con la serie televisiva. Infatti la Regina degli Scacchi è il titolo in italiano del libro, che in originale è The Qeen Gambit (ovvero il Gambetto di Donna), che è anche la partita preferita della protagonista.

Reuben Fine, grade giocatore statunitense poi prestato alla psicanalisi, nel suo famoso La psicologia del giocatore di scacchi definisce Alekhine un narcisista che utilizzava gli scacchi come mezzo di aggressione e annientamento degli avversari.

E’ stato sicuramente un personaggio difficile, a tratti odioso. Ricco di nascita, nel 1917 ha appoggiato la Rivoluzione sovietica pur non essendo mai stato comunista. Quando ha potuto è scappato all’estero, diventando poi francese. E’ stato collaborazionista con i nazisti e anche autore di scritti antisemiti. E’ morto, alcune fonti dicono di infarto altri per soffocamento, a soli 53 anni, da campione del mondo in carica, mentre si trovata in Portogallo, in una stanza di albergo a Estoril.

Chi l’ha conosciuto solo attraverso la scacchiera, però, non può fare a meno di rimanerne affascinato. Oltre a collezionare la percentuale maggiore di vittorie della storia, in oltre 2000 partite giocate, ha spesso mostrano un eleganza e bellezza che ha colpito la fantasia e formato centinaia di giocatori.

Ha scritto pagine indimenticabili di questo gioco, come la “mai giocata” partita delle cinque donne (Alekhine – Grigoriev) o quelle (queste sì, giocate) delle quattro e tre donne, rispettivamente contro Capablanca (l’11^ del match mondiale nel 1927) e Bogoljubov nel 1922 (da vedere e rivedere su chess.com).

Ha partecipato a cinque Olimpiadi degli Scacchi, vincendo quattro medaglie d’oro e un premio di bellezza. Il suo amore per gli scacchi si evince dall’eleganza di alcune combinazioni e dalla linearità di gioco.

Quasi tutti i grandi giocatori che sono a lui succeduti, a cominciare dal campione del mondo Botvinnik che ne raccolse l’eredità, hanno reso omaggio al suo stile innovativo e moderno.

Ancora Kasparov: “Gli attacchi di Alekhine arrivarono all’improvviso, come temporali distruttivi esplosi da un cielo limpido”, oppure: “Era impossibile vincere contro Capablanca; contro Alekhine era impossibile giocare” (Paul Keres).

A nostro avviso il complimento maggiore è giunto proprio da un giocatore che non l’ha mai amato, perché troppo simile a lui, Bobby Fischer: “Alekhine non è mai stato un mio eroe e non mi è mai importato del suo stile di gioco. Non c’era niente di leggero o arioso; ha funzionato per lui, ma difficilmente potrebbe funzionare per qualcun altro…”.

La grandezza di Alexsandr Alekhine è nascosta proprio in questa unicità.

Antonio Ungaro

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