CiclismoStrade Bianche 2026, Pogacar alla ricerca del poker

Strade Bianche 2026, Pogacar alla ricerca del poker

Strade Bianche 2026
Pogacar posa davanti al cippo di Colle Pinzuto (Photo credits: RCS/LaPresse)

Domani, sabato 7 marzo 2026, il ciclismo che conta si darà battaglia lungo le strade bianche tra Firenze e Siena in quella che con spregio del ridicolo viene definita dal mainstream ‘la sesta monumento’.

Le Strade Bianche, ultima creatura di RCS Organizzazioni Sportive, è una bella corsa, affascinante perché nasce da una idea ipermoderna, quella di Giancarlo Brocci creatore dell’Eroica, di riscoprire il ciclismo che fu percorrendo le strade non asfaltate della campagna toscana. L’Eroica, che non ha bisogno di presentazioni, ha conquistato il mondo. Questa trasposizione professionistica, nata appunto come Monte Paschi Eroica e poi, per questioni varie, trasformata in Strade Bianche, in qualche modo richiama la Parigi Roubaix, la corsa ipermoderna (nel senso antica e moderna allo stesso tempo) per eccellenza. Come in Francia e Belgio il pavé è oggetto di conservazione e testimonianza di un territorio che vuole rimanere legato alle proprie radici, lo stesso accade per gli sterri toscani. Se non ci fosse stato Giancarlo Brocci questa tutela del territorio non sarebbe avvenuta. RCS Organizzazioni Sportive, venti anni fa, fiuta l’affare, arriva e copia.

Perché però noi non ci allineiamo alla narrazione corrente che la vorrebbe come ‘sesta monumento’? Il motivo è semplice e legato alla longevità della stessa: questa del 2026 è la 20^ edizione. Ben più monumento, per il ciclismo moderno, è la Freccia Vallone, per fare un esempio, che quest’anno festeggerà le 90 primavere. Oppure, per restare in Italia, il Laigueglia, che in epoche lontane inaugurava la stagione.

L’esigenza di creare una corsa che nello spirito ricalca le classiche del Nord (perché le Strade Bianche questo sono) ci consegna anche il limite degli organizzatori del Giro d’Italia, incapaci di inventare o conservare ma abili nel copiare. Pensiamo, per esempio, al Giro del Lazio, la bellissima corsa che nelle ultime edizioni terminava al Circo Massimo con l’iconico Colosseo alle spalle. Con l’uscita di scena di Franco Mealli, la corsa venne acquistata e poi abbandonata da RCS Organizzazioni Sportive, incapace di farla brillare come la sua storia avrebbe dovuto.

Torniamo alle Strade Bianche di domani. Ad aprire il week end è stata la cerimonia di dedica del tratto di Colle Pinzuto a Tadej Pogacar. Il campione sloveno, che si è aggiudicato la corsa nel 2022, 2024 e 2025, era presente alla posa del Cippo che per sempre indicherà a suo nome quel settore. Ha partecipato all’evento anche Fabian Cancellara, primo corridore ad aver ottenuto questo riconoscimento, sul tratto di Monte Sante Marie, grazie ai successi delle edizioni 2008, 2012, e 2016.

In 20 anni di onorato servizio, la manifestazione può vantare nell’albo d’oro campioni all time, dagli stessi Pogacar e Cancellara a Van der Poel, Van Aert e Alaphilippe. Insomma il meglio che il ciclismo di questa epoca ha prodotto. Domani si tornerà a calcare i tratti polverosi e insidiosi del Chianti e della Val d’Orcia. Sarà anche il rientro ufficiale alle competizioni di Tadej Pogacar dopo la pausa invernale. C’è da credere che lo sloveno proverà a calare il poker. L’unica incertezza riguarda come; magari facendo la differenza proprio sul Colle Pinzuto (-20 km dalla conclusione), così, per festeggiare meglio l’evento.

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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