La storia del Sud Sudan marca, a livello non solo sportivo, diverse tematiche. La Nazionale di basket è riuscita prima in una storica qualificazione all’Olimpiade di Parigi 2024, poi, all’esordio, ha trionfato contro il Porto Rico. Nel mezzo un’amichevole con il Dream Team del Prescelto LeBron persa solo per un punto. Da ricordare che Porto Rico è la squadra che di fatto ci ha buttato fuori dal preolimpico praticamente prima ancora di giocare la finale. Insomma non sono pellegrini questi ragazzi venuti dal cuore della civiltà mondiale, culla dell’Egitto antico e coinvolti in una epopea che sa tanto di bob-e-giamaica.
Dopo che nel 2011 il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan è successo quello che nessuno sperava ma che era evidente: una sanguinosa guerra civile, iniziata ufficialmente nel 2013 e terminata nel 2020 con oltre 2 milioni di vittime. Il Sud Sudan è attualmente l’ultimo stato ad essersi formato e riconosciuto a livello internazionale.
Oltre al conflitto, il paese è martoriato da continue carestie che hanno causato 2 milioni di morti, 4 milioni di rifugiati e sfollati. Stime non ufficiali e con ogni probabilità sottostimate. Le poche infrastrutture esistenti prima della guerra sono andate completamente distrutte e il sistema sanitario arranca.
Il paese ho uno dei tassi più alti in crescita demografica, con una media di 5 figli per nucleo familiare, analfabetismo al 70% e solo poco più del 50% della popolazione può accedere all’acqua potabile. Secondo un rapporto del World Food Programme, il 75% della popolazione vive in estrema insicurezza alimentare.
La formazione africana si è conquistata la qualificazione battendo (anzi dominando) l’Angola in occasione del Mondiale di basket del 2023. Un risultato che ha rappresentato un momento di orgoglio e rivalsa per il neonato paese africano. Loul Deng presidente della Federazione di Basket, ex cestista NBA, subito dopo la qualificazione ha detto: “Molte persone stanno imparando solo adesso a conoscere il Sud Sudan, quando arriveremo alle Olimpiadi alzeremo finalmente la nostra bandiera e sarà una grande emozione, anche perché i miei connazionali hanno sempre giocato per altri paesi o sotto la bandiera dei rifugiati”.
Deng nella sua carriera ha gareggiato per la Gran Bretagna perché a quel tempo il Sud Sudan non esisteva. La squadra non è composta da stelle ma da giocatori che lottano insieme per un obiettivo e la voglia di divertirsi. Tra loro Kuany Ngor Kuany, Carlik Jones, Mariel Shayok, Wenyen Gabriel, Khaman Maluach, Juniur Madut, Deng Acuoth, Majok Deng, Peter Jok, Koch Bar, Sunday Dech, Nuni Omot.

Quello che è successo in occasione della prima partita contro Porto Rico, con il clamoroso errore dell’inno (quello dell’odiato Sudan) va aldilà di un semplice errore, alla luce della sanguinosa guerra di secessione. Le scuse, arrivate a stretto giro, hanno solo parzialmente compensato il danno. E’ evidente, infatti, che l’Occidente, dopo secoli di colonizzazione e di responsabilità dirette sulla situazione dei paesi africani, non ha mai prestato reale attenzione alle esigenze di quei popoli. La Francia, da questo punto di vista, con la scellerata politica coloniale protrattasi fino a dopo la seconda guerra mondiale, è maestra.
Per tornare alle cose di sport. La partita contro il Porto Rico è stata equilibrata, con maggior precisione nel tiro del Sud Sudan soprattutto nella seconda metà del match. Gli americani nel secondo quarto sono arrivati anche sopra di 9 punti. All’intervallo erano avanti per 54-48. Nella ripresa il paese africano ha accorciato le distanze e cominciato a rosicchiare punti per passare avanti nel finale.
Top scorer per il Sud Sudan, Jones 19 punti, 7 rimbalzi, 5 assist, Shayok 15 punti, Kuol e Omot 12 punti, Jok 11 punti. La prossima partita sarà contro gli USA e poi la Serbia. La squadra è molto completa e la nostra speranza è che il sogno di questi ragazzi continui.

