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Sympathia e sorpresa olimpica, Sinner e Krajewski le due facce di Parigi 2024

di Federico Roman *

Ho sympathia nel senso greco (συμ-πάθεια, sym-pátheia), vale a dire condivisione di una certa sofferenza, per il ritiro di Jannik Sinner dal torneo olimpico di Tennis a causa di una infezione alle vie respiratorie. A 16 anni mi sono perso il mio primo ed unico campionato d’Europa under 18, perché il mio cavallo di nome Geronimo II, dopo un complicato viaggio in treno fino la Mayenne francese, per lo stesso motivo, non fu in grado di partire per la gara.

Ritiro triste ed innocente, quello di Sinner, come tristi ed innocenti sono le rinunce di due amazzoni tedesche, Ingrid Klimke nella specialità del Dressage e di Sandra Auffarth nel Completo, per la non ottima condizione di salute dei loro cavalli. In questo caso parliamo di leggere zoppie, termine che nel mondo dei cavalli è di norma censurato e che possono pronunciare in cambio di salate parcelle solo i veterinari.

La Klimke ha vinto in carriera nel Concorso Completo per la Germania due medaglie d’oro individuali agli Europei, un bronzo ai Mondiali, due ori di squadra alle Olimpiadi, ne ha fatte 5, ed una marea di altre presenze sul podio nelle gare di massimo livello mondiale. Suo padre, il Doktor Rainer Klimke, è stato un’icona dell’equitazione tedesca. Ha iniziato con l’Olimpiade di Roma 1960 nel Completo, per continuare poi una (ancora oggi) storica carriera nel Dressage. In sei Olimpiadi dal ‘64 all’88 ha vinto sei ori tra individuali e di squadra. Ai Mondiali altrettanti. Agli Europei si è perso il conto. Ingrid, prima di tre figli, questa volta era stata selezionata nel dressage ma non riuscirà per ora ad imitare la presenza in due diverse discipline equestri del padre.

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In campo Julia la “riserva” olimpionica del completo

Sandra Auffarth, un titolo mondiale assoluto, due Olimpiadi e la solita sfilza di risultati di squadra, che con la sua faccia quasi timida ma sorridente e per la sua modestia mi ispira sempre grande simpatia, era assieme ai compagni di squadra nel ritiro finale a Deauville, in Bretagna, quando nell’ultimo trotto a mano di verifica, il suo cavallo sauro – Viamant du Matz – si è dimostrato “nicht ganz klar”. Leggermente incerto, come si dice in italiano. E da questo dubbio, nel rispetto sia del cavallo che della squadra, è derivata la decisione al ritiro. Al suo posto entra Julia Krajewski, la quale, oltre ad essere campionessa olimpica in carica avendo vinto l’oro a Tokyo 2020, oltre ad essere l’argento ai Mondiali di Roma di due anni fa, da quattro anni frequenta mio figlio Pietro ed è praticamente “di famiglia” e quindi la osserveremo con massima severità di giudizio. Scherzi a parte, Julia si era conquistata la posizione di prima riserva con un cavallo nuovo e giovane solo nelle due ultime gare di selezione, bene a Luhmühlen e vittoriosa nell’internazionale di Aquisgrana (foto dal profilo ufficiale di FB) e questo ingresso in gara anche per il proprietario del cavallo è proprio una sorpresa dell’ultimo minuto.

Un ritiro furbetto nel Dressage

Un ritiro invece furbetto e colpevole è quello dell’inglese Charlotte Dujardin, parliamo ancora di Dressage, a causa di una brutta storia di qualche anno fa, ma resa pubblica tramite un video solo da qualche giorno, dove si parla di indebito utilizzo della frusta da terra, definito dall’amazzone in modo molto eufemistico “errore di valutazione”. La Dujardin non è un’amazzone qualsiasi: due ori olimpici individuali a Londra e Rio, “solo” terza a Tokyo, un titolo mondiale nel ’18, più la solita sfilza di podi di squadra ed ai Campionati Europei, ha rappresentato negli ultimi lustri l’immagine elegante e soft della disciplina, coniugando massima armonia con risultati eccellenti. Grazie proprio la scuola inglese di Carl Hester, della Dujardin e contorno si era affievolita così verso il Dressage la critica da parte di settori equestri e non, contro l’estrema forzatura del cavallo e ben oltre la sua convinzione, in cambio di alti punteggi, critica avvalorata da una serie di incidenti ed episodi gravi durante le sessioni di allenamento, alcuni dei quali accaduti anche in Italia. Il dubbio se la profonda natura di questo sport e la sua interpretazione agonistica fossero ancora accettabili socialmente era stato a lungo nell’aria.

Allo scoppio dello scandalo in tanti abbiamo pensato all’ennesima esagerazione del politically correct o animalismo isterico. Non è così! Il video della Dujardin è inequivocabile, crudo, inaccettabile, violento e prolungato. E nell’uso della frusta lunga (freccia dello screen shot che propongo) e nella freddezza del comportamento si nota chiaramente una certa consuetudine. Crolla un mito del Dressage. Tutti i provvedimenti disciplinari che ne seguiranno e stroncheranno credo la sua carriera sportiva e di tecnico, non potranno evitare il grosso rischio di un danno serio a tutto il mondo equestre. Ci sarebbe da inventarsi una class action!

La rivincita del Completo

Da tutto questo il Completo moderno, la disciplina ai tempi più criticata per la fatica cui sottoponeva i cavalli e le frequenti cadute, ne potrebbe invece uscire bene grazie  al radicale cambiamento autonomo, alla modifica della formula ed a tutti gli accorgimenti che  sono stati perfezionati con un grosso impegno da 20 anni a questa parte. Superata non senza resistenze e con grande visione del futuro, la fase della mia epoca, di origine marcatamente militare e caratterizzata da fatica coraggio e sangue, con un nuovo equilibrio tra le tre prove sulla classifica, mantiene per necessità oggettiva entro limiti lontani dalla richiesta massima possibile nei confronti del cavallo la specializzazione, e quindi la pressione necessaria nel lavoro per vincere. 

In 10 minuti di cross in campagna, con ostacoli sempre meno pericolosi ma più sfuggenti, è impensabile riuscire a galoppare in avanti senza una decisa convinzione e collaborazione da parte del cavallo, quel medesimo cavallo che il giorno prima fa serenamente il galoppo rovescio ed i cambi al volo in piano ed il giorno dopo non deve sfiorare le tavoline leggere del percorso di salto. La gara di Parigi sarà come sempre una ulteriore verifica. Da un lato, per sapere chi sono i più forti e dall’altro quanto queste prove a cavallo, presenti già nei Giochi dell’era antica in Grecia, oltre all’immancabile fascino, abbiano anche uno spazio universalmente riconosciuto nella società contemporanea.

*Federico Roman ha partecipato nella specialità del completo a tre Olimpiadi: Montreal 1976, Mosca 1980 e Barcellona 1992, vincendo in sella al grigio Rossinan la medaglia d’oro individuale e quella d’argento a squadre nell’edizione russa dei Giochi. Dopo di lui, l’Italia non ha più festeggiato successi olimpici.

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