Tirreno Adriatico 2013: Nibali vince e convince

Tirreno Adriatico 2013: Nibali vince e convince
Vincenzo Nibali sul podio della Tirreno Adriatico (foto gazzetta.it)

Vincenzo Nibali sul podio della Tirreno Adriatico (foto gazzetta.it)

Il valore di un successo, nel ciclismo, si misura dal percorso e dalla qualità degli avversari. Stando così le cose Vincenzo Nibali può andare molto fiero della sua Tirreno Adriatico. La penultima tappa è stata definita troppo dura da ciclisti (ma non è una novità, non c’è gara che non si lamentano) e da commentatori. Buona per una classica del Nord più che una frazione della corsa dei due mari, tradizionalmente antipasto discreto delle fatiche primaverili. Soprattutto lo Squalo si può godere una classifica finale che lo vede davanti a Froome e Contador, due che hanno le carte in regola per vincere il prossimo Tour.
Non ricordo, a memoria, statistiche riguardo l’accoppiata Tirreno_Adriatico e grandi giri. Sicuramente ce ne sono, come anche quelle che interessano la Parigi Nizza, quest’anno conquistata da Richie Porte. Il legame, però, esiste. Anche Armstrong (orrore! solo pronunciare il nome di questi tempi è pari ad una bestemmia), non disdegnava di partecipare alla Corsa del sole, per preparare meglio la Grande Boucle.
Di solito, la condizione di partenza in queste corse invernali, per quanti vogliono fare seriamente in seguito, non era mai tale da permetterti di vincere; presenza scenica, per la gamba. Questo fino a qualche tempo fa. Adesso le cose mi sembrano cambiate. La stagione è più lunga ed intensa; le richieste degli sponsor più pressanti; un successo prima della Sanremo un buon modo di cominciare.
Vedendo Contador e Froome affannarsi alla rincorsa di Nibali ho avuto la certezza che fosse corsa vera ma, soprattutto, che il nostro corridore sia entrato in una nuova dimensione sportiva. Il successo alla Vuelta 2010 e gli ultimi due anni di apprendistato, in un ciclismo nel frattempo sconvolto dalle notizie di Armstrong e (postume) della stessa rosea su uno dei suoi più autorevoli commentatori, hanno fatto molto. Gli equilibri fisici e mentali del gruppo appaiono modificati.
Mentre si giura che “adesso non è più come prima” (ma questa frase l’ho sentita mille volte, anche ai tempi di Armstrong e, prima ancora, di Pantani e Bugno), il gruppo si dirige con decisione verso la Classica di Primavera, quella che fino a 20 anni fa apriva il calendario delle corse professionistiche. Poi sono arrivate altre anticipazioni; alcune addirittura imbarazzanti (come il Giro del Lazio, diventata Roma Maxima), o eroiche che stanno ad una Roubaix come un mobile di Ikea ad un Déco di Ruhlmann.
In questo bailamme di gare, in cui è difficile capire quale conta e quale è frutto di una sapiente operazione di marketing, ci ancoriamo quindi al nome della corsa, al suo palmares, agli anni di presenza sulla scena. Soprattutto al percorso e alla qualità dei partenti. Perché c’è solo una corsa che fa il campione (la Roubaix); per il resto, sono i campioni che fanno una corsa. E a San Benedetto del Tronto ce n’erano veramente tanti.
Antonio Ungaro

Lascia il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.