
Ci ha provato, Giulio Pellizzari, e c’era anche quasi riuscito, a vincere la fascinosa tappa da Lido di Camaiore a San Gimignano, seconda della Tirreno Adriatico 2026. Se non fosse partito ai 300 metri, ma avesse atteso 50 metri in più, probabilmente adesso poteva festeggiare o la vittoria o la maglia di leader, o magari entrambe. Sì, perché nell’ultimo incredibile chilometro di questa tappa che, per clima e profilo altimetrico, ha assunto le sembianze di una classica del nord, lo scatto del corridore della Bora ha sorpreso, solo per qualche secondo, sua maestà Van der Poel ed anche il principino Del Toro.
Il primo ha impiegato 200 metri per tornare sul nostro, il secondo qualche metro in più. Fatto sta che l’ordine di arrivo recita prima Van der Poel, secondo Del Toro (nuovo leader della generale) e terzo il nostro Giulio Pellizzari.
Con un tracciato simile, un clima da tregenda, strade bagnate e scivolose, sterrato infido e ricco di fango, del resto non poteva che vincere lui, il signore del fango, Van der Poel: “È stato bello vincere, anche perché avevo molto timore di perdere. La pioggia ha reso scivoloso il finale, quindi era fondamentale posizionarsi bene all’ingresso del tratto di sterrato. Ho allungato per stare lontano dai guai e devo fare i complimenti a Del Toro e Pellizzari che sono riusciti a rientrare. La situazione a quel punto era vantaggiosa per tutti, perché loro puntano alla classifica generale e quindi sapevo che non avrebbero temporeggiato. Ho anche rischiato di cadere, ma questo mi ha dato adrenalina per il finale. Sono contento di essere tornato al successo, la Tirreno-Adriatico è una corsa che mi piace. Devo guardare bene il profilo delle prossime tappe, di sicuro aiuterò Philipsen in quelle piatte e poi cercherò gloria personale nelle restanti”. Avete letto bene: l’olandese ha anche rischiato di cadere, ma ha controllato la bici come pochi sanno fare, tirando fuori dalla sua ricca cassetta degli attrezzi quelle doti di equilibrista che, per esempio, Arensman non ha dimostrato di avere (almeno oggi, visto che è un ottimo crossista anche lui).
Proprio riguardo all’olandese della Ineos dobbiamo aprire una parentesi che coinvolge anche il nostro Filippo Ganna, partito questa mattina con la maglia di leader e persa poi per strada. Nei chilometri finali, quelli insidiosi contrassegnati da discese e pioggia, il piemontese ha preso la testa del gruppo con il compagno alle spalle. È apparso evidente a tutti che in casa Ineos erano state disegnate le strategie per la generale. Siamo d’accordo che questa tappa non si è dimostrata adatta alle caratteristiche di Ganna (anche se la Sanremo ci è sembrata solo più lunga, ma alla fine con la stessa percentuale di salite), ma il campione di Verbania va, a nostro avviso, tutelato e non impiegato in ruoli di gregariato nei confronti di un corridore che poi è uscito di classifica già alla seconda tappa.
Siamo certi che se Ganna fosse stato protetto e accompagnato come leader ora non sarebbe ancora stato in testa alla generale?
Nel gruppo, anche lungo la salita insidiosa finale, abbiamo visto pedalare bene pure Milan, che nella tappa di domani proverà a fare risultato. Ma l’attenzione degli appassionati, dopo la tappa di oggi, non può essere che per Giulio Pellizzari, capace di resistere alle rasoiate di Del Toro e alla caccia di Van der Poel. Insieme hanno recuperato sull’olandese che poi ha pensato bene di prendersi la vittoria in volata. La lunga sfida che porta a Sanremo è ormai aperta e i duellanti hanno gettato la maschera.
