Domenica notte a Oklahoma City andrà in scena l’ultima battaglia, quella decisiva per il titolo NBA. Thunder e Pacers si giocano tutto in Gara 7 delle NBA Finals, il punto d’arrivo di una serie combattuta nonostante le previsioni della vigilia. Sarà la prima Gara 7 delle Finals dal 2016. Negli ultimi 45 anni ne abbiamo viste solo sette. Alcune leggendarie: Celtics-Lakers 1984, Lakers-Pistons 1988, Heat-Spurs 2013 e Cavs-Warriors nel 2016. Tutte hanno avuto un momento di svolta, un’azione, un giocatore, un lampo di genio o di follia che ha deciso tutto. Memorabile, da questo punto di vista, la stoppata di LeBron James a Iguodala che metaforicamente significò il passaggio di consegne tra le due franchigie.
In una Gara 7, il passato evapora e le distanze si affievoliscono. I Thunder possono vantare 68 vittorie stagionali, la miglior difesa della lega, una schiacciante superiorità sull’Est (40-1) e un MVP in Shai Gilgeous-Alexander. I Pacers possono citare una crescita esponenziale, il miglior record a Est dal 1° gennaio, la genialità tattica di Rick Carlisle e la leadership di Tyrese Haliburton. Ma domani, nessuno di questi titoli ha valore. Conta solo quello chi sbaglierà meno, chi reggerà meglio la pressione, chi farà la giocata giusta al momento giusto. È il palcoscenico che rivela tutto: i nervi d’acciaio, la fragilità nascosta, il coraggio o la paura.
Una delle costanti di questa serie è stata la forza delle seconde linee. In ognuna delle sei partite finora disputate, la squadra che ha segnato di più con la panchina ha vinto. È un dato che dice tanto: i titolari tracciano la strada, ma spesso sono i comprimari a fare la differenza.
Alex Caruso, silenzioso tutto l’anno, ha infilato due partite da 20 punti. Obi Toppin si è ritagliato serate da protagonista. Bennedict Mathurin ha segnato 27 punti in 22 minuti in Gara 3. T.J. McConnell ha cambiato l’inerzia della serie con difesa aggressiva e canestri insperati. Giocatori pronti a rispondere alla chiamata, senza tremare.
Thunder: la giovinezza a un bivio
Il talento di OKC è sotto gli occhi di tutti. Gilgeous-Alexander ha trascinato i suoi in quattro partite su sei, ma in Gara 6 ha steccato, chiudendo con “soli” 21 punti e 8 palle perse. Una serata anomala per l’MVP, ma che conferma quanto sia sottile il confine tra controllo e caos in queste Finals. I Thunder hanno già mostrato nervi saldi, come nella rimonta di Gara 4, quando Shai prese in mano la squadra nel finale. L’ambiente sarà tutto per loro, nel calore assordante della Paycom Center Arena.
Pacers: resilienza e fame
Indiana è ancora qui per merito di una prestazione eroica in Gara 6. Haliburton, zoppicante per un problema al polpaccio, ha guidato i suoi insieme a un gruppo mai così coeso. Pascal Siakam ha parlato chiaro: “Ricordo ogni volta che sono andato in vacanza troppo presto. Non voglio che succeda di nuovo”.
La motivazione, per i Pacers, è tanto interiore quanto collettiva. È la consapevolezza che questo treno potrebbe non ripassare mai più. Ed è questo che ha permesso loro di guardare in faccia l’eliminazione e reagire da campioni.
Analisi chiave: le partite punto a punto
Gara 7 è per questo una gara che probabilmente si deciderà sul fil di sirena. Il bilancio delle partite passate di dice che sono state due le gare di queste Finals terminate con uno scarto inferiore ai 10 punti. I Pacers hanno vinto la più equilibrata (Gara 1) fuori casa; i Thunder hanno vinto in rimonta (Gara 4), ma solo grazie a una prestazione da MVP nel 4° quarto.
In generale le vittorie di OKC sono arrivate quando hanno controllano la partita, mentre i Pacers sembrano più a loro agio nel caos e nei finali incerti. Se Gara 7 sarà punto a punto, i Pacers potrebbero avere un vantaggio psicologico e una maggiore abitudine a pescare energie in extremis.
La fine e l’inizio
“È la partita più importante delle nostre carriere”, ha detto McConnell senza giri di parole. E Carlisle ha aggiunto: “Abbiamo vissuto momenti meravigliosi, ma ora non contano più. È una sola partita. È quella definitiva”.

