Home News Ciclismo Tokyo 2020 – Elisa Longo Borghini, una medaglia che parla al cuore

Tokyo 2020 – Elisa Longo Borghini, una medaglia che parla al cuore

Al termine di una gara insolita e massacrante Elisa torna sul podio olimpico a distanza di cinque anni. Ancora una volta alle spalle di una van Vleuten che mai come quest'anno si deve rammaricare per una condotta di gara dissennata.

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Elisa Longo Borghini sale ancora una volta su un podio olimpico, regalando al ciclismo la prima medaglia di questa spedizione a Tokyo 2020 e allo sport italiano un’altra bella storia da raccontare. Si perché Elisa è uno di quei volti puliti che piacciono tanto agli appassionati. Lo scorso anno all’europeo in Bretagna ingaggiò un duello rusticano con la van Vleuten, che alla fine la superò in volata. Al termine disse: “Dopo tante sofferenze volevo regalare all’Italia un sorriso e la consapevolezza che possiamo raggiungere ogni obiettivo. In questi giorni di pandemia mi sono chiesta quale era il modo, per noi sportivi, di aiutare il nostro Paese. Ho pensato che potesse essere quello di dare il massimo in gara..” Allora arrivò esausta per l’Italia… Oggi a Tokyo, sul difficile tracciato alle pendici del monte Fuji, perché l’ha fatto ancora una volta? Perché, pur esausta, pur in una gara che le olandesi hanno buttato alle ortiche, ha dato più delle sue forze?
Elisa è una campionessa vera, l’ultimo (e per ora unico) baluardo contro lo strapotere delle olandesi. L’ha dimostrato anche oggi, nonostante la maglia a cinque cerchi sia andata sulle spalle di una sorprendente Kiesenhofer e nonostante l’avversaria di sempre, Annemiek, l’abbia staccata ancora una volta nei metri finali. Il suo palmares internazionale è ricco di medaglie di argento e di bronzo, sempre dietro alle orange. Ma questo disegna il profilo di una campionessa vera, amata ancora di più dagli appassionati e dall’Italia perché, come Ettore contro Achille o Davide contro Golia, costretta a combattere contro qualcosa di più grande. E’ lei la nostra Poulidor e per questo l’Italia la ama ancora di più. Sul podio, a distanza di cinque anni, c’è ancora, signori chapeau!

Le parole dell’azzurra: «Ho corso più di cuore che di gambe. Oggi ho sofferto particolarmente per il caldo. Le olandesi hanno lasciato sfuggire questa ragazza austriaca a cui vanno i miei complimenti. Nel finale van Vleuten ci ha provato di nuovo e io non sono riuscita a tenerla. Questo risultato è frutto del tanto lavoro, sono abituata fare così, e lo dedico alla mia famiglia con cui condivido i sacrifici. Inoltre grazie alla Nazionale, le Fiamme Oro e alla Trek Segafredo».

Dino Salvoldi: «L’Italia ha gareggiato con lucidità e pazienza in una corsa particolare come l’Olimpiade. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo; saranno altre le Nazioni rammaricate questa sera per essersi lasciate sfuggire una vittoria che da sempre è affare loro… Brava alla vincitrice Kiesenhofer che non ha rubato nulla. Noi siamo felici di esserci confermati».

Marta Cavalli: «Correre questa gara è stata un’emozione indescrivibile. La mia preparazione non è andata proprio liscia: ho avuto qualche intoppo e questo ha messo in dubbio la mia convocazione. Fortunatamente Dino Salvoldi e la Nazionale hanno avuto fiducia in me,  permettendomi di vivere questo sogno a 23 anni. Nonostante la mia gara non sia stata eccellente rimango soddisfatta, e aver portato a casa una medaglia con Elisa è un valore aggiunto: il livello qui è altissimo e il risultato ci ripaga di tutto».

Marta Bastianelli: «Una bella gara e sono veramente felice per il risultato di squadra. Visto come si era messa la corsa non pensavamo nemmeno più di riuscire a finalizzare il lavoro nel migliore dei modi. Il caldo non ha aiutato: ci ha spente un po’ nel finale dopo aver sofferto molto. Abbiamo però visto quanto Elisa stesse bene, cercando di portarla avanti verso lo strappo dove poi lei ha attaccato, dando il massimo per rimanere unite. E’ stata un’esperienza anomala, sia per quanto riguarda il contesto del villaggio sia per come poi è andata la corsa: siamo rimaste tutte sorprese dalla fuga, ma avevamo bene in mente che l’Olanda fosse la squadra da battere, per cui dovevamo solo rimanere unite e giocarcela nel circuito. E’ andata benissimo così».

Soraya Paladin: «Non stavo benissimo, quindi ho cercato di mettermi a disposizione delle compagne, nettamente più in forma di me. Quando ho tagliato il traguardo e ho visto il terzo posto di Elisa è stata un’emozione incredibile, se lo merita. Correre un’Olimpiade è bellissimo perché quando crei così tanto entusiasmo è sempre un onore e un orgoglio».

foto Bettini

Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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