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Tokyo 2020 – I commenti degli azzurri del ciclismo dopo la prova in linea

Cassani è contento della prova delle squadra; Nibali: "Non potevamo fare di più: una gara che è stata come una partita a scacchi."

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Il 14° ed il 20° posto con Alberto Bettiol e Gianni Moscon nella gara in linea uomini sono i migliori risultati ottenuti dagli azzurri in Giappone sull’impegnativo percorso olimpico di 234 km tra il Musashinonomori Park di Chofu e il Fuji Speedway. La vittoria è andata a Richard Carapaz su Wout Van Aert e Tadei Pogacar.

Al di là delle parole di circostanza, che potete leggere di seguito, la sostanza della prova olimpica di ciclismo è che a Bettiol sono mancate le gambe nel momento decisivo mentre gli altri azzurri avevano già finito la benzina da tempo. Spesso ci nascondiamo dietro una grande prova di squadra per giustificare una sconfitta. Nel ciclismo azzurro, soprattutto tra i pro, accade sovente. Anche in questo caso il fatto di aver fatto vedere delle maglie azzurre in attacco nella parte centrale di gara dovrebbe giustificare una sconfitta senza appello, almeno nelle intenzioni dei tecnici. Non siamo di questo parere.

I nostro quest’anno erano sulla carta meno forti dei favoriti (e alla prova dei fatti l’hanno dimostrato). Ci chiediamo quindi perché attaccare e forzare il ritmo per fare selezione. Ci siamo stancati noi e abbiamo fatto una selezione che poi è servita ad altri.

Bettiol, sicuramente il nostro migliore, si è trovato senza forze al momento decisivo: i crampi non sono altro che frutto della stanchezza. Una stanchezza dovuta al fatto di pedalare oltre soglia per lungo tempo per restare al passo con gli altri. Ad Alberto va concesso l’onore della volontà: ha provato e resistito fino a quando ha potuto. E’ l’elemento positivo di questa Olimpiade. Per il resto, crediamo che ci sia poco da festeggiare.

Il CT Davide Cassani: “Peccato per i crampi di Alberto Bettiol. Non sappiamo per quale motivo siano venuti, soprattutto in un tratto di strada in cui era discesa ed è stato costretto a smettere di pedalare”. Il CT si sofferma sulla prestazione del collettivo: “Sono orgoglioso dei miei azzurri, hanno dato il massimo. Sapevamo di non essere i favoriti, ma abbiamo interpretato un’ottima corsa”. 

Tra i primi a concedersi ai giornalisti Gianni Moscon, decisamente provato: “Si sudava tantissimo su questo percorso molto esigente. Abbiamo provato a rompere i piani dei favoriti. Sul Mikuni pass è stata quasi una questione di sopravvivenza. Ripeto: Abbiamo disputato una corsa logorante in cui non si dovevano sprecare energie”.

L’abruzzese Giulio Ciccone, caduto dopo 60 chilometri, confessa di aver avuto una giornata no: “Mi sono messo a disposizione. Il nostro piano era di essere al servizio di Bettiol, che era quello che stava meglio. La gara è stata molto strana e non toccava a noi tirare. Il risultato ha premiato chi veniva dal Tour de France”.

L’uomo di esperienza Vincenzo Nibali: “Ci è mancato poco. Noi abbiamo cercato di anticipare. Anche io l’ho fatto per la salita, uscendo in un momento che ritenevo buono con un atleta di valore come Remco Evenepoel. Personalmente stavo bene, ma in una giornata come questa era come giocare a scacchi. Bettiol e Moscon erano per il finale. Sono felice per la prova del gruppo”. 

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